Uganda, Opiyo (Chapter Four): “Museveni come Mubarak, la fine è vicina”

L'attivista alla Dire: "Ong e giornalisti colpiti, militari in strada"
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di Brando Ricci

ROMA – “Il presidente Yoweri Museveni fa quello che facevano Robert Mugabe in Zimbabwe e Hosni Mubarak in Egitto: organizza solo elezioni che puo’ vincere”. A parlare con l’agenzia Dire e’ Nicholas Opiyo, 40 anni, ugandese, attivista per i diritti umani, animatore dell’organizzazione della societa’ civile Chapter Four. Fondata nel 2013 e di base nella capitale Kampala, l’ong prende il nome dall’articolo della Costituzione che contiene la Carta dei diritti.

In Uganda e’ in corso la campagna elettorale per il voto previsto il 14 gennaio, quando i cittadini saranno chiamati a scegliere tra undici candidati. Per dieci di loro l’obiettivo sara’ mettere fine al governo di Museveni, al potere dal 1986.
La campagna e’ stata caratterizzata da tensioni e violenza. Anche oggi sui social sono stati diffusi video di uno scontro tra polizia e lo staff di Robert Kyagulanyi Ssentamu, deputato e rapper 38enne, meglio noto come Bobi Wine, uno dei piu’ seri sfidanti del capo dello Stato. Nella collutazione con gli agenti almeno una guardia del corpo del politico sarebbe stata raggiunta da colpi di arma da fuoco e sarebbe in condizioni critiche.

Tra il 18 e il 19 novembre invece, almeno 28 persone erano morte in scontri con le forze dell’ordine seguiti all’ennesimo arresto di Wine. “Per molti aspetti la campagna elettorale e’ stata molto simile a quelle che l’hanno preceduta”, premette Opiyo. Convinto che questa volta pero’ ci sia una variabile che si sta rivelando decisiva: la pandemia di Covid-19. “Il governo la sta usando come scusa in modo perfetto” dice l’attivista: “Ogni volta che viene sciolta una manifestazione o fermato qualche esponente dell’opposizione si sostiene che e’ per via di una violazione delle linee guida sanitarie”.

Un’accusa, questa, formulata anche in occasione del fermo di Wine nel distretto orientale di Luuka, la settimana scorsa: proprio l’episodio che ha dato il via alle violenze. Evitare assembramenti e possibili situazioni di contagio, dunque, e’ una delle raccomandazioni chiave per la campagna. Secondo Opiyo, “la strada da percorrere dovrebbe essere quella delle radio e delle televisioni o delle piattaforme digitali”.

Anche il coinvolgimento e la gestione dei media, dice l’attivista, e’ pero’ un nodo controverso: “I giornalisti stanno ricevendo forti pressioni per limitare il piu’ possibile le apparizioni dei candidati delle opposizioni, mentre chi segue la campagna viene intralciato in tutti i modi”. Una stretta sui media che puo’ anche portare, secondo l’esponente di Chapter Four, a fare comizi radiofonici inconsapevoli del fatto che nessuno li sta ascoltando. “E’ successo al candidato del Forum for Democratic Change, Patrick Amuriat Oboi” dice Opiyo: “Due settimane fa aveva pagato per presenziare a uno show in radio ma gli era stato staccato il collegamento dopo pochi minuti”.

A segnare il clima anche la “crescente” presenza dei militari per le strade della citta’. Opiyo dice che “aumenta in modo costante”, al punto che “se un visitatore dovesse recarsi in questi giorni nei quartieri piu’ poveri di Kampala potrebbe pensare di trovarsi in una zona di guerra”. Ci sono poi i provvedimenti del governo rispetto alle organizzazioni della societa’ civile.

“Il National Bureau per le ong ha dichiarato illegali quelle che intendono portare avanti operazioni di monitoraggio elettorale- dice Opiyo- mentre i fondi di quattro realta’, tra le quali l’Uganda Women’s Network, sono stati congelati”. Secondo Opiyo, il presidente “ha il controllo di tutti i mezzi e gli organi dello Stato” e ha trasformato le elezioni “in un rituale”. Un rituale pero’ che, secondo l’esponente di Chapter Four, potrebbe finire con l’avere effetti inaspettati. “Ogni elezioni che passa Museveni si mostra sempre di piu’ per cio’ che e’ veramente, perdendo ogni velleita’ di legittimita’” accusa Opiyo. “La fine del suo dominio non e’ mai stata cosi’ vicina”.

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