Siri indagato, per l’accusa ci fu tangente da 30.000 euro per incentivi eolico. “Sono allibito, resto dove mi trovo”

Le carte dell'inchiesta in cui Siri è accusato di corruzione: per gli inquirenti era "asservito" a interessi privati. Lui fa asse con Salvini: "Toninelli non doveva togliermi deleghe"
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ROMA – Una tangente da trentamila euro per “l’inserimento di provvedimenti di competenza governativa” che avrebbero poi consentito l’ottenimento di incentivi per il ‘minieolico’ da parte di alcuni imprenditori nel campo delle energie rinnovabili. Ruota attorno a questa accusa l’inchiesta per corruzione a carico del sottosegretario alle Infrastrutture, Armando Siri, portata avanti dalla Procura di Roma.

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SIRI: SONO ALLIBITO, DIMETTERMI? RESTO DOVE MI TROVO

“Sono allibito. La Lega è compatta e io resto dove mi trovo“. Cosi’ il sottosegretario Armando Siri arrivando al Senato. Il sottosegretario Armando Siri spiega “di non aver ancora parlato con il presidente del consiglio Giuseppe Conte” della vicenda che lo vede coinvolto. “Qui sono robe da pazzi, parli con uno e quello dice di conoscerti da venti anni”, dice a proposito di una parte delle contestazioni della magistratura.

Ma il rapporto con il ministro Danilo Toninelli è ormai logoro? “E’ quello che è. Lo vedete. Io comunque la penso come Salvini”. Salvini ha detto che lui non avrebbe tolto le deleghe a un suo sottosegretario.

ECCO LE ACCUSE NEL DECRETO DI PERQUISIZIONE

La tesi accusatoria è contenuta nel decreto di perquisizione firmato dal sostituto procuratore di Palermo, Gianluca De Leo, e dall’aggiunto Paolo Guido. Siri avrebbe ricevuto “la promessa e/o la dazione di trentamila euro – sostengono i pm romani – da parte di Paolo Franco Arata”, anche lui sotto indagine, amministratore della Etnea srl e della Alqantara srl, oltre che “dominus” della Solcara srl e della Solgesta srl, aziende operanti nell’eolico.

Ancora nel decreto, si legge che Siri avrebbe “asservito” le sue funzioni e i suoi poteri “ad interessi privati”. Una azione che sarebbe stata portata avanti da Siri “nella duplice qualità di senatore e di sottosegretario”.

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“ARATA CHIESE A SIRI DI MODIFICARE NORMA SU MINI-EOLICO”

Sempre nel decreto di perquisizione, si legge: “Le investigazioni effettuate hanno svelato lo stretto collegamento tra Arata ed esponenti del partito della Lega, in particolare l’attuale sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, stimolato da Arata a promuovere una modifica regolamentare degli incentivi connessi al mini-eolico”. Gli atti della vicenda, emersa nell’indagine di Palermo, sono stati trasmessi successivamente alla Procura di Roma, “ufficio con il quale – sottolineano i magistrati – è stato attivato ed è in corso un coordinamento investigativo”. Paolo Arata è un ex parlamentare di Forza Italia, genovese come Siri e indagato a Palermo.

“GRUPPO ARATA-NICASTRI HA CONTATO SU RETE ISTITUZIONALE”

“Il gruppo Arata/Nicastri, oltre alla competenza tecnica nel settore delle rinnovabili dell’ex sorvegliato speciale alcamese (Nicastri, ndr) ed alle sue conoscenze nei gangli amministrativi, ha potuto far affidamento sulla importante rete di rapporti istituzionali facente capo a Paolo Arata”. Anche questo è un passaggio del decreto di perquisizione redatto nell’ambito dell’inchiesta che coinvolge il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti Armando Siri e l’imprenditore di Alcamo (Trapani) Vito Nicastri.

Siri è indagato nel filone romano dell’inchiesta, mentre l’ex parlamentare Paolo Arata è sotto indagine nel capoluogo siciliano: quest’ultimo, secondo i magistrati, “ha fatto tesoro della sua precedente militanza politica, in Forza Italia, per trovare canali privilegiati di interlocuzione con organi politici regionali siciliani ed essere introdotto negli uffici tecnici incaricati di valutare, in particolare, i progetti relativi al ‘bio-metano'”.

“NICASTRI VERO REGISTA DELLE STRATEGIE IMPRENDITORIALI”

“Sono stati acquisiti elementi di prova circa l’esistenza di un reticolo di società, tutte operanti nel mercato delle energie rinnovabili, facenti capo solo formalmente alla famiglia Arata, ma di fatto partecipate occultamente da Vito Nicastri, vero regista delle strategie imprenditoriali”, si legge nel decreto di perquisizione.

Lo stesso Paolo Arata, indagato a Palermo, definiva Nicastri, imprenditore di Alcamo considerato vicino a Cosa nostra trapanese, “‘la persona più brava dell’Eolico in Italia’”. Secondo i magistrati Nicastri “oltre ad avere un’indubbia competenza ed abilità in tale settore, è un imprenditore pregiudicato e spregiudicato”.

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18 Aprile 2019
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