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Mentre in Francia PMA per tutte, in Italia… Regione che vai sorte che trovi

Come funziona la procreazione medicalmente assistita in Italia? Dipende dalla Regione...
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ROMA – Via libera alla procreazione assistita per tutte le donne. E i figli maggiori di diciotto anni potranno conoscere l’identità di chi ha donato lo sperma o gli ovociti. Questa è la Francia. In Italia oltre al dato di una legge, la 40 del 2004, che è stata di fatto smontata e scritta quasi da capo, dopo lacrime e sangue, abbiamo il consueto puzzle impazzito delle Regioni. Nonostante con il Dpcm 12/01/17 il Servizio Sanitario Nazionale riconosca come erogabili ai cittadini le prestazioni relative alla Procreazione Medicalmente Assistita e ogni Regione abbia disposto delle procedure e dei costi, accade che alcuni centri pubblici non riescano ad avere tempi accettabili, che non ci siano abbastanza gameti per garantire l’eterologa e che vadano importati, che non ci sia possibilità via Ssn di eseguire diagnosi pre impianto con ticket, ed ecco quindi le diaspore e i debiti…. per chi può. Migrazioni verso altre Regioni, o ricorso ai centri privati o all’estero. Persino sulle età ogni territorio va per conto suo: limite a 43 anni per Piemonte, Lazio o Emilia Romagna, a 41 per la Valle d’Aosta, a 42 per Calabria e Liguria, a 45 per la Sardegna. E così via. Fortunate le venete che hanno il limite a 50. Un toto età vero e proprio. Numeri che cambiano la sorte della vita di una persona per una manciata di chilometri e sullo stesso territorio nazionale. A tutti gli effetti perdita di diritti per i più fragili, persone che hanno problemi di fertilità o malattie ereditarie, mancanze legate con buona probabile evidenza ai budget regionali più che a ragioni sanitarie, all’attenzione e lungimiranza dei singoli governi, o alle famose e ‘vituperate’ priorità. 

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