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‘Sippi’ e ‘fasisti’, a Lugo è guerra sul dialetto. Il candidato sindaco: “Così si offende pure Tonino Guerra”

Il candidato sindaco parla con la 's' scivolata, come tipico della Romagna, che davanti alla c finisce per farla sparire. Alcuni avversari lo prendono in giro e lui se la prende a morte: "Così offendete tutti i lughesi ei romagnoli"
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BOLOGNA – “Pesi“, “sippi” e “fasismo“: a Lugo, in provincia di Ravenna, anche la pronuncia dialettale delle parole entra nella campagna elettorale e diventa motivo di accesa discussione. Parte della giunta comunale Pd, infatti, prende in giro Davide Solaroli, candidato sindaco a Lugo per la Buona politica, per le sue ‘s’ scivolate. E lui, stizzito e offeso, li accusa di aver “vilipeso e insolentito con il loro comportamento”, anche a tutti i lughesi e i romagnoli. Per questo, oggi Solaroli pretende le scuse formali del sindaco e l’assessore, e promette che finché questo non accadrà non parlerà più.

Quel dito puntato contro Solaroli “muto come un pese”

La vicenda nasce da alcuni post su Facebook del sindaco Davide Ranalli (ricandidato) e dell’assessore Fabrizio Casamento, che deridendo il suo accento, accusano Solaroli di essere rimasto “muto come un pese“, durante una discussione in Consiglio comunale. Poi i fascisti diventano ‘fasisti’ e gli scippi ‘sippi’.

“A costoro, che mi accusano di essere rimasto ‘muto come un pese’ continuerò a non rispondere se i toni resteranno questi, considerato che questa vicenda della ‘sc’ è già più volte emersa in un’aula la cui dignità meriterebbe argomenti di ben altro tenore”, scrive Solaroli in una nota, dove si giudica il comportamento dei rivali politici di “basso profilo istituzionale”. L’avversario politico “non va denigrato con attacchi personali, chi manca di rispetto, manca di argomenti- continua il candidato di centro destra- non fa parte del mio stile, preferisco il silenzio alla maleducazione. Mi limito sommessamente a fare notare che con le loro frasi e il loro comportamento il sindaco, l’assessore e chi sghignazza con loro non hanno solo sbeffeggiato gli esponenti della Buona politica ma anche i lughesi, e tutti i romagnoli”.

 


“La cadenza romagnola non è un difetto”

Anzi, Solaroli ne fa una questione di identità perché “la cadenza romagnola non è un difetto di pronuncia, qualcosa da nascondere o da additare al pubblico ludibrio, ma è la nostra terra, le nostre radici“. Per sostenere la sua tesi poi, il candidato di Buona politica mette il ballo anche la letteratura, perché chi offende il romagnola “offende la poesia di Raffaello Baldini e di Tonino Guerra, disprezza la cultura di Nevio Spadoni e l’arte di Ivano Marescotti e insulta tutti coloro che, dal Sillaro al Carpegna, non si vergognano, e ci mancherebbe altro, di usare la lingua e le espressioni dei nostri padri”.

Insomma, Solaroli va fiero delle sue origini e della sua cadenza, tanto che si augura che Ranalli e Casamento “abbiano l’umiltà e il buon gusto di chiedere scusa”, non tanto a lui “ma soprattutto ai lughesi e a tutti i romagnoli che hanno vilipeso e insolentito con il loro comportamento”. Il candidato di centro destra chiosa la discussione dicendo che “su argomenti e liti simili” non interverrà più, anzi, se ne resterà, appunto, “muto come un pese”.

di Sara Forni

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