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Donne nello Spazio: crescere da leader

Sono passati dieci anni dalla formazione del gruppo Women in Aerospace a Roma. Cos'è cambiato da allora e cosa serve ancora? Ne abbiamo parlato con Cristina Valente e Annamaria Nassisi

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ROMA – Tra le donne che con il lavoro di ogni giorno e una visione di ampio respiro scardinano gli stereotipi di genere ci sono due leader del settore aerospaziale: sono Cristina Valente e Annamaria Nassisi, entrambe al vertice dell’organizzazione Women in Aerospace Europe che ha da poco celebrato il decennale del gruppo locale di Roma con un evento nella sede dell’Agenzia spaziale italiana, l’Asi. Curriculum differente- una laureata in Giurisprudenza, con indirizzo di diritto aerospaziale, l’altra in fisica con indirizzo Geofisico- hanno attraversato lavorativamente varie fasi del settore spaziale fino a lavorare immerse nella New Space Economy, animate dal desiderio e dalla necessità di abbattere il divario che spesso ha tagliato fuori le donne dalla partita. Da dove iniziare? Sicuramente dall’istruzione. 

“BISOGNA INSEGNARE A NON PORRE LIMITI”

“Il problema è di retaggio culturale, perché non c’è nulla che una donna non possa fare. È quello che stiamo cercando di fare con Cristina- spiega Nassisi-, ed è per questo che c’è anche una diversità generazionale, quindi non solo di genere,  e bene accogliamo anche gli uomini nell’ambito della nostra associazione,  perché è un percorso che bisogna oggi più che mai fare insieme: se non cambia anche la parte maschile è difficile poi andare avanti. E puntare molto sui giovani è fondamentale

“Finora noi ci siamo calibrate sulle studentesse universitarie, invece per poter sconfiggere questi stereotipi e quindi cercare di aumentare realmente la presenza delle donne in ambito Stem bisogno di partire dalle scuole primarie. I primi stereotipi si creano tra bambini. Ci sono ancora, lo vediamo oggi, nei libri di testo della scuola elementare degli stereotipi che vengono proposti, in cui la mamma sta stirando il papà legge il giornale“, riflette Nassisi.

“Bisogna iniziare veramente dalle scuole primarie. E a prescindere dai modelli, ma proprio dalla famiglia e poi la scuola- specifica Valente- bisogna insegnare a non porre limiti. Le capacità sono di tutti, appartengono a tutti, poi tu le puoi elaborare, ma non è che c’è chi è più dotato per la matematica. Se realmente ti piace questa materia, non è che desisti perché sei donna oppure perché pensi che devi far combaciare lavoro, famiglia, idee, modelli dei tuoi genitori, quelli di una volta. Quindi bisogna cercare di dare questa Open Mind, veramente di dare questa serenità,  nel poter scegliere in modo libero”.

Entrambe nel pieno di carriere brillanti,  raccontano che i problemi veri, per le donne, arrivano non tanto all’ingresso quanto in prossimità dei ruoli apicali.

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IL FEMALE RODE MODEL

“Devo dire che all’inizio non si incontrano tante difficoltà perché all’inizio viene molto più valutata la competenza che altro. Quindi anche con i colleghi, non ho mai avuto problemi, ho sempre lavorato come testa pensante, non come donna. Mi sono sempre trovata bene, anche quando ci sono state delle piccole difficoltà di accettazione di un capo donna, le ho superate-ragiona Nassisi. I nodi vengono al pettine man mano che si sale di livello nelle posizioni apicali e ci sono due motivazioni: una che è indipendente dal genere, quindi man mano che ci si avvicina su, vicino ai primi livelli (amministratore delegato e capi di business line o altro) quelle un po’ vanno su e giù a seconda di come cambiano i vari amministratori, e questo vale un po’ per tutti quanti, sia per uomini che per le donne; poi però c’è un’altra motivazione e questa è specifica delle donne, soprattutto quelle che tentano di portare avanti un modello, io lo chiamo Female Role Model. Cioè un modello di tipo diverso basato principalmente sull’ascolto, sul cercare di capire le qualità delle persone per enfatizzarle e ottenere il massimo”.

ATTENZIONE AL LINGUAGGIO

E gli uomini, in che maniera possono essere coinvolti in un processo di superamento del divario di genere?

“Un lato positivo che ho ascoltato durante l’evento di venerdì, è che ho visto persone che ricoprono posizioni apicali che hanno iniziato dopo anni a parlare anche con una terminologia diversa. Lì apri veramente uno spiraglio perché è un’evoluzione, quindi si parla di alleanza, non di uno scontro fra uomo e donna. Sicuramente si parla di due schemi diversi perché c’è una specificità al femminile, come c’è uno schema più maschile che non deve essere in competizione- sottolinea Valente-. Lavorare insieme dove ognuno può dare il proprio valore aggiunto. Si parla di rispetto e di sensibilità, perché a volte un dialogo solo fra uomini, anche solo fra amici, potrebbe essere poco sensibile nei confronti delle donne. Cambia la prospettiva e quindi si sta capendo che bisogna assolutamente iniziare a cambiare proprio l’approccio e cambiare la modalità di ascoltare. Penso che ci vuole ancora molto tempo perché cambiare la cultura di background, non è un qualche cosa che arriva nel breve termine, diciamo avviene tramite le nuove generazioni, quindi sicuramente questo sensibilizzare sempre di più sicuramente aiuterà nel futuro”.

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Io ho perso ogni speranza per quelli della mia generazione– punge Nassisi- punto tutto sui giovani e non lo dico a caso, ma nemmeno con pregiudizio, perché anche i miei migliori colleghi sono ancora imbevuti dei famosi stereotipi in cui le battute sono sempre le stesse. Mi è piaciuto molto ciò che è stato messo in rilievo da un Ceo durante l’evento, il concetto di rispetto che è fondamentale indipendentemente dal genere a cui si appartiene. Bisogna imparare a saper rispettare le persone. Un altro elemento che è stato messo in evidenza dalla stessa persona è che gli stereotipi sono talmente tanto dentro di noi che è difficile fare un cambio così repentino”.

LE RAGAZZE DI OGGI, GIOVANI E CONSAPEVOLI

Buone notizie ce ne sono: per esempio, i più giovani faticano a capire il senso di certe battaglie perché hanno già interiorizzato il senso del rispetto.

“Sono sicura che piano piano si riuscirà sempre di più ad attivare questa collaborazione piena. Delle nuove generazioni, parliamo delle ragazze che in questi ultimi 10 anni noi abbiamo visto crescere, sono molto orgogliosa- sottolinea Valente-  perché sono molto più determinate molto più consapevoli e quindi sicuramente fra 10 anni potranno avere più opportunità per accedere anche a posizioni apicali”.

Dalle quote rosa alle politiche per la diversity e l’inclusion, sono molte ormai le iniziative a livello industriale per superare il divario di genere.  

Nassisi, racconta, non è mai stata fan delle quote di genere, ma riconosce l’utilità di strumenti che servono a scardinare il sistema: è “come quando in un Paese si fa la rivoluzione per poter raggiungere una vera democrazia”.

DONNE AL POTERE, LEADER E NON CAPI

Donne al potere? Sì, ma con una specificità. 

In questi anni abbiamo insegnato a essere leader e non capi, per poter essere in futuro il responsabile adatto ad affrontare tutte le situazioni”

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