L’8 marzo, perché una Giornata internazionale della donna

violenza donne
I numeri ad oggi a disposizione fotografano impietosi come la parità tra uomini e donne, in Italia e nel mondo, sia ancora una meta lontana
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ROMA – No, non è una festa. L’8 marzo è la Giornata internazionale della donna, istituita nel 1975 dalle Nazioni Unite per celebrare i progressi in ambito economico, politico e culturale raggiunti dalle donne di tutto il mondo, ma già prima di allora la data segnava in molti Paesi tale ricorrenza. I numeri ad oggi a disposizione fotografano impietosi come la parità tra uomini e donne, in Italia e nel mondo, sia ancora una meta lontana. La pandemia Covid-19 ha fatto il resto, fungendo da detonatore di disuguaglianze crescenti e crescenti discriminazioni, marginalizzazione e precarietà, e facendo schizzare in alto l’indice di disoccupazione femminile e il tasso di violenze e maltrattamenti tra le mura domestiche (in Italia l’incidenza del contesto familiare nei femminicidi è arrivata nel 2020 al valore record dell’89%). Nonostante i segnali incoraggianti, molto resta ancora da fare per centrare il goal 5 dell’Agenda 2030, che pone l’obiettivo dell’effettivo raggiungimento della parità di genere. In Europa una buona fetta della partita si giocherà sul Recovery Plan e su come i piani nazionali di ripresa e resilienza riusciranno a intercettare e colmare il gap di genere, ridisegnando le società degli Stati membri.

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