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In Italia 2% della popolazione è plusdotata, il 6% ha alto potenziale cognitivo

ROMA  – “Le persone plusdotate hanno un’intelligenza nettamente superiore alla media. In Italia riguardano il 2% della popolazione, a cui va aggiunto un ulteriore 6% che afferisce all’alto potenziale cognitivo. Possiamo dire che in totale siamo in circa all’8% della popolazione di bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati nel nostro Paese”. A dirlo è Valeria Fazi, presidente dell’Associazione genitori education to talent (Aget), formata esclusivamente da madri e padri di bambini ad alto potenziale cognitivo già valutati dagli esperti in materia.

“Purtroppo questi bambini restano in ombra perché le nostre istituzioni non hanno ancora affrontato in maniera diretta la tematica. Consideriamo che- prosegue la mamma- i primi scritti sul tema in America risalgono a 100 anni fa. È un’ombra tutta italiana, perché se ci rivolgiamo all’estero, anche quello vicino a noi come lo Stato di San Marino, si inizia già a parlare di questa tematica e dei bambini plusdotati”.

Per Fazi l’unica cosa da fare oggi “è rimboccarsi le maniche come famiglie e insegnanti. Abbiamo soltanto due libri ad uso di genitori e docenti- conferma il presidente Aget- e sono solo per bambini ad alto potenziale cognitivo e plusdotati della scuola dell’infanzia. Per il resto è tutto demandato alla buona volontà di famiglie e insegnanti“.


Aget ha promosso oggi una premiazione per i giornalisti alla Camera dei deputati. “Purtroppo la tematica della plusdotazione, proprio perché sconosciuta in Italia, dà adito a molte interpretazioni. Abbiamo voluto premiare la buona comunicazione. Ultimamente- ricorda Fazi- è uscito anche un film per bambini plusdotati, ma una cosa è la cinematografia ed un’altra la realtà quotidiana dei nostri figli. Abbiamo voluto premiare quei giornalisti che nel corso del 2017 hanno saputo divulgare adeguatamente e con la giusta terminologia la tematica della plusdotazione”.

Un’ultima richiesta la presidente dell’Aget la rivolge al Miur: “Chiediamo di riconoscere che i nostri bambini esistono- afferma Fazi- sono tutti i giorni a scuola e si confrontano quotidianamente con gli insegnanti, con i compagni e con l’istituzione scolastica tutta. Riteniamo che sia riduttivo accorgersi di loro- conclude- solo quando ormai, diventati adulti, decidono di migrare all’estero”.

07 dicembre 2017

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