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Nuovi scontri in Sudafrica dopo l’arresto del presidente Zuma, 72 morti e 2500 militari schierati

presidente sudafrica jacob zuma
Il ministro della Polizia ha lanciato un monito a rivoltosi, avvertendo che le forze di sicurezza non permetteranno a nessuno "di farsi beffe della democrazia"
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ROMA – In Sudafrica non si placano i disordini da parte dei sostenitori dell’ex presidente Jacob Zuma, una situazione che ha comportato l’invio di 2.500 militari a sostegno della polizia nelle province orientali di Gauteng e KwaZulu-Natal. Dopo i disordini delle ultime ore, il bilancio dei morti è salito a 72, mentre oltre 1.200 persone sono state arrestate. Secondo fonti di stampa concordanti, sono stati usati cannoni ad acqua e pallottole di gomma contro i dimostranti, che hanno saccheggiato svariati negozi e centri commerciali.

Bheki Cele, ministro della Polizia sudafricano, ieri ha lanciato un monito a rivoltosi, avvertendo che le forze di sicurezza non permetteranno a nessuno “di farsi beffe della democrazia”. Le proteste sono scoppiate dopo il trasferimento in carcere dell’ex presidente Jacob Zuma, condannato a 15 mesi di reclusione per corruzione. Gli avvocati dell’ex capo dello Stato hanno contestato però irregolarità nei procedimento e hanno presentato ricorso in appello.

La Corte costituzionale, dopo l’udienza durata dieci ore lunedì scorso, ha deciso di prendere tempo per valutare l’annullamento della sentenza. Oltre alla natura politica dei disordini, vari media sottolineano il forte disagio sociale provato soprattutto tra i giovani: la crisi economica seguita alla pandemia di Covid-19 ha portato il tasso di disoccupazione al 32 per cento, in un paese dove la metà dei suoi 60 milioni di abitanti già viveva in povertà.

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