La spietata cabala di Palazzo Madama: senza Italia Viva il governo balla

Maggioranza al di sotto dei 160 voti necessari: torna lo spettro del Prodi II
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ROMA – Cosi’ come le missioni internazionali furono il tormentone del governo Prodi cosi’ la prescrizione puo’ essere il banco di prova dell’esecutivo Conte. Dopo la rottura di ieri sera a Palazzo Chigi tra Italia Viva e il resto della maggioranza, i numeri al Senato traballano.

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“L’accordo a tre sulla prescrizione, a mio avviso, non ha la maggioranza in Parlamento”, ha detto oggi Renzi, che minaccia di presentare in Senato una proposta di legge per ripristinare la riforma Orlando. Il governo, intanto, annuncia per lunedi’ consiglio dei ministri straordinario per adottare la delega sul processo penale e, forse, un decreto sulla prescrizione. Ma il governo sarebbe in grado di reggere a una defezione di Italia viva a Palazzo Madama senza i 17 voti di Italia viva? Numeri alla mano, l’esecutivo rischia molto. E ritorna calzante il paragone con il Prodi II, quando lungo la linea della maggioranza ‘ballavano’ decisivi i voti degli eletti all’estero (a cominciare dall’indimenticato senatore italo argentino Pallaro) e quelli degli indipendenti di Rifondazione Comunista, Turigliatto e Rossi, e dei senatori a vita. Nomi che potrebbero oggi essere sostituiti da quelli, ad esempio, di Saverio De Bonis, Lello Ciampolillo, Carlo Martelli. All’atto della fiducia a palazzo Madama, il 10 settembre scorso, il governo Conte incasso’ 169 voti, 9 in piu’ della maggioranza assoluta del Senato, che oggi e’ composto da 359 senatori, con la maggioranza dunque a 160. La soglia della maggioranza si e’ modificata nei mesi e oggi il governo puo’ contare sui 134 voti sicuri di Pd e M5s, 36 piu’ 98, (a meno di defezioni dell’ultima ora). A questi si aggiungono in teoria 19 senatori del gruppo misto e 8 delle Autonomie. Sarebbero in totale 161 senatori, appena uno in piu’ dei 160 necessari. Ma a questi bisogna sottrarre i voti dei senatori del gruppo misto e delle autonomie che il 10 settembre scorso non votarono la fiducia: Lello Ciampolillo e Saverio De Bonis ad esempio non parteciparono al voto. Oggi cosa farebbero? A settembre si astennero poi Gianluigi Paragone e 3 senatori dell’Svp. Voto’ contro’ l’ex M5s Carlo Martelli, anche lui oggi nel misto. Senza questi sette voti la soglia dei 161 ipotetici si abbasserebbe di molto, fino a scendere a quota 154. Questo sempre che i senatori a vita Monti, Napolitano e Segre confermino il loro voto a favore. Restano da considerare poi i senatori a vita non iscritti a nessun gruppo, Carlo Rubbia e Renzo Piano. Ma anche cosi’ il governo non ce la farebbe a stare sopra la linea di galleggiamento dei 160 voti. Anche perche’ potrebbero mancare anche altri voti, come quello di Matteo Richetti, che non voto’ la fiducia al Conte II e di Pierferdinando Casini, vicino su molti temi alle posizioni di Renzi.

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7 Febbraio 2020
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