‘Mani tese’: “Cresce il contributo della diaspore del Burkina Faso”. I dati

I dati di una ricerca sull'associazionismo della diaspora burkinabé in Italia: una comunità di 14 mila persone che da qui hanno sempre continuato a sostenere i villaggi in Africa
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ROMA – Sono ora disponibili i risultati della ricerca sull’associazionismo della diaspora burkinabé in Italia realizzata dal CeSPI nell’ambito del progetto ‘Imprese sociali innovative e partecipazione dei migranti per l’inclusione sociale in Burkina Faso’ promosso da Mani Tese. Il progetto è realizzato in partenariato con Fondazione Acra, Cespi, Chico Mendes, Ital-Watinoma, Comune di Milano, Comune di Ouagadougou, Associazione Watinoma, Fiab (Federazione nazionale delle industrie agroalimentari e di trasformazione del Burkina Faso) e Fenaferb (Federazione nazionale delle donne rurali del Burkina Faso) ed è co-finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics).

La comunità burkinabè in Italia è composta da circa 14mila persone residenti, in buona misura appartenenti all’etnia bissà, nota per la spiccata vocazione alla mobilità come anche per il forte legame con il proprio territorio (soprattutto la Provincia del Boulgou). Poco numerosi rispetto ad altri gruppi di migranti in Italia, purtuttavia i burkinabè rivestono un ruolo significativo per lo sviluppo del loro Paese d’origine, non solo a fronte delle rimesse individuali inviate alle famiglie d’origine, ma anche per le rimesse collettive e solidaristiche inviate tramite le associazioni create in Italia.

Lo studio ha interessato oltre 40 organizzazioni burkinabè con 20 rappresentanti di associazioni intervistati, tre focus group e quattro incontri territoriali. L’indagine ha preso in esame una presenza di lungo periodo di cittadini burkinabé ben integrata dal punto di vista economico-occupazionale e socio-culturale: persone con una occupazione stabile, con figli e famiglia in Italia, nelle condizioni di potersi dedicare a forme di associazionismo con finalità di integrazione e co-sviluppo. Sono state coinvolte associazioni (di stampo nazionale, regionale o provinciale) che riuniscono burkinabé dello stesso territorio in Italia, gruppi di mutuo aiuto e sostegno al processo di integrazione e Associazioni di Villaggio familiari.

“La componente di legame e contributo allo sviluppo con il Paese di origine è molto più forte e solida tra queste ultime – dichiara Anna Ferro, ricercatrice del Cespi-. Le associazioni di villaggio ricostituiscono all’estero legami locali, etnici, religiosi e familiari radicati a un preciso luogo di origine in Burkina Faso, garantendo nel tempo un aiuto costante alla comunità locale”.

“Alcune di queste sono molto semplici e piccole, generalmente poco professionalizzate, ma ricche di motivazione, – prosegue Ferro – poche altre sono organizzate su scala globale attraverso reti e commissioni che sfruttano le potenzialità delle tecnologie social e mobilitano risorse e competenze in più Paesi dove la diaspora vive”. Lo studio ha messo in luce una ricchezza di realtà associative in Italia che considera l’aiuto ai connazionali un dovere morale a cui non ci si può sottrarre, ma anche un contributo in vista di un possibile ritorno, nel futuro.

 

L’indagine rivela che i progetti sostenuti dalla diaspora in patria sono tradizionalmente votati a fornire infrastrutture di base (scuole, pozzi, supporto a centri di salute). Tuttavia alcune associazioni di migranti, anche come risultato della propria esperienza migratoria e di una diversa visione del mondo e dello sviluppo, hanno iniziato a pianificare interventi diversi per modalità e per contenuto coinvolgendo soprattutto i giovani e le donne.

Da attività circoscritte come la costruzione di un pozzo o la raccolta di viveri e vestiti da inviare in un container, alcune associazioni burkinabé hanno iniziato a dare sostegno economico ad altre istituzioni in loco (ad esempio una scuola rurale per l’acquisto di materiali, un orfanotrofio e una casa per donne). Alcuni si dedicano ad attività di sensibilizzazione sulla migrazione, spiegando i rischi della rotta libica. “Auto-sostenendoci riuscivamo a mettere una quota di 150 euro al mese da ridistribuire a 7 famiglie, anche per le cure mediche- ha dichiarato uno dei rappresentanti delle associazioni intervistati-. L’anno dopo invece di mandare i soldi ogni mese abbiamo pensato all’ipotesi di comprare dei telai e fare formazione, per non renderli dipendenti dai soldi…La formatrice era già una donna beneficiaria che sapeva usare il telaio, noi abbiamo investito per comprare il materiale”.

Dalle interviste con i rappresentanti dell’associazionismo burkinabé viene rilevata come significativa la diffusione della connessione Internet in Burkina Faso e la conseguente facilità nello scambio di comunicazioni tra i due paesi: in particolare, Whatsapp è citato come il mezzo preferito tra i “partner” perché consente di mandare foto e video che attestino anche l’avanzamento del progetto. L’indagine sulla diaspora burkinabé in Italia è stata svolta nell’ambito del progetto “Imprese sociali innovative e partecipazione dei migranti per l’inclusione sociale in Burkina Faso” che ha come obiettivo lo sviluppo di piccole imprese in ambito rurale con la partecipazione dei migranti burkinabé in Italia, lo sviluppo di applicazioni tecnologiche per le attività agricole, il supporto all’impresa sociale Ke de Burkinabé nella commercializzazione di prodotti agricoli locali e la promozione di politiche agro-alimentari in ambito urbano nella città di Ouagadougou nel quadro del Milan Urban Food Policy Pact.

Particolare valore aggiunto del progetto è stato il coinvolgimento della diaspora del Burkina Faso in Italia – che già in precedenza aveva caratterizzato il programma finanziato da Fondazioni for Africa Burkina Faso di cui questo progetto si pone in continuità – gestito in Italia dal Cespi che, insieme a Mani Tese, nei mesi scorsi ha organizzato degli incontri con le sei associazioni burkinabé che hanno scelto di supportare lo sviluppo di altrettante micro imprese di trasformazione agricola in Burkina Faso. Gli incontri si sono svolti a Milano e nelle tre sedi delle associazioni: Treviso, Napoli e Fiorenzuola.

“Mani Tese nella provincia del Boulgou, da dove provengono le associazioni coinvolte di migranti in Italia, sta concludendo in questi giorni un percorso di incubazione allo sviluppo di micro imprese – spiega Giovanni Sartor, responsabile della Cooperazione Internazionale di Mani Tese – all’interno di questo percorso un paio di esperti hanno incontrato le organizzazioni coinvolte per lavorare con loro alla preparazione di un business plan. Le migliori realtà imprenditoriali, nel corso della seconda annualità del progetto, riceveranno un contributo finanziario per acquistare gli strumenti necessari alla realizzazione del loro piano di sviluppo. Al finanziamento dei soggetti collettivi che stanno sostenendo contribuiranno anche le associazioni della diaspora”.

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29 Giugno 2019
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