La storia di Giulio, adolescente plusdotato

ROMA -“Io sinceramente non mi sento diverso dagli altri, ma riconosco che in certi momenti ho esigenze diverse. A scuola mi capita spesso di annoiarmi e mi fanno portare dei libri da leggere anche mentre interrogano. Purtroppo non facciamo cose adeguate su come dovrebbe essere il programma e gli esercizi. Lo studio non è molto adeguato”. A parlare alla Dire è Giulio Negro, un adolescente plusdotato che al momento frequenta le scuole Medie, che spiega con semplici parole quella che forse è l’area più problematica nell’ambito della plusdotazione: la scuola.

Le persone plusdotate hanno un’intelligenza nettamente superiore alla media. In Italia riguardano il 2% della popolazione, a cui va aggiunto un ulteriore 6% che afferisce all’alto potenziale cognitivo. In Italia bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati sono circa l’8% della popolazione.

Ad affrontare il pericolo più grande degli adolescenti plusdotati è la madre di Giulio, Claudia Arletti: “C’è il rischio paradossale di una dispersione scolastica, in quanto alcuni di questi ragazzini non vengono riconosciuti per tempo nelle loro specificità, nei loro talenti e ciò comporta che si perdano per strada, sperimentando la scuola solo come un luogo noioso e di costrizioni. Quando vengono riconosciuti- continua la mamma- si può pensare anche a dei programmi di arricchimento, se non proprio di approfondimento, che tengano viva la loro attenzione. Programmi che siano a lungo termine, dal momento che uno dei loro problemi è fargli capire che il lavoro comporta impegno e fatica. Serve che gli insegnanti siano preparati ad affrontare questo tipo di lavoro. Spesso ci vuole un po’ di fantasia, un po’ di inventiva. Se il Miur avesse già concretamente avviato dei programmi sarebbe tutto più semplice”.

Giulio è sempre stato “un bambino molto dotato- continua Arletti- ha imparato a leggere e a scrivere molto presto, è molto curioso, era il bambino da manuale della plusdotazione. Aveva grande interesse per lo Spazio, i pianeti, vede una grande mole di documentari e tante le domande che sono cominciate e non si sono ancora fermate“.

Tuttavia quando deve parlare dei suoi talenti Giulio parte da quello in cui non eccelle: “Non in educazione fisica e francese. Molto, invece, in matematica e in italiano, in grammatica, in tutte le materie scientifiche, storia, geografia, tecnologia e tecnica. Sono abbastanza bravo in arte”. Di sicuro a scuola non ha mai avuto difficoltà: “È sempre stato bravo- racconta la madre- qualche difficoltà l’ha avuta sicuramente sul fronte della noia. Lui andava a scuola alle elementari quando era piccolino portandosi Geronimo Stilton e dei giornalini. C’era questo tempo sempre troppo lungo e troppo vasto da riempire. Quando si è trattato di scegliere la scuola Media speravo trovasse un ambiente che gli desse più soddisfazione, più ricco. Allora mi resi conto che era il caso di andare in fondo e fargli fare una valutazione. Purtroppo portare a scuola una valutazione di plusdotazione- sottolinea Arletti- che indica un bisogno di aiuto, non serve tanto perché manca un quadro legislativo, non ci sono dei programmi. In questo contesto l’aiuto vero viene dall’ambiente, dalla famiglia, poiché a scuola la noia non si è risolta”.

 

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Infatti a Giulio “è capitato anche ultimamente” di leggere mentre ascolta la lezione e di capire ugualmente ciò che l’insegnate spiega. Sulla scelta del liceo è ancora “indeciso tra il Classico e lo Scientifico- ammette l’adolescente- mi piacciono le materie scientifiche, ma vorrei imparare bene il greco e il latino”. Alla monotonia vissuta a scuola non corrisponde fortunatamente nessuna noia nelle relazioni sociali, anzi di amici Giulio ne ha tanti: “Nella mia classe- conferma- ci sono persone con i miei stessi interessi”.

Claudia Arletti fa parte dell’Aget (Associazione genitori education to talent) che “oltre ad aiutare i bambini con i laboratori di ogni genere e tipo – dall’italiano alla matematica, fisica, botanica e fumetti – cerca di sensibilizzare le istituzioni, in particolare la scuola”. Questi giovani speciali hanno tanti sogni ed è importante non spegnerli. Giulio, ad esempio, ha un desiderio davvero particolare: “Avrei un’idea- conclude- dopo l’Università vorrei avviare un’impresa agricola ecologica. Non il negozietto o una piccola impresa, ma una vasta però sempre ecologica”.

23 Gennaio 2018
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