Gli occhi folgoranti di Beatrice e Dante novello Ulisse nella lettura di Franco Ricordi

Speciale 'Donne da ricordare'
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ROMA – La ‘Divina Commedia’ come bibbia dell’amore. Non e’ solo il viaggio mistico verso il divino, ma il cammino di un uomo verso la donna amata: Dante “folgorato” dagli occhi di Beatrice, e poi dalla sua bocca, come descrive una delle terzine del canto XXXI del Purgatorio. E’ una nuova odissea quella di Dante, senza ritorno ad Itaca, che si trasforma in un viaggio verso l’alto, un’ascesa al Paradiso per amore. E’ questa l’interpretazione che Franco Ricordi, studioso di Dante ed attore, offre al suo pubblico, nel consueto appuntamento estivo con la lettura della Divina Commedia che ha visto, tra i canti selezionati, il XXXI del Purgatorio dedicato all’amore per Beatrice.

Nella cornice austera e fascinosa delle Terme di Caracalla, a Roma, l’attore, attraverso il commento e l’interpretazione di questa cantica, ha parlato di un amore moderno che sembra prefigurare quello shakesperiano di Romeo e Giulietta, quel legame esistenziale che l’amore ha con la morte come accade a Dante che, al cospetto di Beatrice, ‘davanti agli smeraldi da cui Amore lancio’ i suoi dardi’, colpito al cuore, ‘cadra’ svenuto’. Beatrice e’ una sacerdotessa che ammonisce, quasi “un pubblico ministero”, come la definisce Ricordi, che rimprovera a Dante di essersi smarrito, di aver perso ‘la retta via’, quella dell’amore appunto, di aver seguito il ‘canto delle sirene’ e lui, gigante della storia, appare improvvisamente afflitto e ‘in pentimento’, privo di parole, incerto e intimorito. E’ il ritratto di un eroe trasformato in uomo moderno che sconta la pena di aver perso l’amore, che soffre il dramma esistenziale, quella ‘colpa’ e quel dolore che secoli dopo con Kierkegaard diventeranno temi cruciali dell’esistenzialismo. Ma Beatrice e’ anche regina tra le sue ancelle, ha occhi verdi intensi, ‘splendenti’, tratti terreni e attraenti e tutto brilla come ‘sole in uno specchio’ e s’accendono ‘mille desideri, piu’ caldi della fiamma’.
‘Svela il tuo sorriso, la tua seconda bellezza’ le chiedono le ancelle sul finale della cantica e per Ricordi, tra ‘sfere celesti’ e ‘mente offuscata’, quella delle ultime terzine e’ la descrizione dell’atteso ‘bacio’ tra l’uomo che ha percorso tanta strada per andare incontro alla donna amata. La commedia umana che e’ il Purgatorio si chiude su questo trionfo di amore, tanto umano quanto divino. E divino, questo vuol mostrare Dante filosofo, ispirato dal neoplatonismo, nell’interpretazione che da sempre Franco Ricordi propone del padre della lingua italiana, e’ l’amore capace di elevare l’anima, di sollevarla aldila’ della vita terrestre, su un piano di giustizia e di armonia lontano dall’inferno umano.

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