Siria, a Idlib migliaia in piazza: "Assad deve cadere" - DIRE.it

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Siria, a Idlib migliaia in piazza: “Assad deve cadere”

ROMA – “Non ci sono alternative alla caduta di Assad”: questo il nome in arabo dell’hashtag che sui social network accompagna foto e video della manifestazione in corso ad Idlib. Nella città, capoluogo dell’omonimo governatorato, migliaia di persone con in mano bandiere e cartelli, sono scese in strada per chiedere la fine del governo del presidente Bashar Al-Assad. 

Qualcuno sui social commenta che potrebbe trattarsi dell’ultimo venerdì di protesta per queste persone: delle strade e degli edifici di Idlib presto non potrebbero che restare macerie. L’abitudine di manifestare il venerdì si è diffusa nel mondo arabo nel 2011, in seguito alle rivoluzioni scoppiate in vari Paesi.

 Tra i cartelli degli abitanti di Idlib, si possono leggere invettive anche contro la Russia alleata della Siria, e i movimenti terroristi, tutti ritenuti responsabili di violenze contro la popolazione. Damasco da giorni promette un attacco finale all’ultima roccaforte dell’opposizione anti-governativa, e alcuni bombardamenti dell’aviazione russa hanno già avuto luogo nella regione. 

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Ieri, l’Ufficio per gli Affari umanitari delle Nazioni Unite ha dichiarato che nei primi 12 giorni di settembre circa 38.500 persone hanno lasciato le proprie case nel governatorato, per via degli attacchi o per il timore di morire sotto le bombe. Anche l’Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, intervenendo questo pomeriggio in conferenza stampa a Roma, ha avvisato che un attacco “causerebbe un numero imprecisato, ma comunque molto elevato di vittime”, e ha quindi incoraggiato la via del dialogo al fine di trovare una soluzione politica alla guerra che, in Siria, prosegue dal 2011.

 “Più di 12 aerei ed elicotteri hanno bombardato le aree civili nella zona meridionale, e sempre più persone sfollano verso la zona nord dove ci sono meno raid” racconta Ahmed, un abitante di Idlib, secondo una nota di oggi di Save the Children. “Le persone- prosegue il testimone- hanno una bruttissima sensazione, temono un massacro di donne, bambini e civili innocenti. Come se non bastasse, non c’è alcun posto sicuro dove andare, Idlib è l’ultimo posto dove le persone possono rifugiarsi. E ora, le persone sfollate sono allo scoperto, mentre gli aeroplani stanno attaccando una zona dove ci sono oltre duecento città e villaggi con una popolazione di oltre trecentomila persone”. Omar, 5 figli, profugo di Aleppo Ovest all’inizio del 2017, agli operatori di Save the Children ha racconta che “i bambini vivono nella paura, sono terrorizzati anche quando scoppia uno pneumatico, non serve più a niente dirgli ‘non avere paura’. Hanno visto cose orribili”. Anche lui conferma che “gli aerei sorvolano la parte meridionale della periferia di Idlib e la gente sta scappando verso nord, perché lì non ci sono aeroplani. Le persone si stanno dirigendo lì: gli attacchi non hanno pietà né per i bambini né per uomini, donne o anziani”.

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14 settembre 2018
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