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Italia punta sui nanosatelliti con Alcor di Asi

Il mercato dei nanosatelliti è in grande sviluppo: si stima che entro il 2030 raggiungerà gli 8,9 miliardi di dollari

ROMA – L’Italia dello spazio punta sui nanosatelliti con Alcor, il programma dell’Asi, Agenzia spaziale italiana, per il sostegno allo sviluppo delle tecnologie e delle missioni per i satelliti miniaturizzati. I ricercatori cercavano non solo un nome che avesse attinenza con lo Spazio, ma che potesse anche esprimere al meglio l’innovatività e la capacità di un’azione sinergica fra i piccoli satelliti e i grandi satelliti, caratteristiche fondanti di questo programma. Alla fine il nome scelto, Alcor, è stato proposto proprio dal presidente dell’Asi Giorgio Saccoccia.

È il nome di una stella della costellazione dell’Orsa maggiore che, insieme alla sua sorella maggiore Mizar, costituisce una binaria visuale fra le più famose del cielo. La binaria visuale è un sistema doppio di stelle che si riescono a distinguere a occhio nudo o al telescopio. Per questo, nell’antichità Alcor veniva utilizzata per fare una sorta di visita oculistica: chi riusciva a vedere Alcor aveva una vista perfetta, era dotato di lungimiranza. E guardare lontano è proprio uno degli obiettivi di questa missione, ma le analogie fra la missione e la stella della costellazione dell’Orsa maggiore non sono finite. Infatti le due stelle binarie, Alcor e Mizar, si danno luminosità l’una con l’altra in un rapporto di reciprocità, così come i piccoli satelliti possono essere di grande supporto alle missioni tradizionali e ai grandi satelliti.

Il mercato dei nanosatelliti è in grande sviluppo: si stima che entro il 2030 raggiungerà gli 8,9 miliardi di dollari. Anche negli anni della pandemia questo settore non ha subito contrazioni, anzi ha continuato a crescere attestandosi sui 2,2 miliardi di dollari. Ma quali sono i vantaggi dei nanosatelliti? Innovazione, velocità, versatilità, ma anche costi contenuti, tempi di sviluppo ridotti che permettono di ottimizzare al meglio le tecnologie disponibili e masse ridotte che permettono di aumentare la frequenza di lanci. I nanosatelliti, infatti, oltre a poter essere lanciati con missioni dedicate possono anche entrare a far parte di missioni tradizionali come carichi secondari, abbattendo di conseguenza i costi.

L’Asi non è nuova al mercato dei nanosatelliti, basti pensare a LiciaCube, CubeSat a bordo della missione di difesa planetaria della Nasa DART, che avrà il compito di fotografare l’effetto dell’impatto della sonda sull’asteroide bersaglio, e ArgoMoon, CubeSat che volerà a bordo del lanciatore statunitense Space Launch System durante la missione lunare dell’agenzia spaziale statunitense Artemis 1. Nel 2020 però l’Asi ha deciso di dotarsi di un’unità dedicata: l’Unità di Sviluppo di Micro e Nano Satelliti guidata proprio da Silvia Natalucci.
Il primo atto della nuova unità è stato il lancio del bando ‘Future missioni CubeSat’, che ha visto una grande risposta con 22 partecipanti fra Centri di Ricerca e Università e 78 aziende, prevalentemente Piccole e medie imprese, per un totale di 49 proposte. Di queste ne sono state selezionate 20 che l’Asi conta di avviare entro i primi mesi del prossimo anno grazie all’aumento del budget disponibile. Infatti, ai 15 milioni di euro inizialmente previsti si sono aggiunte altre risorse a valere sugli stanziamenti di 90 milioni di euro per missioni e 30 milioni di euro per tecnologie previsti dal Piano triennale delle attività 2021-2023 dell’Agenzia spaziale italiana.

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2022-06-06T14:59:34+02:00