L’imprenditrice che “non voleva giocare nel giardino di qualcuno”

Intervista a Giovanna Cunetta, speciale 'Donne al comando'
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ROMA – “Quella più brutta è la discriminazione da parte delle altre donne, ed è quella che ricordo meglio. Se sono fidanzata o meno cosa cambia?”. E’ proprio questa una delle domande che ancora non dimentica Giovanna Cunetta, giovane imprenditrice di 36 anni, che per DireDonne ha ricordato una serie di ostacoli che in quanto donna ha dovuto superare, ma anche gli stereotipi e i luoghi comuni che ha sfidato in tutta la sua vita, sin da bambina.

La storia di Giovanna Cunetta

Ex manager del settore bancario, oggi a capo di due aziende turistiche, l’Hotel Miramare di Latina e l’azienda agricola Mulino700 di Cori, la Donna al comando di questa settimana è “sposata e mamma di due bimbi piccoli. Il secondo ha 5 mesi e a sette giorni dal parto- ha raccontato- ero al lavoro”. Giovanna Cunetta è una donna che ha scelto di realizzare se stessa: “Prima di essere una mamma sono una persona”, ha detto nel corso dell’intervista, sottolineando quanto sia importante la divisione equa del lavoro di cura dei figli con il marito: “Riesco a conciliare perché io e mio marito ci mettiamo a tavolino e decidiamo i giorni” per seguire i bambini, “tenendo conto che lavoro spesso il sabato e la domenica. Anche mio marito è un lavoratore autonomo e quindi i bambini vanno al nido, hanno la tata e sono spesso affidati ai nonni. Perché dovrei sentirmi in colpa? Se sono realizzata- ha puntualizzato- sono una mamma migliore”.

E’ proprio questo, secondo l’esperienza di Giovanna Cunetta, la trappola in cui cadono molte donne: “Finché studiavamo finanza eravamo tutti uguali”, ma dopo tutto cambia. “Esistono tantissime stagiste e analyst, ma quando si arriva in alto le donne sono sparite. Perché hanno fatto la scelta di sposarsi e rinunciare al resto e sottostare a quel giardino”. Il “giardino di qualcuno”, quello in cui, si diceva nel paese di Giovanna, “dovevano giocare le femminucce, mentre i maschi potevano farlo liberamente in strada”.

A 6 anni la piccola Giovanna scopriva così la sua prima discriminazione e iniziava a ribellarsi a quel “paletto assurdo. Ogni donna- ne è convinta l’imprenditrice- ha avuto a un certo punto della propria vita la consapevolezza di essere trattata in modo diverso da un uomo”. Per lei accadde allora. Quanto al comando dell’azienda, secondo Giovanna Cunetta, la differenza non la fa il genere, ma le competenze. “Le crisi si affrontano con le competenze” e, a proposito di luoghi comuni, non è detto che tutte le donne abbiano determinate soft skills.

“Io- ha detto- non sono per niente brava nelle relazioni. Sono troppo diretta, come nell’immaginario collettivo si comporta di solito un uomo. È un luogo comune quello delle relazioni”. Come tutta la vita di Giovanna è un anti-stereotipo: “Mi occupo di un settore tipicamente a guida maschile e nel mio vigneto lavora una squadra di cinque donne”. Alle giovani che vogliono prepararsi a una carriera imprenditoriale dico di “non lasciarsi condizionare dai modelli. Mia madre non mi ha mai regalato un bambolotto neonato perché non voleva che crescessi pensando che il mio scopo fosse fare la moglie e la figlia. Prima dovevo realizzarmi e poi scegliere la mia strada”. Ancora oggi qualcuno rivolgendosi a Giovanna le chiede: ‘Signorina mi chiama il suo capo?’. “Perché io sono signorina e il mio collega lo chiamano dottore?”, si è chiesta Giovanna. Forse perché bisogna ancora scardinare quel perimetro del giardino, lo stereotipo che condiziona le donne allo scopo di essere madri: “Se viene viene- conclude l’imprenditrice- ma non è un obiettivo”.

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10 Ottobre 2019
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