Spari a Tormarancia, a scuola di in-sicurezza

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All'interno dell'Istituto comprensivo statale Poggiali-Spizzichino di via Odescalchi, a Roma, c'è stata una sparatoria: bersaglio uno degli occupanti dell'abitazione dell'ex custode
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ROMA – Genitori molto preoccupati e pronti ad azioni di protesta nell’Istituto comprensivo statale Poggiali-Spizzichino di via Odescalchi, in zona Tormarancia nell’VIII municipio a Roma, dove il 7 maggio scorso poco dopo le 19 alcuni uomini sono entrati e hanno sparato diversi colpi di pistola ferendo a un piede G.P., il figlio 39enne dell’ex custode dell’istituto. Un agguato o forse un avvertimento che si è consumato in pochi istanti: secondo quanto ricostruito, il gruppo di fuoco è entrato da un cancello della scuola in via Cerbara 2, ha percorso un vialetto laterale accessibile solo dall’interno dell’istituto ed ha fatto fuoco 5 volte all’indirizzo della porta dell’alloggio a oggi occupato dai figli dell’ex custode, trasferitosi altrove.

“Dietro la porta c’era mio fratello e un proiettile lo ha colpito al piede”, racconta all’agenzia Dire, A.P., fratello della vittima. “Lui è ancora ricoverato in ospedale, sta meglio ma quello che è successo ci ha profondamente scossi e fatti piombare nella paura. Noi siamo persone perbene, non sappiamo molto, mio fratello fa vita a sè, ma non escludiamo che dietro a quanto accaduto possa esserci un movente passionale, legato ad una donna che mio fratello frequentava”.

Uno scenario quello paventato dall’uomo, marito e padre di un bimbo di 6 anni, che rientra in effetti tra quelli al vaglio della Polizia che sta svolgendo indagini serrate. Ma al di là degli sviluppi investigativi, ai genitori della Poggiali preme la questione sicurezza per i propri figli: “Come è possibile che esistano delle abitazioni occupate all’interno di una scuola pubblica? Il cancello dell’istituto è rotto da anni, nessuno lo ripara, chi ha sparato è entrato indisturbato nel piazzale, come è possibile garantire sicurezza ai nostri figli?”, si chiedono allarmati alcuni rappresentanti delle famiglie.

Dubbi legittimi a giudicare innanzitutto dal fatto che il cancello di via Cerbara è chiuso solo da un piccolo frammento di filo di ferro. Ed è così da anni, come conferma lo stesso fratello della vittima, che vive sul retro della scuola in un appartamento diviso poi in due alloggi. “Questo fil di ferro l’ho messo io- racconta- Visto che la nostra casa ha lo stesso cancello della scuola, lo scorso anno ho acquistato una serratura a mie spese e ho dato le chiavi anche alla scuola. Poi alcuni operai l’hanno rotta e questa volta ho chiesto alla scuola di provvedere, ma il cancello è rimasto così. È vero- ammette l’uomo che preferisce rimanere anonimo- la casa in cui viviamo è stata assegnata a mio padre e non a noi, più di 40 anni fa. Io e mio fratello siamo praticamente nati qui. Abbiamo chiesto una casa popolare oppure di potere pagare un affitto e proprio questa ultima soluzione pare quella più probabile, vedremo”.

Più pragmatiche e preoccupate sono le parole dei genitori dopo la sparatoria del 7 maggio: “Non ci rendiamo conto di quello che sarebbe potuto succedere se solo quegli uomini fossero entrati di giorno e un colpo deviato avesse colpito uno dei bambini, saremmo qui ora a piangere e a raccontare un’altra storia. Abbiamo segnalato questa situazione incredibile alla scuola e al Municipio, attendiamo che accada qualcosa”.

Da alcune lettere ufficiali – che l’Agenzia Dire ha potuto visionare – è possibile ricostruire le segnalazioni fatte dai genitori, riguardo agli immobili occupati e al cancello sempre aperto, che escludono la possibilità che le istituzioni non siano a conoscenza della situazione. In particolare in una lettera datata 10 maggio, indirizzata e firmata dal presidente del Municipio Roma VII Amedeo Ciaccheri, all’assessore alla Scuola del Comune di Roma, Veronica Mammì, all’assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Valentina Vivarelli, e alla dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Poggiali- Spizzichino, si legge: “Si chiede urgente verifica e la presa in carico di una questione che Roma Capitale, proprietaria dell’immobile presente all’interno della scuola, non può non affrontare con tempestiva urgenza al fine di giungere ad una rapida e fattiva conclusione della vicenda”.

Soluzione auspicata in tempi rapidi anche dai genitori della materna e delle elementari della Poggiali, la cui pazienza sembra aver raggiunto il limite dopo i fatti di sangue del 7 maggio: “Avere delle case occupate nella scuola significa via vai di sconosciuti, bivacchi durante la sera che comportano rifiuti, ma anche problemi strutturali: in una delle case occupate c’è una perdita d’acqua che ha allagato il tetto della mensa dei nostri figli che si trova nel seminterrato. I nostri figli mangiano ammassati in un angolo per evitare che gli cadano addosso i pannelli del tetto. Per non parlare del fatto che ci sono cantieri dismessi in giardino e impalcature abbandonate. È scuola questa?”.

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