Siria, Mohammed: “Sognavo l’università, ora do il pane a chi soffre”

ROMA – “Avrei voluto diventare un ingegnere in progettazione, ma ho interrotto gli studi al secondo anno di scuole superiori. Questa guerra ha interrotto i miei sogni… Ora lavoro come video maker per l’associazione Sham Smile Humanity (Ssh); cerchiamo di dare aiuto alla popolazione di Talbiseh, che da sei anni vive sotto assedio dell’esercito”. Mohammed – un nome di fantasia – ha 21 anni e vive nel governatorato di Homs, il cui assedio da parte delle forze governative è parte del conflitto che in Siria prosegue dal 2011. All’agenzia Dire Mohammed racconta delle attività dell’associazione a cui collabora insieme con altri volontari: “ci occupiamo di consegnare il pane prodotto dal forno, per alleviare la mancanza di cibo. Costa un dollaro al chilo. Distribuiamo anche acqua potabile”. Secondo ong locali, a Talbiseh, circa 20 chilometri a nord della città di Homs, vivono oltre 70mila persone che necessiterebbero di 26mila pagnotte al giorno. “Qui di pane non se ne trova molto – racconta Mohammed – per questo il lavoro del forno è importante“. Il governo del presidente Bashar Assad non permette ai convogli umanitari di entrare nell’area di Homs e la popolazione si sarebbe opposta ai “trasferimenti forzati” decisi da Damasco con il sostegno della Russia. I bombardamenti proseguono quotidianamente, sottolinea Mohammed, ma non è sempre facile capire chi sia a compierli: “Caccia aerei di Damasco, russi, addirittura israeliani… Le voci sono tante, ma sotto assedio non arrivano neanche le notizie”. Secondo ricostruzioni rilanciate dai media internazionali, da tempo il governo e i gruppi armati attivi nel nord del governatorato starebbero lavorando a una tregua. Nell’attesa e nella speranza che la vita torni alla normalità, Mohammed impiega il tempo anche girando e montando video: “Con i miei amici studiamo in internet, cerchiamo di restare aggiornati; un giorno riprenderò gli studi”.
11 Aprile 2018
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