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La manager dell’Aiad Caccamo: “Per donne soffitto di cristallo non si supera con scontro”

Maria Grazia_Caccamo1
Speciale 'Donne al comando'
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ROMA – “Sarei veramente disonesta se dicessi che sono stata ostacolata in quanto donna. Non ho mai avuto scontri in ragione della femminilità”. A dirlo è Maria Grazia Caccamo, manager a capo del neocostituito Ufficio Studi dell’AIAD, la Federazione delle Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza. D’altra parte, la manager, intervistata dalla Dire, ammette che quello dell’industria “non è un mondo pensato per le donne, è come mettersi un abito che non è il tuo, è un mondo maschile”: una condizione determinata, per Caccamo, da ragioni storiche per cui “non si può neanche, secondo me, partire ‘lancia in resta’ contro qualcuno”, meglio piuttosto “lavorare con qualcuno, con gli altri, confrontarsi. E in questo ho sempre trovato un ambiente positivo, una risposta positiva, anche perché i contesti in cui ho lavorato sono sempre stati molto qualificati”.

A tal proposito, Caccamo ha raccontato l’episodio del suo primo colloquio con il vicedirettore generale dell’azienda Selenia, “il primo grande salto” nella carriera della manager e il suo ingresso nel mondo della difesa. Alla fine del colloquio, alla domanda del vicedirettore sull’eventuale necessità di conciliare lavoro e famiglia (“immagino si sposerà, mi disse”), Caccamo fu sincera: “Gli dissi guardi, in questo momento io non ho questo problema. Quando lo avrò lo affronterò. I problemi si affrontano quando si presentano. E lì finì l’intervista e decise di assumermi”.

Una carriera che è stata fatta anche di momenti molto duri: “Nei primi anni ‘90 con Alenia, quando il progetto e poi la realizzazione della fusione tra la Selenia e Eritalia comportò un problema di esuberi: ci fu un periodo di crisi, un cambiamento di management e proprio un’impostazione diversa. Io ho cominciato a lavorare con un management che si era formato dopo la Seconda Guerra Mondiale e aveva l’impronta di chi costruiva, realizzava, costruiva, andava avanti. Quello che poi ho incontrato invece negli anni ‘90 era il management che doveva tagliare, non pensare alla crescita ma alla conservazione, alla riduzione di costi e con i costi anche del personale”. Un momento molto difficile anche dal punto di vista dei rapporti tra colleghi: “È stata una fase dolorosa- ha ribadito Caccamo- c’era tra di noi chi si trovava in cassa integrazione per due settimane, tre settimane”. Un periodo però “importante, che mi ha consentito di fare tutta una serie di riflessioni sulle impostazioni del management e su come certi manager sono legati a stagioni cicliche”.

Oggi, invece, Maria Grazia è a capo dell’Ufficio Studi dell’AIAD, che, spiega, “sta cambiando il proprio approccio, riconoscendo il ruolo importante delle attività di studio e di riflessione sulle tematiche del mondo della difesa; gli studi possono essere il punto d’incontro di molte aziende che diversamente potrebbero anche trovarsi in concorrenza tra loro”. Parla di ‘mondo’ e non di ‘mercato’ della difesa, perché, spiega, “il mercato è quel luogo dove domanda e offerta si incontrano a un determinato livello di prezzo. Ecco nel mondo della difesa sappiamo che non è così perché è legato fortissimamente ai contatti internazionali, alle relazioni internazionali” e quindi “la competizione è tanto più forte quanto più i finanziamenti sono contenuti, per ragioni che possono essere legate ad esempio a vincoli di bilancio, come negli ultimi anni”. Per questo motivo si rende ancor più necessaria un’attività di studi come quella inaugurata dall’AIAD: “È giusto che questo settore passi attraverso una riflessione su sé stesso. Quali sono le grandezze che contano? Che cosa rappresenta questo settore per l’economia nazionale? In questo momento per esempio stiamo proprio curando uno studio di prossima pubblicazione, in collaborazione con Prometeia, che sottolineerà proprio l’importanza e il ruolo della difesa per l’economia nazionale, per il sistema nazionale. E questo è l’avvio, è la prima delle nostre attività”.

Ma quindi esiste o no, per le donne, quel famoso soffitto di cristallo invalicabile nel mondo del lavoro? “Secondo me c’è ma in parte abbiamo contribuito anche un po’ noi donne a costruirlo. Nel senso che il nostro tipo di approccio, talvolta, ha ricercato molto di più lo scontro, la contrapposizione, favorendo certi pregiudizi”. Sempre meglio, per Caccamo, un approccio collaborativo. Ma, tiene a sottolineare, questa è “la mia esperienza personale. Il mio sponsor è stato il mio lavoro, il mio impegno, la correttezza. E questo mi è stato riconosciuto: io a 40 anni ho avuto la dirigenza, che non è una cosa proprio facile da avere in un grande in gruppo industriale”. Ammette, però, che “un po’ diverso è quando ci spostiamo in altre realtà industriali e anche quando si sale ulteriormente, ovvero per fare poi l’ulteriore step per ruoli di altissimo livello nei consigli di amministrazione. Ecco lì le cose un pochino cambiano”.

A questo proposito Caccamo torna alla propria esperienza personale: “C’è stato un momento in cui mi è stata prospettata l’idea di fare un grande salto e di avere la responsabilità della direzione finanziaria di un’azienda. Io non ho detto subito sì, perché avevo contezza dei miei impegni familiari, delle mie forze, del mio carattere. Avrei dovuto rinunciare al rapporto quotidiano con i miei figli, avevo una mamma a carico a cui pensare, un marito che aveva anche lui le sue esigenze lavorative…”. Per Caccamo, “si lavora per vivere e possibilmente per vivere bene, non si vive per lavorare”. Dunque si è mai pentita di questa decisione? “No, non mi sono mai pentita- ha risposto- La vita è molto più di questo, è riuscire a conciliare le due cose. Credo che l’equilibrio sia la cosa più importante nella vita di tutti”.

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