Bianca Guidetti Serra, una ‘militante senza partito’ nel secolo breve

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SPECIALE DONNE DA RICORDARE | Intervista a Rosanna De Longis, della Società Italiana delle Storiche (Sis)
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ROMA – Indipendente. In una parola si può descrivere così lo spirito che ha animato la vita politica, la militanza e l’attività forense di ‘Bianca la rossa’, alias Bianca Guidetti Serra, torinese classe 1919, che “con la sua lunga militanza senza partito” ha attraversato il secolo breve fino alla morte nel 2014, da partigiana prima, da politica e avvocata poi, con “una marcata intensità”, affidandosi sempre al proprio giudizio prima ancora che alla linea dei partiti di sinistra alle cui istanze sarebbe rimasta negli anni sempre vicina.

“Nell’introduzione al suo ‘Bianca la rossa’ dice che era molto restia a scrivere questa autobiografia perché non abituata a esprimersi con l”io’. Si sentiva molto più a suo agio con il ‘noi’, che rispecchia la sua vita e la sua attività“, spiega all’agenzia di stampa Dire Rosanna De Longis, della Società Italiana delle Storiche (Sis) già direttrice della Biblioteca di storia moderna e contemporanea (Roma), nell’appuntamento mensile con lo speciale di approfondimento DireDonne-Sis ‘Donne da ricordare’.

DAL 1938 AL 1943: ‘GLI ANNI DELL’IMPRONTA’

“Nasce da madre sarta e padre avvocato, che nel 1938 muore improvvisamente, lasciando la famiglia, composta da lei, dalla madre e dalla sorella, in una condizione non così florida”. Proprio il 1938 rappresenta uno snodo cruciale nel suo percorso di vita. “Il periodo dal ’38 al ’43 viene da lei stessa definito come gli ‘anni dell’impronta’- continua De Longis- Rimasta orfana di padre, termina gli studi classici e si iscrive a Giurisprudenza”. E non banalmente ‘seguendo le orme paterne’, ma assumendo un ruolo “da protagonista”.

DAL CONTATTO CON LE FABBRICHE ALLA RESISTENZA

Il ’38 “è anche l’anno delle leggi razziali, che per Bianca Guidetti Serra- precisa De Longis- hanno un significato molto forte perché in quegli anni lei viene in contatto con amici e sodali per lo più di famiglia ebraica”. Come “Alberto Salmoni, che poi sarebbe diventato suo marito, amico e compagno di università di Primo Levi, Luciana Nissim, Franco Momigliano”, legami molto forti che, assieme a quello con Ada Prospero Gobetti, le avrebbero permesso di partecipare alla Resistenza, “in un ruolo di collegamento, quello della staffetta partigiana“, soprattutto, “nei Gruppi di difesa della donna (Gdd), formazione trasversale all’origine dell’Unione Donne Italiane (Udi), prima associazione femminile” inizialmente “interpartitica” e, dopo “l’uscita delle democristiane”, animata soprattutto dalla presenza delle socialiste e comuniste, non tutte inquadrate nei partiti di “appartenenza”. Prima di quel biennio fatale per il destino suo e dell’Italia, Bianca la rossa frequenta le aule universitarie ed entra nelle fabbriche come “assistente sociale presso l’Unione industriale di Torino”, dove “cura le pratiche previdenziali e mutualistiche, di assistenza nei confronti di lavoratori e lavoratrici, degli orfani e delle vedove di guerra”. È qui che entra in contatto con moltissime donne di estrazione umile e proletaria di campagne e periferie torinesi che saranno poi al centro del libro ‘Compagne‘, la sua raccolta di testimonianze sulla partecipazione politica femminile alla Resistenza pubblicata da Einaudi, in cui anticipa un approccio che “poi sarebbe stato degli studi successivi, di Claudio Pavone o di Anna Bravo- osserva De Longis- Le interessa, infatti, più che il racconto degli avvenimenti, l’autonomia morale di queste donne, il momento e le difficoltà insite nella scelta resistenziale e nello scarto tra libertà nella vita pubblica e subalternità nella vita quotidiana”.

DAL PCI A DP AL PDS, LA ‘MILITANZA SENZA PARTITO’ E IL RUOLO DI AVVOCATA

Ma per Guidetti Serra la Resistenza rappresenta anche il momento dell’adesione al Partito Comunista italiano (Pci), “da cui esce nel ’56 sull’onda dei fatti d’Ungheria con una lettera di dimissioni a cui risponde lo stesso Togliatti con un tono molto pedagogico”, racconta De Longis. Resta “vicina al Pci e alla Cgil” e, comunque, “sempre alla sinistra. A più riprese viene eletta in organismi rappresentativi, nel consiglio comunale a Torino come esponente di Democrazia Proletaria, poi alla Camera dei deputati nella decima legislatura, tra il 1987 e il 1992, come indipendente nelle liste del Partito Democratico della Sinistra (Pds)”. La “militanza senza partito” che caratterizza le sue esperienze, si traduce in una dedizione totale all’attività legale, che è “un tutt’uno con il suo intervento politico”. Parla del ’68 che si esprime nei tribunali “come di un’attività frenetica a causa della protesta sociale- ricorda la storica- Negli Anni 70 partecipa anche al processo alle Br, difende uno dei componenti della banda Cavallero poi condannato all’ergastolo: un ergastolo atteso e certamente ‘meritato’, vista la gravità dei reati commessi”. Ma Guidetti Serra “è contraria, sul piano giuridico, al ‘fine pena mai’, in contrasto, a suo avviso con i principi fondamentali del diritto italiano che considerano il carcere come luogo di recupero e rieducazione, non di vendetta”. È anche “tra le protagoniste del processo per le schedature Fiat, un episodio molto grave di spionaggio dei dipendenti da parte degli alti vertici Fiat”, su cui Guidetti Serra scrive anche un libro inviato a Einaudi ma mai pubblicato e uscito qualche tempo dopo per Rosenberg.

LA SALUTE NELLE FABBRICHE E LA LEGGE PER LA MESSA AL BANDO DELL’AMIANTO

Sulla salute nelle fabbriche, poi, Guidetti Serra conduce battaglie strenue, partecipando alle cause “contro l’Ipca di Cirié e l’Eternit di Casale Monferrato”. Nel primo caso, “l’esposizione alle vernici provocava negli operai il tumore alla vescica”, nel secondo “l’amianto causava varie malattie polmonari, soprattutto il mesotelioma pleurico”. E in Parlamento, deputata nella legislatura 1987-1992, è la prima promotrice della legge per la messa al bando dell’amianto.

LA DIFFIDENZA VERSO LE FEMMINISTE

Diffidente nei confronti del femminismo e delle femministe, “perché le sembravano ‘elitarie’ e troppo distanti dalla vita delle donne comuni, specie delle proletarie- osserva De Longis- non si è tirata indietro davanti alla difesa delle donne e delle loro ragioni”. Come nel caso “della difesa della prima donna accusatasi di essersi sottoposta ad aborto volontario”, causa che “aveva a che fare con il diritto di tutte le donne di scegliere e autodeterminarsi”, chiarisce la storica.

LE CELEBRAZIONI PER IL CENTENARIO DALLA NASCITA

Presso il Centro Studi Gobetti di Torino, fondato da lei, Norberto Bobbio e Ada Gobetti nel 1961, “è attualmente incardinato il comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Bianca Guidetti Serra” ed è lì che è conservato il suo archivio personale e professionale, “donato nel 2006 e oggi in corso di sistemazione”. Un fondo che, sottolinea De Longis, “può rappresentare una fonte alternativa e integrativa alle fonti giudiziarie e istituzionali in senso stretto perché consente di entrare nel vivo dell’azione legale e del contesto sociale in cui si aveva luogo” e di comprendere “l’approccio dell’avvocata, la sua capacità continua di interrogarsi e interrogare tutti gli attori e le loro motivazioni”. Una donna da ricordare, dunque, che parla al nostro presente per molte delle sue esperienze di militanza politica e forense, dalla difesa delle donne, dei minori e delle persone con disabilità, alla lotta per la tutela della salute nelle fabbriche. Tema, questo, “ancora oggi attuale- conclude De Longis- per le situazioni che hanno posto all’ordine del giorno la drammatica dicotomia tra salute e lavoro”.

PER APPROFONDIRE

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‘Bianca la rossa’, di Bianca Guidetti Serra con Sabina Mobiglia

‘Compagne. Testimonianze di partecipazione politica al femminile’, di Bianca Guidetti Serra

‘Storie di giustizia, ingiustizia e galera (1944-1992), di Bianca Guidetti Serra

‘L’archivio dell’avvocato Bianca Guidetti Serra. Prime considerazioni’, di Francesco Campobello in ‘Rivista quadrimestrale di scienze dell’Amministrazione’ al link http://piemonteautonomie.cr.piemonte.it/cms/index.php/l-archivio-dell-avvocato-bianca-guidetti-serra-prime-considerazioni

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