Chi demolisce i demolitori di via Togliatti, a Roma?

demolitori
Le attività regolari rivendicano l'accordo del '97 per essere trasferite
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ROMA – Roma e i suoi autodemolitori. Una storia di burocrazia in cui cittadini e imprenditori rischiano di finire stritolati, tra accordi non rispettati e rimpalli di responsabilità. A Roma ci sono circa 80 autodemolitori ufficialmente attivi, ma dal 2018 nessuno di loro, tranne uno, è autorizzato a rottamare auto. Di fatto gli impianti possono soltanto rimanere aperti per la vendita di pezzi di ricambi. Particolare è poi la situazione degli autodemolitori di Viale Palmiro Togliatti che si trova a ridosso del Parco Archeologico di Centocelle a Roma.

‘Su viale Palmiro Togliatti insistono 40 cancelli di autodemolizioni – spiega Elena Donato, presidente dell’Arder – ma di questi, 20 sono regolari quindi in possesso di vecchie autorizzazioni rilasciate da Regione Lazio e Comune di Roma e 20 sono totalmente abusivi. Gli abusivi, da sempre abusivi, sarebbero dovuti essere rimossi nel tempo, da oltre 20 anni ma sono ancora lì. Questa distinzione fa una grande differenza – spiega Donato – perché gli autodemolitori regolari hanno un accordo di programma che li vincola a una delocalizzazione. Una trasferimento in un altro luogo che non devono scegliere loro, perché la pubblica amministrazione è obbligata a spostarli e ad individuare terreni, a spese proprie, per poter dare una dignità a questo tipo di attività’, conclude. L’accordo a cui fa riferimento la presidente dell’Arder è stato stipulato il 25 settembre del 1997. Nell’occasione Comune, Provincia e Regione sottoscrissero un accordo di programma con il quale si individuarono delle aree in cui trasferire gli impianti di autodemolizione fuori dal Grande Raccordo Anulare. Ma nessuno di queste aree è poi risultata idonea e con il passare dei mesi e degli anni, il progetto di delocalizzazione già paventato dal Comune di Roma nel lontano ottobre del 1980, slittò ancora una volta. Il primo punto in questa storia viene messo qui. Per i demolitori romani e anche per quelli di via Palmiro Togliatti, da quel momento si apre una lunga stagione di autorizzazioni in proroga che arriva fino a luglio del 2018 quando il Campidoglio guidato da Virginia Raggi, decide di dire ‘stop alle proroghe’ e chiede a tutti gli autodemolitori, precisi adeguamenti ambientali per il rilascio delle autorizzazioni definitive. 

Si aprono le Conferenze dei servizi e molti degli impianti di autodemolizione romani – allora oltre 100 – vanno all’esame del Campidoglio. Nessuno supera ‘la prova’, tranne uno. Fanno ricorso al Tar invece i demolitori di Viale Palmiro Togliatti, sostenendo che le Conferenze dei servizi sono improprie e convocate illegittimamente. Ed è proprio il Tribunale amministrativo regionale, che nelle more delle singole sentenze ribadisce: ‘Il collegio non può che affermare in una logica di bilanciamento dei contrapposti interessi, che le prescrizioni impartite dall’amministrazione ai fini del rilascio di autorizzazione provvisoria in vista della delocalizzazione dell’impianto, devono essere funzionali unicamente a garantire i presidi minimi ambientali, senza imporre la realizzazione di opere dal carattere duraturo ed impegnative sotto il profilo economico, che mal si coniugherebbero col carattere temporaneo del titolo da rilasciaré. Mentre su via Palmiro Togliatti i demolitori abusivi restano al loro posto, quelli regolari costretti alla battaglia nei tribunali si dicono increduli: ‘Mi sono adeguato a tutte le normative ambientali cosi’ come disposto dal Comune di Roma ma ci hanno sospeso l’autorizzazione. Io me ne andrei anche subito ma siamo ancora qui per colpa del Comune che ci aveva promesso una delocalizzazione che non è mai arrivatà, conferma Antonio Falasca autodemolitore di via Togliatti, il quale spiega: ‘Ci hanno chiesto di adeguarci a livello ambientale più volte e io ho speso decine e decine di migliaia di euro. Ma che senso ha fare degli interventi strutturali e definitivi se noi da qui ce ne dobbiamo andare?‘ 

A questo paradosso c’è anche quello delle assicurazioni e fideiussioni bancarie chieste agli autodemolitori di via Togliatti per garantire proprio la delocalizzazione che gli impianti attendono da anni. Racconta un altro storico demolitore di Centocelle, carte alla mano, Tonino La Marra: ‘Io pago da circa 20 anni una fideiussione di oltre 400 euro l’anno a beneficio del Comune di Roma e sono uno degli impianti più piccoli. C’è anche qualcuno tra di noi che paga 2.500 euro annui, in attesa della delocalizzazione. Se facciamo un conto per i 100 demolitori che eravamo un tempo, ci si rende conto di quanto denaro ha beneficiato il Comune’. Ma la storia non è finita, perché gli anni passano, la città cresce e la cultura ambientalista idem, mentre l’immobilismo delle istituzioni con in mano la patata bollente sul ‘dove’ spostare i demolitori, diventa lampante. Anno 2018, sei mesi dopo lo stop alle autorizzazioni: la pazienza degli autodemolitori, ormai fermi da diversi mesi, esplode in protesta prima in Campidoglio e poi sotto la Regione Lazio alla vigilia dell’approvazione della legge di Stabilità. A dicembre il Consiglio regionale del Lazio decide di inserire un emendamento nella Legge che: ‘Autorizza la prosecuzione dell’attività’ dei rottamatori, ‘indicando la tempistica di delocalizzazione che dovrà essere effettuata entro sei mesi e attuata entro un periodo massimo di ventiquattro’. ‘E’ la svoltà pensano i demolitori, ma la sindaca di Roma Virginia Raggi riesce ad ottenere l’appoggio del Governo, il quale presenta un formale ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge regionale. Dopo poco arriva la sentenza e i Supremi giudici danno ragione alla Regione Lazio: la legge rispetta i parametri costituzionali. Quindi i demolitori vanno trasferiti entro il dicembre 2020. Eppure oggi sono ancora lì. 

In una recente intervento su Facebook la sindaca di Roma Virginia Raggi ha assicurato: ‘Stiamo andando avanti, abbiamo avviato il processo di delocalizzazione degli impianti ma la procedura e’ stata lunga a causa dei ricorsi che sono stati presentati dai demolitori. Abbiamo avviato i progetti, non i lavori – specifica Raggi -, per le bonifiche delle aree che sono però molto onerosì. Difficile pensare però, che il processo di delocalizzazione degli autodemolitori arriverà entro la fine del mandato. Anche perché se le sue dichiarazioni rappresentano una speranza per i demolitori e i cittadini, non sembra altrettanto scontato l’esito della vicenda a sentir parlare l’assessore comunale ai Rifiuti, Katia Ziantoni, raggiunta dall’Agenzia Dire: ‘Credo che l’equivoco sia sempre stato questo: si pensa che sia il Comune a dover spostare i demolitori. Di fatto loro, non devono aspettare che Roma li sposti, perché non sono io o il Dipartimento ad andare lì, a dire loro ‘tu da qui te ne vai’. Loro hanno l’obbligo di ripristinare i luoghi perché per anni hanno esercitato in quell’aria. Poi loro sono liberi di presentare una nuova istanza, secondo tutto quello che dice la normativa, ovvero in aria predefinite, secondo le prescrizioni ambientali previste e si aprirà una nuova conferenza di servizì. Eppure la legge regionale confermata dalla Corte Costituzionale prevede chiaramente nell’articolo 6 bis che la delocalizzazione doveva venire entro la fine del 2020. Ma questa non è mai avvenuta. Lo scontro tra Regione e Comune sul tema rifiuti è ormai lampante e il tema degli autodemolitori lo dimostra ancora una volta: la Regione ha legiferato in merito e ha chiesto al Comune di spostare gli impianti. Il Comune, che non vuole concedere più proroghe, chiede agli impianti adeguamenti ambientali importanti e definitivi. Nel mezzo della diatriba ci sono i cittadini e soprattutto i titolari delle autodemolizioni che ormai passano le giornate a vendere ricambi e che hanno detto sì alle normative ambientali, in attesa però di essere delocalizzati come è stato loro promesso dall’accordo di programma disconosciuto dall’amministrazione a 5 stelle. ‘Non e’ vero che le attività sono irregolari e non hanno rispettato i dettami del Comune’, spiegano i demolitori di via Togliatti, rappresentati da Elena Donato che conferma: ‘A seguito delle richieste dell’ente locale di adeguarsi alle normative ambientali, i titolari hanno presentato progetti secondo quanto stabilito dal Tar, ma nessuno li ha mai controllati o contestati. Tutti gli impianti in fase di delocalizzizone o provvisori non possono sostenere una Conferenza dei servizi che obbliga alla localizzazioné, spiega Donato. Nella lunga diatriba non mancano le liste di possibili siti di trasferimento, al momento ci sono circa 15 ipotesi di luoghi in cui spostare gli impianti di demolizione. Negli anni si è letto di tutto: Santa Palomba, Casal Bianco, via di Torre Spaccata, solo per citarne alcuni. Ma nessuno è mai risultare idoneo ad un trasferimento immediato. Quel che è certo, è che intanto secondo le stime, circa 300 automobili romane al giorno, finiscono fuori dal Grande Raccordo Anulare per essere rottamate. Le auto come qualsiasi altro tipo di rifiuto fanno gola a molti e, secondo quanto apprende l’agenzia Dire, sono tanti gli imprenditori e i demolitori che da anni corrono ad accaparrarsi le auto che i romani non possono più smaltire in casa.

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