La ‘geniale’ Mileva Maric e la relatività di suo marito Einstein

È stata una matematica e una fisica e a 21 anni riuscì ad essere ammessa al Politecnico di Zurigo. Ma è stata anche la moglie di Albert Einstein e la mamma dei suoi figli e per questo rinunciò alla laurea e alla sua carriera di scienziata
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ROMA – Tanto è vero il clichè secondo cui ‘dietro ad un grande uomo c’è una grande donna‘ che nessuno si ricorda più di lei. Si chiamava Mileva Maric ed è stata una matematica e una fisica, una studentessa talentuosa che riuscì a 21 anni, nel 1896, ad essere ammessa al Politecnico di Zurigo: un evento rivoluzionario per il tempo. Ma è stata anche la moglie di Albert Einstein e la mamma dei suoi figli e per questo, oltre che per le discriminazioni imposte dal mondo accademico del tempo, rinunciò alla laurea e alla sua carriera di scienziata. Proprio in questi giorni si discute della sua laurea ad honorem. Ma non è tutto sul suo conto.

Dalle lettere recuperate e dagli scambi tra Mileva e Albert, che proprio durante le lezioni a Zurigo si conobbero e s’innamorarono per poi sposarsi nel 1903, emergerebbe un contributo attivo di Mileva, da sempre appassionata alla teoria cinetica dei gas, agli studi e alle ricerche del marito in uno scambio intellettuale vivace e intenso proprio su quella che sarebbe passata alla storia come la teoria della relatività. Un contributo, come ammette anche Radmila Milentijevic, autrice di una delle biografie più complete sulla moglie di Einstein, che resta molto difficile da analizzare, per la grande riservatezza di Mileva e anche per l’anonimato al quale di fatto la costrinse il lavoro di cura.

Una vita familiare scandita da tre gravidanze. Una figlia avuta prima del matrimonio e affidata a una nutrice. Un secondo figlio avuto nel 1904 e un terzo nel luglio 1910. E’ proprio negli anni del matrimonio che Mileva Maric, oltre ad occuparsi della casa e dei figli, iniziò ad assistere la carriera del marito. Einstein in quegli anni era un impiegato statale: full time – diremmo oggi – con uno spazio assolutamente ridotto da dedicare agli studi. Anche per questo, oltre che per i loro scambi epistolari, si ipotizza che sia stata Mileva ad occuparsi delle ricerche e del lavoro scientifico che lui non aveva il tempo materiale di fare.

Come era stato possibile che un impiegato, che lavorava a tempo pieno all’Ufficio Brevetti (8 ore al giorno, 6 giorni alla settimana), fosse riuscito in così breve tempo a compiere dei lavori di tale portata? Già allora la domanda circolava negli ambienti della ricerca universitaria.

L’idillio tra Mileva e Einstein finì e nel 1918 divorziarono. L’illustre scienziato, come un uomo qualunque, chiese che, nei documenti che spiegavano la ragione del divorzio, non comparisse il tradimento con sua cugina Elsa Löwenthal che diventerà poi la sua seconda moglie. Il punto più dolente della separazione fu quello finanziario e solo il premio Nobel per la fisica del 1921 risolse tutto consentendo l’acquisto di appartamenti.

La discussione sul contributo di Mileva ai lavori di Einstein dura da più di 25 anni e si focalizza prevalentemente sui lavori che Albert Einstein pubblicò nel 1905: l’Annus Mirabilis. In quell’anno vennero pubblicati quattro lavori scientifici firmati da Einstein sul giornale Annalen der Physik, che diventarono la colonna portante del suo successo scientifico. L’effetto fotoelettrico, il moto browniano, la relatività ristretta e l’equivalenza massa-energia protagonisti di questi papers divennero le fondamenta della relatività e quindi della fisica moderna. Rimarranno questi i lavori più vitali e rivoluzionari di Einstein, quelli nati negli anni dell’unione con la moglie Mileva, una mente vivace e preparata. Dopo il divorzio la fisica di Einstein abbandona questi picchi, cambia rotta e diventa conservatrice. Nel maggio del 1948 Mileva Maric venne colpita da un ictus e fu ricoverata nell’ospedale di Zurigo. Morirà due mesi dopo portandosi via tanti segreti e lasciando qualche ombra sul re della fisica moderna che oggi le restituisce il pallido risarcimento di una laurea postuma.

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16 Luglio 2019
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