VIDEO | La Scuola Sant’Anna Pisa inaugura il nuovo Biolabs a Ghezzano

Apre i battenti a Ghezzano di San Giuliano Terme uno spazio di 800 metri quadrati dove si studierà genetica, biologia e biochimica vegetale e non solo
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

PISA – Taglio del nastro per nuova sede del BioLabs della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, che da Pontedera apre i battenti e i laboratori di ricerca nella nuova sede di Ghezzano di San Giuliano Terme, coordinata dal direttore dell’Istituto di Scienze della Vita del Sant’Anna, Luca Sebastiani. Con l’inaugurazione si costituisce un rilevante “polo temporaneo” per la ricerca del Sant’Anna. Temporaneo, visto che queste infrastrutture sono destinate a trasferirsi nel nuovo campus in fase di progettazione, sempre nel Comune di San Giuliano Terme (ma che sorgerà in via dei Praticelli).

I BioLabs ospiteranno su una superficie di circa 800 metri quadri oltre 40 persone, tra docenti, ricercatori e dottorandi. All’interno i filoni di studio spazieranno dalla genetica, alla biologia e biochimica vegetale fino a settori più applicativi, come le biotecnologie vegetali, l’entomologia e l’ecologia degli insetti e l’agronomia applicata. Si tratta della terza infrastruttura di ricerca a Ghezzano, che si aggiunge al laboratorio di robotica percettiva PercRo dell’Istituto TeCIP (tecnologie della comunicazione, dell’informazione, della percezione) e al PlantLab, sempre dell’Istituto di Scienze della Vita. Le tre infrastrutture sono praticamente contigue.

 

“Ho il piacere di inaugurare questo laboratorio alla fine del mio mandato”, sottolinea il rettore uscente del Sant’Anna Pierdomenico Perata, prima di passare il testimone a Sabina Nuti, la nuova rettrice che assumerà la carica mercoledì 8 maggio. “Oggi- sottolinea- inauguriamo uno spazio importante. Mettere in ambienti limitrofi i team di ricerca che possono scambiarsi informazioni è fondamentale per creare quella massa critica che fa la differenza nella ricerca”. Un luogo temporaneo, ricorda anche Nuti, pensando al nuovo polo di San Giuliano: una struttura “che per alcune vicissitudini, visto che già in fase progettuale c’è stato un ricorso al Tar, è stata bloccata. Tuttavia spero di riprendere con forza” questa strada “durante il mio mandato da rettrice”.

LO STUDIO SUI PIOPPI DISINQUINANTI

Pioppi antinquinanti, ‘super alimenti’ e studi per limitare o controllare i problemi della mosca sulla produzione dell’olio di oliva. Sono tre filoni, tra i tanti, di ricerca portati avanti dal Biolabs della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Dallo studio dei pioppi, spiega ancora il coordinatore del Biolabs Sebastiani, “stiamo cercando di capire come la specie possa essere utilizzata per il disinquinamento dei siti contaminati, ovvero per rimuovere inquinanti organici come i metalli pesanti”. Inoltre, sottolinea, “raccogliendo queste informazioni proviamo a migliorare le piante, rendendole sempre più efficienti in questa azione ambientale“.

Si tratta di “un sistema naturale, senza l’intervento chimico o fisico, che spesso sono molto invasivi su terreni o acque: è la pianta, infatti, a distruggere i composti inquinanti nell’ambiente”. Certo, precisa, “sono interventi che hanno bisogno di più tempo per essere utilizzati, tuttavia hanno costi di realizzazione molto più bassi. Integrando, quindi, i sistemi tradizionali con questi naturali, possiamo ottenere dei risultati vantaggiosi”.

C’è poi la ricerca sui cosiddetti ‘super alimenti’. In pratica, spiega Laura Ercoli, docente di agronomia generale e coltivazioni erbacee, “studiamo come produrre alimenti arricchiti rispetto a quelli tradizionali da composti nutraceutici, cioè che possiedono un effetto benefico sulla salute umana. Prodotti indicati per tutti e protettivi”. Si tratta di processi naturali, messi in campo “durante la fase di coltivazione. Sui cereali, per esempio, non aggiungiamo nulla dopo la raccolta, ma interveniamo con tecniche specifiche sulla pianta per arricchirne la granella”, come “la concimazione con ferro e zinco”. 

C’è poi un altro ambito pratico e di forte interesse in Toscana: gli studi condotti sulla mosca olearia, che tanto influisce sulla resa dell’olio di oliva. “Anche all’interno di progetti con la Regione Toscana”, afferma Ruggero Petacchi, ricercatore di entomologia agraria, “ci occupiamo di tecniche e strategie di controllo alternative al mezzo chimico, da una parte; dall’altra gestiamo reti di monitoraggio per aiutare gli enti pubblici nei progetti di difesa sul territorio”. Il problema della mosca, afferma, “c’è e ci sono stagioni più problematiche rispetto ad altre. Noi cerchiamo di prevedere, utilizzando i modelli climatici e conoscendo la biologia dell’insetto, quello che può essere la gravità dell’attacco, anno dopo anno”.

UN NUOVO BIOLABS SENZA MURI, CON DOTTORATI DA TUTTO IL MONDO

Al Sant’Anna di Pisa e al suo nuovo BioLabs “non ci sono muri e d’altra parte se si vuole fare scienza di alto profilo bisogna essere aperti e disponibili nei confronti degli altri, acquisendo, perché così si impara moltissimo”. Lo spiega Mario Enrico Pè, professore di genetica alla Scuola Superiore e preside della Classe accademica di scienze sperimentali.

“Qui ci occupiamo di genetica delle piante e in materie come l’agro-biodiversità, abbiamo mirato in maniera specifica a studenti che provengono da Paesi terzi, come Asia, Sud America e Africa. E proprio per svolgere attività di ricerca che abbiano senso, per questi studenti facciamo ricerche fatte in parte a Pisa, in parte nei loro Paesi di origine”.

All’interno del BioLabs, infatti, ci sono allievi dottorati di tutto il mondo e più in generale al Sant’Anna, dei circa 350 allievi, il 30% viene dall’estero. Ed è sull’asse costruito tra Pisa e l’Etiopia, per esempio, che la scuola sta portando un progetto di ricerca sul grano. “In Etiopia- spiega il docente- stiamo lavorando da circa dieci anni: siamo partiti con la caratterizzazione dei grani duri, visto che stiamo parlando di un Paese con una ricchezza di variabilità e che coltiva grano duro da millenni”. Tuttavia “la ricchezza che hanno è poco conosciuta, stiamo parlando di una sorta di riserva di caratteristiche che possono essere utilizzate non soltanto per migliorare l’agricoltura in Etiopia, ma anche per il grano mondiale”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

30 Aprile 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»