Report della Commissione Affari interni del 7 maggio

I lavori della Commissione Affari interni e istruzione
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Dopo il Comma Comunicazione, i lavori della Commissione entrano nel vivo con il riferimento del Segretario di Stato per l’Istruzione, Andrea Belluzzi su due temi: da un lato gli “interventi messi in atto dall’inizio dell’emergenza sanitaria per la salvaguardia del diritto all’istruzione” dall’altro “indirizzi e proposte per affrontare l’ultimo periodo dell’anno scolastico in corso e l’avvio del nuovo riguardo ad ogni ordine di scuole”.

“Al centro della riflessione – premette il Segretario, parlando dei provvedimenti adottati – vi è stata l’importanza di tutelare il diritto all’istruzione”, a maggior ragione nei confronti “degli alunni con fragilità, i quali rischiano più degli altri: la scuola si è attivata per cercare di raggiungere tutti” ricorda Belluzzi. Per quanto riguarda la didattica a distanza (“una nuova dimensione dell’insegnamento”), “sono state attivate le seguenti modalità: somministrazione di compiti, lezioni con slide, videolezioni registrate, lezioni interattive in videoconferenza”. In tal senso, “agli insegnanti è stata chiesta una relazione al termine di ogni settimana”. Belluzzi ricorda anche il ruolo “di mediazione” esercitato dai docenti e le non poche difficoltà incontrate: “Ci si doveva confrontare con la problematica di avere una sola postazione di lavoro o difficoltà ad accedere ad internet. Non entro poi nella complessità delle dinamiche familiari”. Allo stesso tempo “lo spirito di collaborazione si è manifestato ad ogni livello. Gli insegnanti senza la strumentazione hanno potuto usufruire dei servizi messi a disposizione da scuola o Asi”, mentre “Telecom ha dato la propria disponibilità a collaborare per fornire più ampiezza di banda”. Il Segretario torna quindi sulle polemiche riguardanti la retribuzione degli insegnanti che avevano animato il Consiglio Grande e Generale: “Sono qui ad affermare che gli insegnanti hanno lavorato per la stessa quantità di tempo se non di più: solo che nell’emergenza non si poteva fare questa valutazione. Ridurre la retribuzione non è stato facile. Si è presa questa decisione non perché il lavoro svolto da casa sia stato ritenuto un quid minus rispetto a quello in presenza. Era una scelta emergenziale che doveva tenere conto del contenimento dei conti temendo che le spese sanitarie immediate assorbissero tutta la liquidità”. Quanto alle proposte per la conclusione dell’anno scolastico e la partenza del nuovo, il Segretario cita il documento tecnico circolato nei giorni scorsi, “un work in progress che tiene conto dei diversi scenari”. “Per gli esami di Stato – conclude – dovrò adottare un decreto per specificare le modalità di svolgimento. L’intenzione è di farli in presenza con una prova orale uno studente alla volta”.

A prendere la parola è anche il dottor Gabriele Rinaldi, in rappresentanza del gruppo di coordinamento sulle emergenze sanitarie. “L’obiettivo – spiega – non è quello di raccontare le cose da fare, ma di condividere modalità di comportamento e sviluppare un progetto di cambiamento. Non si può arrivare né troppo presto né troppo tardi” avverte Rinaldi che poi aggiunge: “Ricordatevi del territorio. L’ospedale ha tenuto, d’accordo, ma in questo momento ci sono oltre 400 persone che sono seguite” Parlando di settembre, “non sapremo se avremo una situazione in cui non ci sarà più una trasmissione del virus oppure se avremo una moderata diffusione o ancora una diffusione alta”. “Questo Paese – aggiunge – ha sostenuto una Rsa e una struttura per disabili che non hanno avuto l’impatto devastante che c’è stato in Regioni vicine a noi. Andando a vedere cosa è avvenuto in quei contesti, si potrebbero trovare due o tre lezioni”.

Mariella Mularoni (Pdcs) annuncia che “le forze di maggioranza presenteranno un Odg per rafforzare ulteriormente l’indirizzo politico di garantire alle famiglie assistenza necessaria e progettare nuovi scenari educativi anche per il periodo estivo”. Maria Katia Savoretti (Rf) si dice favorevole alla riapertura dei centri estivi e chiede di approfittare “del tempo di chiusura delle scuole per fare dei sopralluoghi all’interno degli edifici”. Mirko Dolcini (Domani Motus Liberi) chiede di porre “l’attenzione sui test sierologici per gli insegnanti: alcuni mi hanno riferito che non vorranno sottoporsi a questi test”. Daniela Giannoni (Rete) chiede al Governo di attivarsi affinché venga garantita la “flessibilità lavorativa: non dobbiamo costringere uno dei due genitori a stare a casa per accudire i figli”. Sui centri estivi, afferma Guerrino Zanotti (Libera), “è necessario pensare a delle modalità che consentano ai bambini dei momenti di socializzazione e un sollievo per le famiglie che hanno maggiore difficoltà”. “A San Marino ci sono 350 famiglie monogenitoriali, composte anche da donne con bambini piccoli – ricorda Gloria Arcangeloni (Rete) -. Bisognerà andare a trovare delle soluzioni che diano un contributo effettivo”. “Se le variabili che abbiamo oggi resteranno le stesse anche a settembre, è chiaro che salterà l’idea di classe che abbiamo” evidenzia Pasquale Valentini (Pdcs). Spazio quindi alla replica del Segretario Belluzzi: “A proposito dei centri estivi: da quando li vogliamo fare iniziare? I centri estivi a giugno per me non hanno senso. Se ci sono le condizioni, meglio fare qualcosa nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, prolungando il calendario”. “Non sono il luogo per fare didattica” precisa il Segretario.

I lavori vengono quindi sospesi per consentire ai Commissari di maggioranza e opposizione di elaborare un ordine del giorno condiviso (dopo aver ritirato i 3 inizialmente depositati) sulla conclusione dell’anno scolastico in corso, una ricognizione sullo stato degli edifici scolastici, l’assistenza alle famiglie, modalità didattiche per alunni con disabilità, attività dei centri estivi e programmazione del prossimo anno scolastico. L’Odg viene quindi approvato dall’Aula.

Di seguito una sintesi degli interventi

Comma 1 – Comunicazioni

Pasquale Valentini (Pdcs): Ho una comunicazione che si riferisce alla richiesta del presidente del comitato per i diritti umani del Regno Unito. Una lettera importante. Nella sostanza si chiede a me in qualità di presidente di avere informazioni circa le modalità con cui il nostro Paese vigila sulla protezione dei diritti umani in una situazione di emergenza. Quello del Regno Unito è un organismo misto che ha la funzione particolare di monitorare il rispetto dei diritti umani. Mi sono rapportato con la Segreteria Istituzionale e sto cercando di improntare la risposta e sono orientato ad evidenziare alcune cose. La prima: nel nostro ordinamento non c’è un organismo di questo tipo, ma sia il giuramento che facciamo come consiglieri sia la Carta dei Diritti vengono di fatto recepiti. Ovvero dico che c’è una vigilanza permanente anche se non c’è un organismo specifico. Poi vorrei portare due esempi significativi. Il primo è quello relativo al parere chiesto dal Commissario straordinario in ordine agli interventi di ventilazione assistita nei casi di disabilità grave. Un parere assunto come punto di riferimento a livello internazionale. La Repubblica di San Marino ha mostrato una grande capacità di approfondimento del problema. Un’altra cosa di cui so che la Segreteria agli Esteri ha intenzione di dare comunicazione riguarda le notifiche fatte agli organismi internazionali dove l’esecutivo, consapevole che determinate misure andavano a creare dei restringimenti, lo fa nell’ambito delle deroghe che le stesse direttive prevedono. Altre situazioni non le ho viste. La modalità con cui è stata affrontata l’emergenza ha mostrato la volontà di mettere tutte le persone nella stessa condizione.

Maria Katia Savoretti (Rf): Vorrei portare all’attenzione la lettera che noi di Rf abbiamo inviato a tutti i consiglieri. Nell’ultima seduta del Consiglio abbiamo assistito alla ratifica di decreti legge. Comprendiamo che abbiamo vissuto una situazione di grande emergenza, però determinate situazioni – come la limitazione della libertà personale – stridono con la decretazione d’urgenza. Dovrebbero almeno essere discusse nell’Aula. Uso eccessivo delle delibere del Congresso di Stato. Il ruolo del Consiglio Grande e Generale deve continuare ad essere lo stesso. Vengono ratificati decreti a distanza di un mese. Non vorremmo trovarci nuovamente a ratificare i decreti recentemente usciti a fine maggio quando saremo alla scadenza dei medesimi. Vogliamo ancora una volta fare presente questa situazione.

Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete): A San Marino sono stati usati decreti legge che sono atti normativi. Concordo con quanto espresso da Rf sul fatto che come consiglieri possa essere frustrante dover emendare e ratificare in seguito. Ma i consiglieri sanno benissimo l’utilizzo che è stato fatto alcuni anni fa dello strumento della decretazione. Questa è la maniera più appropriata di usarla in questo determinato momento storico.

Guerrino Zanotti (Libera): La mia intenzione è di rimanere sull’argomento. Finché la fase era emergenziale e quindi era necessario intervenire in brevissimo tempo, tutti i motivi di necessità ed urgenza erano presenti, è giusto si sia intervenuti con decreto-legge. Ora siamo in una seconda fase e siamo nel momento in cui è necessario stabilire regole e tempistiche per riavviare il Paese. Nessuno demonizza il taglio sulle pensioni: vogliamo dire che si sarebbe potuto fare con gli strumenti che abbiamo a disposizione e che sono stati introdotti nella scorsa legislatura. Intervenire su una pensione di 2.500 euro va bene in linea di principio. Però va fatto tenendo conto della situazione familiare. Non si critica l’uso del decreto-legge, ma il fatto che non vi sia stato confronto su nulla. Un unico incontro di due ore in videoconferenza durante l’intera emergenza sanitaria. E’ venuto il momento di coinvolgere il Consiglio Grande e Generale. I tempi ci sono per lavorare su progetti di legge. Il Congresso di Stato ha accentrato tantissimo potere che non ha in situazioni di normalità. Assolutamente è giunto il momento di coinvolgere quest’Aula.

Daniela Giannoni (Rete): I decreti sono serviti nell’ottica di urgenza e l’emergenza era di carattere sanitario. Niente è più urgente della salute dei cittadini. Direi che la questione dell’urgenza dei decreti è stata chiarita. Sicuramente c’è stata poca condivisione, viste le tempistiche. Ora stiamo gestendo la situazione ed è giusto tornare a una normalità anche nella gestione della democrazia. Non a caso siamo qui e sono state riattivate tutte le Commissioni. Importantissimo il lavoro che faremo oggi: sarà quello di dare alla Segreteria per l’Istruzione delle linee per i nostri ragazzi. L’Ice che oggi abbiamo è uno strumento creato e non operativo. Dunque non è applicabile.

Marika Montemaggi (Libera): Parto dalla richiesta che è arrivata sui diritti umani. Sarebbe forse l’occasione per valutare la creazione di un organismo ad hoc che ad oggi non abbiamo. Oppure diventare noi come Paese un osservatorio sui diritti. Sono quei diritti che a volte si danno un po’ per scontati. In questi due mesi di emergenza non si è parlato di bambini. Vorrei capire se ci sono state delle situazioni di pericolo. Sappiamo che ci sono situazioni di violenza domestica che riguardano minori e donne. Quale riscontro abbiamo avuto? Che cosa è successo? Potrebbe essere l’occasione per fare una riflessione: capire come volersi orientare su questa tematica. Ci sono degli aspetti che nei decreti sono contemplati che vanno a ledere dei principi base del diritto societario e bancario. Lasciarli così, aspettando che decadano, facendo riunire il Consiglio a decreto scaduto, non ha alcun senso. Bisogna fare lo sforzo di convocare il Consiglio con una velocità maggiore. Ice mai attuata: l’equità è sempre stata messa in secondo piano. Il decreto era stato fatto, ma quello che manca è il regolamento.

Mirko Dolcini (Domani – Motus Liberi): Volevo unirmi al suggerimento della collega Montemaggi di valutare la creazione di una commissione sui diritti umani. Non che ci sia una urgenza, la nostra Repubblica è un baluardo, ma la guardia va mantenuta sempre alta. Anche io mi unisco all’appello sulla possibilità di avere notizie specifiche su quanto possono avere sofferto i bambini e le categorie più deboli.

Comma 2 – Riferimento del Segretario di Stato all’Istruzione e successivo dibattito su:

a) Interventi messi in atto dall’inizio dell’emergenza sanitaria per la salvaguardia del diritto all’istruzione

b) Indirizzi e proposte per affrontare l’ultimo periodo dell’anno scolastico in corso e l’avvio del nuovo riguardo ad ogni ordine di scuole ivi compresa l’Università

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Ho sempre ritenuto doveroso dover fare un riferimento. E’ stata una emergenza in cui non vi erano modelli previsti per lavorare in un momento così straordinario. Tutti gli attori del mondo scolastico si sono inventati in maniera quotidiana. In ragione di quanto stava accadendo, al fine di contenere la mobilità delle persone, fin dal 24 febbraio è stata disposta la cessazione delle lezioni in presenza, Nella seconda settimana il personale è tornato presso gli istituti, mentre gli studenti sono rimasti a casa. Le prime due settimane sono servite a prepararsi a una eventuale ripresa, ma col passare del tempo ci si è resi conto dell’impossibilità. Quindi si è chiesto al Dipartimento di discutere le possibili modalità di recupero e la didattica a distanza. Al centro della riflessione vi è stata l’importanza di tutelare il diritto all’istruzione congiuntamente al ripristino per tutti gli studenti una routine quotidiana. I nostri alunni stanno sopportando abitudini di vita stravolte e l’assenza del gruppo classe. Il nuovo calendario scolastico tiene presente delle criticità. Speravamo di tornare presto a scuola. Si è concordato di diversificarlo. Confermata l’intenzione di prolungare come segue: scuola dell’infanzia fino al 26 giugno, elementare 19 giugno, scuola secondaria fino al 17 giugno, successivamente vi saranno le prove finali. E’ stata definita la modalità della didattica a distanza. Ci si è adattati tempo per tempo allo sviluppo di questa attività. Inizialmente si prevedeva un orizzonte temporale limitato. La prima grave emergenza affrontata è stata la crisi di liquidità che ha costretto lo Stato a contrarre le proprie spese. Per questa ragione, chiedendo a tutta la Pa di fermarsi, sono state adottate speciali misure retributive ridotte, ma di cui però si deve tenere conto. Non si poteva interrompere la funzione primaria della scuola. Altre criticità: un orario di lezione pieno era troppo problematico. L’emergenza ha dovuto fare i conti con molteplici realtà familiari e con le difficoltà che il corpo docente doveva affrontare. La scuola in presenza ha raggiunto un livello di uguaglianza. A casa era diverso. Ci si doveva confrontare con la problematica di avere una sola postazione o difficoltà ad accedere ad internet. Non entro nella complessità delle dinamiche familiari. Agli insegnanti si chiede anche di svolgere un ruolo di mediatore. Una nuova dimensione dell’insegnamento. Gli alunni con maggiori fragilità rischiano più degli altri e la scuola si è attivata per cercare di raggiungere tutti. Si sono concordati le seguenti modalità. Somministrazione di compiti, lezioni con slide, videolezioni registrate, lezioni interattive in videoconferenza. Agli insegnanti è stato chiesto di utilizzare le modalità in questa maniera: scuola elementare ha realizzato due moduli orario videoregistrati e uno in videoconferenza. Si è chiesto di incentivare quest’ultima modalità anche per la scuola elementare. La scuola media inferiore hanno garantito un minimo di 9 moduli orari. La scuola media superiore ha garantito 12 moduli orari. Si è proseguito nello svolgimento della programmazione e saranno tenuti a fornire una valutazione dell’apprendimento in itinere. Agli insegnanti è stata chiesta una relazione al termine di ogni settimana. Lo spirito di collaborazione si è manifestato ad ogni livello. Gli insegnanti senza la strumentazione hanno potuto usufruire dei servizi messi a disposizione da scuola o Asi, fornendo anche a domicilio le strumentazioni necessarie. Alcuni materiali sono stati forniti gratuitamente. Anche Telecom ha dato la propria disponibilità a collaborare per fornire più ampiezza di banda agli istituti. Ne terremo conto per implementare tecnologicamente gli istituti. I dirigenti hanno svolto una ricognizione della strumentazione digitale. Si sottolinea e si ribadisce che la realizzazione della didattica a distanza ha comportato in realtà un lavoro che va ben oltre il riconoscimento parziale delle ore in presenza proprio perché mai svolto prima. Insegnanti e corpo docente si sono attrezzati in tempi brevissimi. Di estrema importanza per i ragazzi svolgere in casa attività didattiche che abbiano fatto vivere un minimo di normalità. Ridurre la retribuzione non è stato facile. Si è presa questa decisione non perché il lavoro svolto da casa sia stato ritenuto un quid minus rispetto a quello in presenza. Era una scelta emergenziale che doveva tenere conto del contenimento dei conti temendo che le spese sanitarie immediate assorbissero tutta la liquidità. Sono qui ad affermare che gli insegnanti hanno lavorato per la stessa quantità di tempo se non di più: solo che nell’emergenza non si poteva fare questa valutazione. Persino le educatrici dei nidi hanno tenuto contatti con i bambini. Il perdurare della sospensione ha aumentato gli impegni del corpo docente. Gli insegnanti di sostegno hanno avuto facoltà di suggerire attività da svolgere insieme alle famiglie. E’ stato mantenuto un contatto con gli alunni disabili. Dopo le prime settimane di adattamento, il Consiglio di Dipartimento ha ritenuto opportuno iniziare a definire una valutazione formativa per gli studenti. Nella didattica a distanza il docente non può avere il pieno controllo. Non si tratta di valutare l’alunno durante il processo, ma raccogliere continue informazioni affinché l’alunno possa rendersi conto delle cause che ostacolano l’apprendimento e rimuoverle. Ciascun insegnante potrà individuare le forme più adatte alla propria disciplina. Nel registro elettronica si potrà inserire una valutazione formativa sugli obiettivi raggiunti e le indicazioni per colmare eventuali lacune. Potrà essere integrata da un giudizio in decimi. Il personale dei nidi non è stato più in servizio dal 9 marzo, ma le educatrici si sono impegnate per rimanere vicine ai bambini. Dal 9 marzo l’Università ha avviato i corsi online. Molti tra docenti e studenti provengono da tutta Italia. Alcuni dalle zone rosse. Quanto al Tfa, ho predisposto delle deroghe specifiche nel decreto 67. Per gli esami dovrò adottare un decreto per specificare le modalità di svolgimento. L’intenzione – quelli di terza media e quinta superiore – è di farli in presenza con una prova orale uno studente alla volta. Farò ricorso al contributo prezioso del tavolo scuola-salute per le altre valutazioni. Ringrazio chi ha fatto questa relazione. Tutti i modelli hanno una premessa: sicurezza e salute di insegnanti, corpo non docente e studenti. Con un parametro di fondo: usare il personale corrente non andando a raddoppiare le scuole. Si vuole lavorare con i piedi per terra. E’ uno studio concreto. Come si può e come si potrebbe riprendere l’attività scolastica? Non è uno strumento definitivo, perché deve essere prima valutato politicamente e affinato insieme al corpo docente. E’ uno strumento che offre più scenari. Sono rappresentati più piani. La cosa che ci auguriamo tutti è di tornare a scuola normalmente. Ma se così non è? Si adottano dei modelli possibili. Dobbiamo prevedere più piani. Uno dei problemi è la concentrazione dei ragazzi. Mi avvio verso le conclusioni: forse la scuola è il luogo migliore dove far stare ragazzi e bambini perché vi sono professionalità e competenze. Esprimo il mio dispiacere per aver visto questo documento fare il giro del Paese. Speravo fosse una opportunità di dialogo e confronto. Era uno strumento destinato al confronto nell’ambito politico, ma è un work in progress. Purtroppo le cose non sono andate così. Mi dispiace di aver detto qualche parola di più in conferenza stampa. Avvertivo personalmente che i ragazzi con disabilità hanno avuto meno rispetto ad altri e sentivo questa sofferenza come una cosa molto delicata.

Dott. Gabriele Rinaldi: Sono qui quale rappresentante del gruppo per l’emergenza sanitaria. Ci tengo a dire che il gruppo ha chiaramente presente che è al servizio di tutta la comunità. Quando mi è stato detto di essere presente oggi, c’è qualcosa che posso chiedere al mondo della scuola. Se riusciamo attraverso la collaborazione a rendere dirigente, docenti, non docenti, genitori e ragazzi consapevoli del fatto che si possono costruire insieme delle indicazioni, credo sarebbe molto meglio. L’obiettivo non è quello di raccontare le cose da fare, ma di condividere modalità di comportamento e sviluppare un progetto di cambiamenti di stili di vita. Il fatto che oggi parliamo di come costruire la ripresa è un segno che mi dà molta speranza. Il fatto che ci sia stato un gruppo che ha pensato a come riprogettare il futuro è il vero segnale di speranza. Gestire all’interno della scuola – far vedere che c’è la possibilità di convivere insieme – è un segnale che San Marino potrà far vedere nel tempo. La disuguaglianza è uno dei rischi durante le crisi sanitarie. Con la professoressa Gobbi partecipiamo al tavolo salute-scuola. Lì sono stati fatti progetti negli anni che riguardavano mobilità e alimentazione. C’è un altro ambito nel quale San Marino ha iniziato a lavorare un po’ di anni fa. Sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Il primo è azzerare la povertà. Il quarto fa riferimento alla formazione. Il decimo dice di ridurre le disuguaglianze. Mi piace rappresentare questo passaggio come la volontà di risalire una china: vuol dire fare un passo dopo l’altro tutti insieme facendo fatica sapendo che c’è un margine di errore ridotto. Non si può arrivare né troppo presto né troppo tardi.

Mariella Mularoni (Pdcs): L’emergenza non ha colto di sorpresa la scuola sammarinese, destinataria di una delle prime misure varate dal Governo. Si è confrontata con una situazione impattante e siamo orgogliosi della reazione di insegnanti e studenti. In un paio di settimane i docenti hanno messo in campo un grande sforzo organizzativo per trasformare la loro didattica anche con una cultura digitale non uniformemente diffusa. Garantita agli studenti una formazione adeguata e continuativa considerando le condizioni iniziali in cui ci siamo trovati. La scuola è intervenuta per azzerare eventuali disuguaglianze. A breve dovremo pensare alle modalità di ripartenza della scuola e agli esami in presenza. La fase 2 dovrà essere programmata in maniera dettagliata, si dovrà continuare ancora con la modalità a distanza alla luce del rischio di una ripresa del contagio epidemico. Mi auguro si potranno organizzare corsi per la digitalizzazione del personale docente. Ci aspettano nuove sfide che ci vedranno tutti coinvolti. Valutiamo positivamente e percorribili alcuni scenari che il Segretario ha presentato in particolare per l’organizzazione degli esami in presenza, Importanti anche le misure a sostegno delle famiglie attraverso modalità per i più piccoli durante l’estate e interventi finanziari come congedi parentali e bonus baby sitter. Si dovranno garantire protocolli sia per docenti che per studenti. Anticipo che le forze di maggioranza presenteranno un Odg per rafforzare ulteriormente l’indirizzo politico di garantire alle famiglie assistenza necessaria e progettare nuovi scenari educativi anche per il periodo estivo, favorendo la sperimentazione di nuovi modelli di pedagogia.

Maria Katia Savoretti (Rf): Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato alla stesura del report di come è stata affrontata l’attività scolastica. Stiamo affrontando la fase 2 e questa per noi è un po’ la prova del nove. Si deve pensare a un rientro scolastico in presenza di Covid o non Covid. Auspico possano tornare a scuola i ragazzi che devono affrontare l’esame di maturità. Perché no, anche i ragazzi di terza media. Sono favorevole anche all’apertura dei centri estivi, rivolti ad una fascia di età più piccola. Servono anche a dare supporto alle famiglie, che in alcuni casi non possono appoggiarsi ai nonni. Potrebbero essere una fase di preparazione per i bambini in previsione della riapertura delle scuole a settembre. Difficoltà ce ne sono ma con le dovuto accortezze lo si può prevedere. Sarebbe necessario utilizzare il periodo estivo anche per valutare tutti gli edifici scolastici: in questi mesi si potrebbero fare dei sopralluoghi e valutare come affrontare in maniera adeguata il nuovo anno scolastico. Anche noi depositeremo un ordine del giorno: siamo aperti a una condivisione. A noi preme che la teledidattica venga riconosciuta. Il fatto che nelle varie dichiarazioni fatte sia stato detto che hanno lavorato meno, non è assolutamente vero. Hanno lavorato tanto e in alcuni casi anche di più del solito. Ci preme fare in modo che il lavoro portato avanti in questi mesi venga riconosciuto. Hanno diritto allo stipendio che hanno sempre percepito, eventualmente prevedere un contributo di solidarietà.

Paola Barbara Gozi (Pdcs): E’ stata una didattica inclusiva e ha avuto una particolare attenzione nei confronti della disabilità. Ciò è avvenuto grazie a una forte sinergia scuola – famiglie – studenti. E’ stato un metodo non dimezzato ma molto laborioso che ha portato un surplus lavorativo. Dunque un plauso per il lavoro svolto. Ora abbiamo il dovere di programmare l’apertura dei centri estivi e delle scuole a settembre.

Riccardo Stefanelli (Pdcs): L’anno scolastico si è salvato. Grazie al lavoro fatto i professori hanno gli elementi per poter fare la valutazione degli studenti. Un inciampo di questo tipo rischiava veramente di far crollare la scuola. Il lavoro a distanza non può surrogare il rapporto diretto tra docente e studenti. Questo momento di rottura che c’è stata tra il corpo docente e l’amministrazione va recuperato in tutti i modi. La scuola non si può fare se non c’è un clima sereno. La scuola essenzialmente si fa nel rapporto diretto tra insegnanti e famiglie e ragazzi stessi. Nelle parole del Segretario ho intravisto questa possibilità. Io credo che diventi irrealistico ricominciare prima dell’estate. Bisognerà capire quali saranno gli effetti della fase 2, che potrebbero arrivare tra dieci o quindici giorni. Ciò mi sembra poco realistico. Il fatto dell’esame è importante perché ha un aspetto simbolico. E’ un passaggio simbolico. Giusto e possibile farlo. Bisogna trovare il modo di costruire l’aggancio tra le esigenze del lavoro e l’accudire i figli. Mi riferisco naturalmente ai centri estivi.

Luca Boschi (Libera): Ritengo che qualche errore è stato fatto quando non si sono dati messaggi univoci alla cittadinanza. Penso che non ci sia la necessità di fare la corsa a chi arriva prima, ma di risalire la china facendolo in maniera veloce e senza fretta e senza abdicare al ruolo di portati di attenzione. La guardia non deve essere abbassata. Ripartire sì ma farlo in sicurezza. La politica deve fornire gli strumenti per poter ripartire in maniera veloce all’interno però dei criteri di sicurezza. Mi rammarico che il documento sia stato diffuso. Se si vuole collaborare bisogna avere la fiducia. Prima di andare a pubblicare dati e scelte che influiscono sulla vita di persone singole, ci vuole più attenzione. In quelle linee guida si ipotizzano scenari in una situazione complessa a livello generale. E’ chiaro che se io padre e madre vado a lavorare, devo sapere a chi affidare i miei figli. In questo periodo è stato chiesto alla forza docente un compito di intermediazione sociale. Auspico l’aiuto di tutti e la condivisione. Ora lei Segretario deve assolutamente e in tempi brevi realizzare un piano generale a seconda degli scenari per gestire tre frasi. La fase che finisce a giugno, la fase dell’estate e poi quella di settembre. La sfida più importante è quella della ripartenza dell’anno scolastico 2020-2021 che deve essere assicurata nel rispetto dei criteri di sicurezza. Giusto che per i ragazzi disabili si siano creati degli spazi speciali, ma è opportuno che si torni al modello inclusivo per non ghettizzare i ragazzi con maggiori fragilità. Preannuncio che anche il nostro gruppo proporrà un ordine del giorno. Sarebbe auspicabile condividerne uno solo.

Mirko Dolcini (Domani – Motus Liberi): Una considerazione sull’importanza della tecnologia. C’è qualche insegnante che mi dice di porre l’attenzione sui test sierologici per gli insegnanti anche in previsione di quelli che saranno gli esami. Alcuni non vorranno sottoporsi a questo test, ne fanno una questione di principio. Forse bisogna pensare a questa situazione: se saranno obbligatori o solo facoltativi. Mi faccio solo ambasciatore di qualcuno che ha queste perplessità.

Daniela Giannoni (Rete): Un paese intero si è messo al fianco dei nostri ragazzi. La didattica è andata avanti. Quello che i nostri ragazzi non hanno avuto è stata la parte di socialità. L’isolamento ha creato delle situazioni difficili da affrontare. In questo momento siamo nella fase 2 della riapertura. Non ci possiamo permettere che l’ospedale vada di nuovo in crisi. Ci sono anche le altre malattie che in questo momento sono passate in secondo piano. Come possiamo rendere autonome le famiglie? Occorre parlare di flessibilità lavorativa. Il Governo dovrà muoversi affinché ai lavoratori sia data la possibilità di alternarsi tra genitori. Anche per i centri estivi vanno garantiti i presidi che impediscano la rinascita dei focolai. Dobbiamo assolutamente prevedere una didattica alternativa. Le scelte di flessibilità lavorativa non saranno contingentate per questo momento. Non dobbiamo costringere uno dei due genitori a stare a casa: ne faccio anche un discorso di pari opportunità.

Matteo Rossi (Npr): Il virus ci ha messo alla prova in questi mesi. In ballo c’è la salute e quando in ballo c’è la salute cambiamo. La scuola in questa fattispecie ha l’obbligo – e lo ha anche dimostrato continuando in maniera brillante la propria attività – di portare avanti la sua mission. Sono soddisfatto del livello del dibattito che si è venuto a creare oggi e spero si trovi anche una sintesi politica. Siamo qui per iniziare a ragionare sul pratico. Abbiamo l’obbligo di guardare un po’ più avanti. Abbiamo delle priorità da dare ai ragazzi che dovranno sostenere gli esami di Stato. Dovremo delineare i protocolli di sicurezza per una prossima ripresa. Sono dell’idea di terminare quest’anno in remoto, ma spero non sia remoto il ritorno tra i banchi. Bisogna ragionare sulle tecnologie e il supporto da dare alle famiglie. Conosciamo molto meglio il nostro nemico e possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Abbiamo davanti a noi il fattore climatico che ti permette di svolgere determinate attività al di fuori delle aule. Non possiamo raddoppiare spazi e personale ma possiamo inventarci delle strategie. Può essere un’idea mettere a disposizione delle strutture semi-fisse per aumentare gli spazi a disposizione.

Guerrino Zanotti (Libera): Sulle ipotesi che sono state fatte: io opto per quella che garantisca a tutti la didattica in presenza. Difficilmente potremo applicare modelli organizzativi diversi. Dobbiamo iniziare a lavorare fin da subito con la collaborazione di tutti. Per i centri estivi necessario pensare delle modalità che consentano ai bambini dei momenti di socializzazione e un sollievo per le famiglie che hanno maggiore difficoltà. Accoglierei la sollecitazione del consigliere Giannoni sul fatto che il mondo del lavoro deve adeguarsi alle esigenze di questo momento di crisi. Io credo tuttavia che dovremmo essere noi i primi a organizzare un riavvio della scuola in modo da permettere alle famiglie di mantenere il lavoro.

Marika Montemaggi (Libera): Dobbiamo sapere se il nostro ospedale è in grado di sostenere la ripresa. Una ripresa scolastica andrebbe ad aggiungersi a quella economica e non sappiamo se il nostro ospedale avrebbe la capacità di reggere. Siamo concordi nel ritenere che dobbiamo mettere in campo tutte le soluzioni possibili affinché i ragazzi possano concludere il loro percorso. Questi ragazzi hanno avuto un trauma, una fermata improvvisa che potrebbe generare delle incertezze. La nostra proposta era di prevedere possibilità di congedi parentali che si possano estendere fino alla effettiva ripartenza. Elasticità massima. Possibilità di fare riferimento a una baby sitter con tutti i presidi che possa entrare nelle famiglie per aiutare quelle famiglie che non possono contare su nessuna persona. Non dobbiamo partire dal fatto che debbano essere sempre i ragazzi a doversi adottare. Le turnazioni non sono una soluzione ottimale. Se dobbiamo pensare ad una lezione in presenza che deve sostenere una capacità di fare lezione anche per chi è a casa, lo sforzo in questo senso deve essere importante. Anche sul supporto tecnologico uno studio di sostenibilità va fatto. Un altro discorso è quello sul servizio trasporti.

Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete): San Marino ha sempre fatto di istruzione e sanità i due capisaldi. Sono i due settori in cui uno Stato mostra il suo benessere sociale. Non possiamo far ripartire le scuole ore, ma potremo trovare delle modalità a chi sta terminando il percorso di sostenere gli esami. Poi arriverà l’estate. Necessario offrire uno strumento anche ai genitori per coniugare l’attività lavorativa a quella genitoriale. La domanda più grande è: cosa succedere a settembre? Qui occorrerà valutare anche nuove modalità didattiche.

Gloria Arcangeloni (Rete): Abbiamo dei dati sui quali lavorare per organizzare la riapertura delle scuole. Teniamo conto che a San Marino ci sono 350 famiglie monogenitoriali, composte anche da donne con bambini piccoli. Bisognerà andare a trovare delle soluzioni che diano un contributo effettivo. Inoltre ci sono altre 2mila famiglie con gli stessi bisogni. Ci sono buoni spunti di convergenza per quanto riguarda l’Odg di Libera, meno per quello di Rf. Sugli stipendi agli insegnanti abbiamo visto una strumentalizzazione politica.

Pasquale Valentini (Pdcs): Al primo punto dello studio che è stato fatto, ci sono le linee guida per la sicurezza. Se penso alla scuola media, che ha 32 ore settimanali, con quelle linee guida e il limite che non si devono aumentare gli insegnanti e le aule, è chiaro che non si possono garantire le 32 ore. Al massimo la metà delle ore della settimana e non è detto tutte in presenza. Se le variabili di oggi resteranno le stesse anche a settembre, è chiaro che salterà l’idea di classe che abbiamo. Io spero che le variabili, di qui a settembre, si muovano un po’, perché altrimenti la soluzione non sarà quella ottimale che abbiamo in mente. Dovremo adattarci a una cosa molto temporanea. Vanno dunque fatti i conti con una realtà non determinabile esclusivamente da noi.

Dottor Gabriele Rinaldi: Se si parla di settembre, vorrei che mi deste questo compito per casa: non sapremo se avremo una situazione in cui non ci sarà più una trasmissione del virus oppure se avremo una moderata diffusione o ancora una diffusione alta. L’indice di sicurezza andrà declinato in base alla situazione. Ricordatevi del territorio. L’ospedale ha tenuto, d’accordo, ma in questo momento ci sono oltre 400 persone che sono seguite sul territorio. Il carico forte delle persone in questo momento è lì. Quando pensate al servizio sanitario, pensate anche al territorio. Questo Paese ha sostenuto una Rsa e una struttura per disabili che non hanno avuto l’impatto devastante che c’è stato in Regioni vicine a noi. Andando a vedere cosa è avvenuto in quei contesti, si potrebbero trovare due o tre lezioni su cosa spingere dal punto di vista della sicurezza. Il criterio guida dovrà essere quello della sicurezza. Oggi da questa Commissione ho avuto una grande lezione. Qualcosa ci è stato tolto: ma possiamo riconquistarlo se facciamo le cose bene sfruttando tutte le opzioni che abbiamo davanti. Per questo motivo vi ringrazio.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Terrò conto di tutti i contributi e cercherò di portarli nel mio lavoro. A proposito dei centri estivi: da quando li vogliamo fare iniziare? I centri estivi a giugno per me non hanno senso. Se ci sono le condizioni, meglio fare qualcosa nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare, prolungando il calendario. I centri estivi dovranno essere plurifrazionati, il più possibile all’aperto. Secondo me non è un luogo in cui fare didattica. Noi ci auguriamo che il nuovo anno sia in presenza. Se non sarà così, terremo conto di tutti i suggerimenti raccogliendo anche il lavoro del corpo docente costruendo questo percorso insieme ad esso. Sicuramente occorrerà fare una analisi delle infrastrutture scolastiche. Alcune delle modalità di emergenza prevedono che gli insegnanti si rechino a scuola per svolgere un’attività mista: pertanto le scuole dovranno avere infrastrutture adeguate. Per il mondo della scuola abbiamo davanti un foglio bianco. Forse dobbiamo avere una visione di un modello sociale-lavorativo-scolastico diverso, costruirlo insieme. Vengo agli Ordini del giorno. L’Odg di maggioranza è quello che tiene dentro tutto. Quelli di Rf e Libera hanno in comune l’analisi degli edifici scolastici.

Dichiarazioni di voto:

Maria Katia Savoretti (Rf):

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8 Maggio 2020
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