Santoianni (Aic): “Combattere il caporalato è un atto di civiltà da fare in squadra”

Webinar 'Lotta al caporalato: sicurezza e legalità come fondamento di un lavoro dignitoso'. Bellanova: "Fenomeno anche al nord e riguarda molti settori"
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ROMA – “In questi decenni abbiamo accompagnato il rafforzamento dei piccoli e medi agricoltori italiani e delle famiglie contadine, che dopo le riforme agrarie hanno potuto trasformarsi in imprese, via via più consolidate. Che oggi sono presidio dei loro territori e proiettano l’ideale del Made in Italy nel mondo. Quest’ultimo anno – entrati improvvisamente nell’era Covid – abbiamo riscoperto, alla prova delle molte difficoltà, il legame con i nostri associati. Io sono collegato con voi dalla Calabria, dove da domani saremo in zona rossa. Qui come altrove chiediamo nuovamente ai nostri agricoltori di essere resilienti e rinnovare le modalità per arrivare ai consumatori. In questo sforzo noi siamo al loro fianco”. Lo ha detto il presidente dell’Associazione italiana coltivatori (Aic), Giuseppino Santoianni durante il webinar ‘Lotta al caporalato: sicurezza e legalità come fondamento di un lavoro dignitoso’.

“Ma- ha aggiunto il presidente Aic- non possiamo certo scordarci di essere al fianco dei lavoratori. Per questo Aic a marzo di quest’anno si è fatta promotrice di un appello che chiedeva al Governo di regolarizzare i lavoratori agricoli, con particolare attenzione alle persone immigrate. Per loro alla fragilità del lavoro senza tutele si aggiunge l’irregolarità della permanenza in Italia, ulteriore strumento di ricatto in mano agli sfruttatori. Abbiamo quindi sostenuto la battaglia della ministra Bellanova per arrivare a tale provvedimento. Anche se speravamo che in ultima analisi avesse un impatto più significativo sui lavoratori irregolari del nostro settore, rimane un passo importante, punto di riferimento per i provvedimenti successivi in questa direzione. E tutti insieme dobbiamo fare di più per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto positivo che ha per l’intera società il riconoscimento dei diritti di una parte di essa”.

“Quattro anni fa- ha concluso Sanoianni- entrava in vigore la legge 199 – cosiddetta per il contrasto al caporalato – e anche quest’anno organizziamo un’iniziativa per parlarne, per non far scemare l’attenzione su questo tema. La battaglia contro il caporalato è un atto di civiltà sul quale dobbiamo avere la massima attenzione, perché definirsi paese civile e democratico passa anche da questo. Non lo facciamo da soli. Quest’anno AIC collabora con l’associazione di studenti Elsa e altri partner che patrocinano l’iniziativa. I nostri relatori tratteranno l’argomento da vari punti di vista. Ci auguriamo che questo possa dare la giusta profondità di analisi. Crediamo nelle battaglie fatte insieme. Bisogna fare squadra – tra istituzioni, sindacati, associazioni di categoria e con le altre espressioni della società civile – per poter avere dei risultati significativi in questa battaglia. Noi come AIC ci siamo per continuare a fare la nostra parte”.

TONNICCHI (ELSA ROMA): “COME SCHIAVITÙ, RIGUARDA ANCHE ITALIANI”

“Il Webinar di oggi ha come obiettivo quello, non solo di approfondire, ma anche di sensibilizzare chi ci ascolta sul caporalato. Un fenomeno assimilabile spesso alla schiavitù. Sono tanti gli stranieri ma anche italiani vittime di violenze fisiche, psicologiche e talvolta anche sessuali. Se è vero che il lavoro nobilita l’animo è altrettanto vero che questo deve essere dignitoso e deve avere la sicurezza e la legalità alla base”, ha detto Eleonora Tonnicchi, vicepresidente Elsa Roma.

BELLANOVA: “FENOMENO ANCHE AL NORD E RIGUARDA MOLTI SETTORI”

“Il caporalato non è fenomeno arcaico ma un sistema criminale che si è adeguato alla modernità del sistema produttivo. Si tratta di un fenomeno che sottomette i lavoratori negandone anche i diritti umani”, è il commento della ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova durante il webinar.

“Secondo un’indagine di cui sono stata promotrice- ha aggiunto la ministra- il fenomeno da sud si è spostato al nord, perché come tutte le attività criminali, segue la ricchezza”. Non solo, “ormai non riguarda più solo l’agricoltura ma coinvolge anche altri settori come quello edile e la ristorazione e non coinvolge solo i lavoratori stranieri ma anche gli italiani”.

“La legge istituita per la lotta al caporalato è una pietra miliare, è la più innovativa in Europa, interviene per reprimere al contempo dà strumenti per denunciare il fenomeno. Tuttavia per sconfiggerlo una legge non basta: serve un’alleanza con i consumatori. Questi ultimi devono sapere che comprando prodotti alimentari sottocosto, vanno ad alimentare il fenomeno, perché quel risparmio lo sta pagando qualcun altro e cioè i lavoratori e le aziende”.

ANMIL: “GIRO D’AFFARI DA 5 MILIARDI”

Secondo alcuni dati usciti recentemente, il 25% delle aziende agricole ingaggiano i cosiddetti operai capisquadra che hanno la gestione di questi nuovi schiavi che possiamo definire del terzo millennio”, ha detto Franco D’Amico coordinatore Servizi statistico informatici Anmil. “Si tratta di un giro d’affari che muove intorno ai 5 miliardi di euro l’anno a fronte di paghe che non vanno oltre i 25-30 euro al giorno. Le regioni più coinvolte sono la Calabria con 22% dei lavoratori non in regola, la Campania con il 20, la Sicilia con il 19% e la Puglia con il 17%. Le più virtuose sono la Val D’Aosta e il Veneto”.

 

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5 Novembre 2020
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