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Atac, +Europa e Radicali in Campidoglio per far rispettare il referendum

"Ci auguriamo che la maggioranza in Assemblea Capitolina rispetti la volontà espressa dai cittadini in una consultazione democratica trasparente e regolare"
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ROMA – Una finta sindaca Raggi (ma incredibilmente simile nella sua imitazione, soprattutto vocale), con tanto di fascia tricolore al collo, e uno striscione sotto la statua di Marco Aurelio: “Faccio prima a Cavallo che coll’Atac”. Radicali, +Europa e Volt hanno festeggiato con ironia sotto il Campidoglio la proclamazione della vittoria del sì al referendum del novembre 2018 sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico locale e l’annuncio odierno del presidente dell’Assemblea capitolina, Marcello De Vito, della convocazione per il 25 febbraio di una seduta del Consiglio in cui si discuterà politicamente dell’esito della consultazione popolare.

“Attendiamo la discussione in aula Giulio Cesare e speriamo che possa confermare il sì uscito fuori dal voto dei romani nel referendum”, ha detto all’agenzia Dire il segretario dei Radicali, Massimiliano Iervolino, che auspica anche una discussione all’interno del centrosinistra.

Avevamo chiesto la convocazione del tavolo del centrosinistra per discutere l’esito dei referendum ma per ora non è arrivata nessuna risposta, nemmeno dai candidati a sindaco di Roma. Ci aspettiamo che su questo prendano una posizione in vista della discussione del 25 febbraio- ha aggiunto- Il tema della liberalizzazione del Tpl non è dirimente ma certamente molto importante per la nostra permanenza nel centrosinistra, come lo è quello sui rifiuti. Questi sono i due nodi principali che attanagliano Roma”.

Per il presidente dei Radicali di Roma, Francesco Mingiardi, in occasione del referendum “erano state truccate le carte mettendo un quorum che non esisteva, come hanno dimostrato le sentenze del Tar”. Mingiardi, tra i promotori del referendum, ha sottolineato che “Atac non è stata salvata, è in concordato preventivo. Il rischio di fallimento è enorme perché gli stessi commissari dicono che il concordato non viene rispettato. Il tpl di Roma è incarnato da una società che sta per fallire e questo è il momento di parlare del superamento di un modello antiquato. Abbiamo un mese prima che si tenga la seduta dell’Assemblea, dobbiamo fare capire che si tratta della vita delle persone perché le persone che non sono in grado di muoversi non sono libere”.

Per il deputato di +Europa, Riccardo Magi, quella ottenuta al referendum del 2018 è stata una “vittoria amara perché la sindaca Raggi scientemente e strategicamente non l’aveva proclamata, visto che alla fine del 2018 si sarebbe dovuta tenere una seduta di Assemblea, con il clima che c’era sulla situazione del Tpl, che avrebbe dovuto motivare perché non seguire l’indicazione dei cittadini. Questo passaggio di partecipazione e’ stato silenziato dalla sindaca, che si dovrebbe vergognare per essere stata costretta dal Tar a un atto dovuto, altrimenti sarebbe stata commissariata dal prefetto di Roma. A palazzo Senatorio ci sono dei falsari della democrazia“.

Tra meno di un mese le forze politiche in Campidoglio decideranno cosa fare dell’esito referendario: “Pretendiamo da tutte le forze politiche- ha proseguito Magi- che sia un dibattito vero, con i dati alla mano. Bisogna inchiodare l’amministrazione sui perché delle scelte fatte in questi due anni, periodo nel quale non è vero che la giunta Raggi ha salvato l’azienda e rilanciato il servizio. Perché l’azienda è perennemente sull’orlo del fallimento e ha inchiodato la città a un servizio, cosa che avevamo previsto puntando sulla scelta di mettere a gara il servizio per poi controllare il gestore che lo eroga”.

Anche Magi ha annunciato la mobilitazione in vista del 25 febbraio: “Non ci scoraggiamo, seguiremo e proveremo a preparare quella giornata perché il dibattito sia tale da fare assumere alle forze politiche le proprie per il futuro”. Perché il tema della messa a gara del tpl “sarà un punto cruciale della prossima campagna elettorale”, ha concluso Magi.

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Lavorando a scuola in questi mesi di pandemia vivo sulla mia pelle il costo umano e sociale dell’inefficienza del trasporto pubblico– afferma Emanuele Pinelli, il coordinatore capitolino di +Europa- La rimessa a gara del servizio, senza più l’assegnazione automatica all’Atac, sarebbe la prima boccata d’ossigeno per l’economia di Roma e per la qualità della vita dei romani- aggiunge- Ci auguriamo che la maggioranza in Assemblea Capitolina rispetti la volontà espressa dai cittadini in una consultazione democratica trasparente e regolare. Ma non ci facciamo troppe illusioni: si tratterebbe di avviare una gara calibrata sull’interesse di chi il servizio lo riceve, non solo sull’interesse di chi il servizio lo fornisce. E questa concezione del servizio pubblico non gode sempre di molta simpatia tra i Cinquestelle”.

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