Riferiscono abusi paterni, il Tribunale dei minori di Torino li mette in casa famiglia

I ragazzi hanno iniziato lo 'sciopero dello studio': "Allontanati da nostra mamma senza ragione, ascoltateci"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Non posso sentirli al telefono, rassicurarli che tutto andra’ bene. Non posso nemmeno sapere in che comunita’ siano finiti, come fossi la peggiore dei criminali. Attendo con ansia lunedi, solo allora l’assistente sociale mi dira’ cosa hanno deciso e a lei chiedero’ di poterli vedere. E’ un mio diritto, ho intatta la mia responsabilita’ genitoriale. Penso alla piu’ piccola, Maria (nome di fantasia), in che stato puo’ aver dormito da sola, a 6 anni, in una casa, con una famiglia che non conosce”. E’ una voce rotta dal pianto, di chi non ha dormito un solo minuto, quella di Anna (nome di fantasia), mamma di Giacomo “11 anni che ieri e’ scappato dalla comunita’”, Laura 14 anni e Carlo 16 (nomi di fantasia), “tutti destinati in strutture diverse. Prelevati ieri mattina alle 8 per un decreto firmato da una giudice onoraria, un’ ex assistente sociale”.

LEGGI ANCHE: Minori, Laura Massaro: “Riformare legge su bigenitorialità, aiuta padri violenti”

Un prelevamento che e’ avvenuto in modo “coatto, gli hanno tolto pc e telefoni. Divisi e puniti- racconta questa mamma in lacrime- perche’ non vogliono rettificare le accuse mosse al padre. Gli stanno insegnando che la verita’ non serve, che per salvarsi devono dire bugie. Giudici come Falcone e Borsellino si stanno rivoltando nella tomba”.

I quattro figli di Anna non sono a casa con lei “dal 2 dicembre scorso. Un decreto, allora del giudice del Tribunale ordinario, emesso sulla base di una CTU civile, una penale e di un avvocato curatore- tutti denunciati- li aveva collocati nella casa dei nonni paterni, dopo che avevano denunciato abusi da parte del padre. Sono stati creduti solo dall’Ispettore Capo di Cuneo, poi io sono diventata ‘la mamma alienante e border line’ e non sono stati mai piu’ ascoltati ne’ creduti”.

Continua Anna: “A causa dell’emergenza Covid l’ultima volta che li ho visti era il 2 marzo. L’assistente sociale non ha mai risposto alla nostra richiesta di vederci. A fine marzo una relazione della neuropsichiatria rilevava il malessere dei bambini e vagliava un progetto per riportarli a casa. Dai nonni i bambini stavano male, non avevano piu’ voglia di studiare, di impegnarsi. La piccola da 23 kg e’ arrivata a pesarne 17. Sembrava stessero tornando a casa da un momento all’altro. Il PM aveva anche firmato questo progetto della neuropsichiatria e dell’assistente sociale che diceva che i bambini sarebbero dovuti tornare da me e che le case famiglia non andavano bene. Quindi li stavamo aspettando, mandavamo mail per sollecitare il giudice. Poi il giudice e’ cambiato e ha firmato questo decreto”.

“Era cosi’ strano che ieri non arrivasse la consueta chiamata per il buongiorno- racconta Anna, che rievoca quei momenti di assoluto sconcerto quando le viene detto cosa e’ accaduto- Tutta questa tortura e aggressione verso di loro e’ stata voluta perche’ i miei ragazzi non hanno voluto rettificare le denunce dei maltrattamenti subiti dal padre e dai nonni. Io ho le spalle larghe, sono un’adulta, ma loro….”.

L’avvocato di Anna, Domenico Morace, raggiunto dalla Dire, in merito agli ultimi fatti ha dichiarato: “Noi abbiamo valutato l’ordinanza del Tribunale dei minorenni e l’abbiamo ritenuta assurda sia sul piano del diritto che su quello storico. Questi ragazzi da quando hanno denunciato gli abusi subiti dal padre hanno subito pressioni inimmaginabili dai consulenti del Tribunale che hanno formulato una perizia del tutto falsa, che riporta fatti storici inesistenti con test sono stati manipolati. Abbiamo presentato una denuncia penale ed esposti disciplinari e- aggiunge- La sintesi e’ che dal primo giorno che hanno accusato il padre e sono finiti dai nonni paterni, genitori del sospetto pedofilo, la nonna ha chiesto di modificare la loro versione. Loro hanno invece sempre ribadito la verita’ e sono stati minacciati che sarebbero stati mandati in strutture extrafamiliari, cosa che e’ avvenuta”.

Ai nostri occhi il provvedimento del Tribunale e’ la condotta del killer, i mandanti li abbiamo individuati. Esiste- aggiunge Morace- una denuncia alla Procura della Repubblica di Torino verso i nonni e non mi risulta sia stata presa alcuna misura. Alcune minacce subite dai nonni sono state registrate da uno dei ragazzi e dal punto di vista del diritto famiglia e della psicologia dell’infanzia quello che e’ successo ieri a questi minori e’ una bestemmia: li hanno divisi, hanno tolto loro i cellulari e negano alla madre il diritto di sapere dove sono. Se succede qualcosa a uno di questi ragazzi, io considerero’ responsabili i magistrati”.

“Tengo a precisare- sottolinea Morace- che quello che stanno facendo ai ragazzi e’ equiparabile alla tortura. Uno degli aspetti piu’ allucinanti consiste nel fatto che tutti i magistrati che, sino ad oggi, si sono occupati della vicenda non hanno mai sentito direttamente i ragazzi, nemmeno i piu’ grandi (oggi 16 e 14 anni). Si tratta di una sorta di vigliaccheria giudiziaria”.

“Sono profondamente addolorata per quello che sta accadendo a questi ragazzi. Da mesi seguo personalmente la loro vicenda e sto cercando in tutti i modi di aiutarli. Mai mi sarei aspettata una decisione cosi’ irrazionale e crudele. Proprio adesso che anche il Pm ha chiesto il rientro dei ragazzi a casa con la madre, accade la cosa peggiore che poteva capitare, il collocamento in casa famiglia. Il Tribunale dei Minori infatti non ha minimamente tenuto in considerazione la richiesta del Pm, non ha mai ascoltato cio’ che da sempre chiedono i ragazzi, ossia di tornare a casa con la loro madre”. A scriverlo e’ la deputata del Gruppo Misto, Veronica Giannone, anche Segretaria della Commissione Infanzia e Adolescenza, da sempre impegnata in prima linea su casi come quelli di Anna.

Il 4 aprile scorso aveva dedicato un post, sul suo profilo Fb, alla piccola Maria nel giorno del suo sesto compleanno, costretta a trascorrerlo lontano dalla mamma. Sentita dalla Dire ha detto di ricevere ogni due giorni lettere dei due figli piu’ grandi di Anna in cui scrivono della loro vita lontano dalla mamma e ha ricordato di aver scritto al Garante dell’Infanzia e adolescenza del Piemonte, all’assessore delle Politiche sociali della Regione Piemonte, alla neuropsichiatria dell’ASL cuneese per chiedere interessamento sul caso.

La deputata alla redazione DireDonne mostra una delle tante lettere ricevute: “Come tutti sapete- scrive Carlo, il piu’ grande dei fratelli- dal 2 dicembre io e i miei fratelli siamo dai nonni paterni. Per me questo e’ stato un grande trauma perche’ non sono stato creduto e le mie parole non sono state ascoltate. Io e i miei fratelli siamo stati allontanati da mia mamma, senza una valida ragione, ma soprattutto nessuno si sta realmente preoccupando di come noi stiamo, cosi’ io e i miei fratelli abbiamo deciso di protestare con l’unica arma che abbiamo cioe’ lo studio. Abbiamo stabilito che finche’ non veniamo ascoltati e da ottenere cosi’ giustizia e poter ritornare da nostra madre in modo definitivo, sia io che i miei fratelli decidiamo in modo autonomo e libero di non fare piu’ i compiti, non studiare, ma semplicemente di venire a scuola nella speranza che qualcuno si accorga del nostro disagio e del nostro dolore. Siete i miei professori da 2 anni ormai, vi chiedo di aiutarmi a trovare qualcuno che possa ascoltarmi. Voi che mi avete sempre visto diligente, puntuale e con tanta voglia di imparare. Grazie per l’ascolto, e per l’aiuto che vorrete darci. Cordiali saluti”.

“Siamo arrivati a questo- conclude la deputata- bambini che devono scioperare a scuola per avere giustizia, per poter stare con la propria madre. Tutte le accuse della Ctu- ricorda in conclusione Giannone- sono state smentite da ben due valutazioni psichiatriche e due psicologiche differenti, fatte anche in altre citta’”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

11 Luglio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»