Costretti a stare con il padre violento, la mamma: “I miei figli vittime di Ctu”

La storia di Mila è quella di tante madri che vivono l'inferno della violenza domestica e, nel tentativo di separarsi dal marito maltrattante, per uscirne rischiano di perdere la potestà genitoriale
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ROMA – “Hanno costretto i miei figli a frequentare il padre, anche se lui è un violento“. La storia di Mila – il nome è di fantasia “perché ho paura che mi tolgano i ragazzi” – è quella di tante madri che vivono l’inferno della violenza domestica e, nel tentativo di separarsi dal marito maltrattante, per uscirne rischiano di perdere la potestà genitoriale. Per una Ctu (Consulenza tecnica d’ufficio, ndr) sfavorevole “che mi dipinge come una madre alienante, mentre il padre è descritto come responsabile”. Per l'”inerzia dei servizi sociali, che non fanno niente”. 

Ha 50 anni, Mila, una casa in provincia di Milano, un lavoro part-time e tre figli, Stella, oggi maggiorenne, Marco Antonio e Massimo, più piccoli, avuti da Pompeo (i nomi sono di fantasia, ndr) in quasi 20 anni di matrimonio. Anni di “discussioni, denigrazioni e privazioni”, racconta Mila, che in lei lasciano un solco profondo: “Ero innamorata di lui, ma fin dall’inizio della nostra storia dava segni di essere violento. Anche senza litigare mi lanciava oggetti addosso- spiega alla Dire- Quando si arrabbiava mi si avvicinava in modo minaccioso e, nonostante io lavorassi e il conto fosse cointestato, potevo spendere in autonomia solo 50 euro al mese. Qualsiasi spesa, anche le scarpe di mia figlia, doveva essere fatta in sua presenza“. 

Era aggressivo, Pompeo, “anche con Stella- denuncia la mamma- Quando frequentava le elementari le lanciava addosso i libri, le diceva che sua cugina era più brava e più intelligente di lei. Se Marco Antonio lo faceva arrabbiare gli tirava i capelli, una volta gli ha dato uno schiaffo così forte da fargli uscire il sangue dal naso. Gli ha mostrato il pugno dicendogli che doveva chiedergli scusa e ‘baciare le mani del suo padrone'”. Un’escalation di violenze che continua fino a quando lui “decide di riallacciare i rapporti con amici di vecchia data”, e tra loro una donna con la quale “raccontava di avere una relazione platonica. Poco prima del 17esimo compleanno di Stella però- continua la donna- davanti a tutti e tre i miei figli mi ha detto che gli facevo schifo, che non riusciva più a vivere con me e che se ne sarebbe andato di casa”.

Racconta queste cose, Mila, ai servizi sociali quando nel giugno del 2017 entrano nella vita della sua famiglia per la relazione psicodiagnostica: “l’inizio del disastro”, dice. E nel frattempo scopre che Pompeo “aveva svuotato i libretti di risparmio con vincolo pupillare dei miei figli e fatto sparire 140mila euro, tutti i nostri risparmi, dal conto. Prima di iniziare la separazione, quando lui era già via da casa, sono andata dai Carabinieri a denunciarlo per abbandono del tetto coniugale e per la sottrazione dei soldi da questi libretti- continua- I Carabinieri mi hanno detto che non potevano accettare la mia denuncia”. 

La prima udienza per la separazione al Tribunale civile di Milano si tiene nell’aprile del 2017: “Ho chiesto l’affido esclusivo- racconta Mila- La giudice ha disposto che i figli fossero collocati con me e che io sarei rimasta assegnataria della casa e ha chiesto la relazione psicodiagnostica da parte dei servizi sociali”. Alla prima audizione della Ctu, subito dopo l’udienza, “Stella e Marco Antonio raccontano delle botte del padre e viene confermato che sono fatti realmente vissuti”. È la volta dei servizi sociali, “a cui i ragazzi raccontano le stesse cose. Mia figlia è uscita dalla stanza piangendo- sottolinea la donna- e alla fine del colloquio mi viene detto che non si poteva aprire lo Spazio neutro per gli incontri protetti con il padre perché i miei ragazzi erano traumatizzati“. 

La situazione si ribalta pochi mesi dopo, “quando i servizi sociali hanno dato al mio ex marito la possibilità di vedere il più piccolo, Massimo”. Mila si limita ad eseguire, ma a quel punto la sua parola comincia ad essere messa in dubbio: “In una delle loro relazioni i servizi sociali hanno scritto: perché la signora porta il figlio allo Spazio neutro se il padre è violento? E poi arriva l’altra relazione della Ctu”, che alla fine di un colloquio “mi ha minacciato dicendomi che avrebbe scritto una relazione negativa se mi fossi opposta alla decisione di far andare Marco Antonio da solo con il papà”. (

Mila legge il documento: “‘Non vi è da parte della madre alcun tentativo di lettura del comportamento dei figli in termini di stati emotivi. Ella del resto con entrambi ha presentato in modo distorto il contesto della Ctu escludendo la funzione simbolica del terzo’. […] Qualora il progetto non ottenga la compliance della madre e dei suoi familiari e i minori manifestino nuovamente i comportamenti riscontrati in Ctu si renderà necessario l’allontanamento dei minori e del padre in casa famiglia“. 

Valutata la relazione, all’udienza dello scorso aprile un’altra giudice decide di ridurre gli alimenti “da 750 a 250 euro e la percentuale del contributo per le spese straordinarie dal 70 al 50%. Viene limitata la nostra potestà genitoriale e i nostri figli sono affidati ai servizi. Stanno due giorni e mezzo con me e due giorni e mezzo con il papà- racconta Mila- Stella si è rifiutata, Marco Antonio ha deciso di non dormire più con me, nonostante il padre lo avesse terrorizzato tentando di strangolarlo e una volta di investirlo”.

“Ora non mi rimprovera più”, racconta il ragazzo alla sua mamma, che tra le lacrime dice: “Gli accorda qualsiasi capriccio pur di portarlo dalla sua parte. Stanno facendo una strage di mamme accusate di essere alienanti”. La voce di Mila è rotta dal pianto: “Ti sfiniscono, ti succhiano le energie fisiche e psicologiche. Sono alla soglia della povertà. Le educatrici che stanno seguendo i miei figli mi hanno descritto come anaffettiva, hanno detto che non so prendermi cura della loro alimentazione. Si inventano qualsiasi cosa pur di dimostrare che la mamma è malevola”. Martedì 8 ottobre la data della prossima udienza: “I processi durano una vita, ma intanto i danni fatti sono enormi”, denuncia Mila. La quale ha deciso: “Voglio aderire al Comitato madri unite contro la violenza istituzionale, ho bisogno di aiuto“.

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3 Ottobre 2019
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