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Afghanistan, la filosofa Ferri: “L’Europa rafforzi la propria funzione, vent’anni non sono stati vani”

Per la docente "aldilà delle responsabilità si tratta di una vera tragedia umanitaria che deve trovare una rapida soluzione e di un importante allarme terrorismo"
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ROMA – “In merito alla attualità afgana post-attentati, pare sempre più evidente che vi siano stati errori e assenza di lungimiranza sulla modalità attraverso cui sta avvenendo l’evacuazione dei cittadini americani e delle loro famiglie. Pare non sia stato neppure preventivato un registro dei possibili richiedenti il visto speciale di immigrazione e degli afghani vulnerabili né – a detta proprio del Presidente Biden – vi sarebbe un elenco dei cittadini statunitensi rimasti ancora sul territorio. Gran parte delle armi, droni, jeep, aerei etc., portati dagli Usa in Afghanistan, sono finiti in mano ai talebani“. Inizia con questa denuncia il commento della docente e filosofa Rita Ferri sulla tragedia umanitaria in corso di Afghanistan.

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Dopo gli ultimi attentati, almeno sette esplosioni e due kamikaze, la tragedia della presenza più circoscritta localmente dei talebani, con riferimenti ai Paesi immediatamente limitrofi, si somma alla tragedia del terrorismo con aspirazioni internazionali dell’Isis – Khorasan. Quest’ultimo, con cellule presenti a Kabul, non del tutto estraneo, contrariamente a quanto vuol farsi intendere, a frange talebane. Prendendo atto degli errori compiuti dalle ultime tre amministrazioni USA, non è ora necessario da parte dell’opinione pubblica indebolire ulteriormente le posizioni occidentali così da rafforzare il pensiero opposto antidemocratico e accrescere le fila dei jihadisti dell’Isis-K anche sui territori europei e USA. Le delicate prese di posizione statunitensi in tal senso saranno fondamentali per il futuro non solo dell’Afghanistan. Le decisioni dell’Europa, entro termini rapidi- insiste- unite a un auspicabile tempestivo ripensamento da parte di Biden del ruolo USA a difesa della democrazia tutta, saranno determinanti sul piano geopolitico internazionale a breve e lungo termine. Sono ora necessarie- spiega senza esitazione Ferri- misure concrete immediate ovvero un piano strategico internazionale che favorisca chi è restato in Afghanistan, soprattutto donne e bambini, e che impedisca ai terroristi di prendere ulteriore spazio, tanto in Afghanistan quanto nel resto dei Paesi”.

Continua: “In ambito statunitense, le opinioni sono diverse ma quasi tutte pongono in rilievo dei limiti nell’amministrazione delle decisioni. Sul New York Post del 21 agosto, per esempio, si fa riferimento al rilascio dalla prigione di Guantanamo Bay, durante la presidenza Obama, di cinque comandanti talebani. Gli stessi- ricorda Ferri- ebbero intento immediato di prendere contatti con militanti talebani attivi per tornare a combattere gli americani in Afghanistan. Secondo il New York Post le amministrazioni Obama-Biden hanno ‘chiuso un occhio’ sui preoccupanti rapporti dell’Intelligence, sebbene fosse giunta notizia che i detenuti liberati stavano utilizzando il Qatar come base per formare il regime in esilio. Sempre secondo il NY Post, all’inizio di quest’anno, uno di loro, Khairullah Khairkhwa, si è seduto di fronte all’inviato del Presidente Biden in Afghanistan, come parte della delegazione ufficiale talebana che ha negoziato i termini finali del ritiro degli Stati Uniti. In sintesi, la tesi di parte politica del quotidiano è che se Obama e Biden non avessero liberato i cinque talebani a Cuba, probabilmente Kabul non sarebbe tornata così repentinamente nelle mani dei talebani. Il New York Times, sempre del 21 agosto, scrive in merito al caos e dei messaggi contrastanti della Presidenza che fanno pensare a un Biden più intenzionato a lavarsi le mani dell’Afghanistan che a esprimere preoccupazione per la tragedia umanitaria che si sta consumando sul campo. Lo stesso Henry Kissinger, in un interessante intervento sull’Economist del 25 agosto dal titolo ‘Henry Kissinger sul perché l’America ha fallito in Afghanistan- scrive ancora Ferri- riflette sul fatto che, per quanto non sia stato possibile trasformare il Paese in una democrazia moderna, la diplomazia creativa e la forza avrebbero potuto creare presupposti diversi di garanzia per la popolazione e superare il terrorismo. Altro punto a cui lo statista fa riferimento è l’assenza di accordi preliminari assunti da Biden con gli alleati e con le persone coinvolte”.

Inoltre come puntualizza l’intellettuale: “Aldilà delle responsabilità si tratta di una vera tragedia umanitaria che deve trovare una rapida soluzione e di un importante allarme terrorismo. Condivido la contestazione a Enrico Letta che Giuliano Ferrara ha riportato nel suo articolo del 18 agosto 2021 su il Foglio dal titolo ‘Caro Letta, esportare la democrazia non è mai stato un errore. Le stupidaggini del segretario del Pd, a partire dal Muro di Berlino. Meglio farebbe a tornare agli studi’. Pensando alle scene dell’aeroporto di Kabul resta imprescindibile la ‘difesa del Diritto e della democrazia, a favore di chi ha chiesto e chiede tutela in tal senso, contro l’oppressione, contro l’imposizione con la forza e la brutalità. Quella visione rende chiara cognizione della vera volontà della maggioranza degli afgani e soprattutto delle donne”.

Spiega ancora Ferri: “Se è vero che la democrazia per essere affermata esige una lunga e gravosa promozione e un processo complesso che si sviluppa su lungo termine, con ricorsi possibili, è pur vero che essa ha necessità, come in questo caso, di un forte sostegno esterno, stante la violazione totale, sotto gli occhi di tutti, dei diritti fondamentali della persona. Gli errori compiuti stanno producendo, da un lato, un enorme esodo di profughi (con tutto ciò che ne consegue, compreso l’allarme terrorismo) e, dall’altro lato, gravissimi abusi, torture, mutilazioni e assassini per chi – presente sul territorio – si è posto in contrasto rispetto alla ‘volontà di potenza’ dei talebani. Il problema immediato e concreto riguarda esclusivamente l’utilizzo della coercizione, della sopraffazione e della violenza feroce. Comportamenti questi che debbono essere osteggiati e combattuti con fermezza e senza alcun compromesso. Se Marx nel 1844 scrisse che ‘La religione è il sospiro della creatura oppressa, il cuore di un mondo senza cuore, e l’anima di condizioni senza anima’, qui si evidenzia, piuttosto, come la religione rivesti il ruolo attivo di strumento per la creatura per opprimere e annullare l’altra creatura. Dunque, si tratta di un problema che riguarda il rispetto dei diritti e delle libertà. Ovvero concetti che non hanno limiti di territorio ma che riguardano ogni singolo individuo quindi l’intera umanità. Che il ritiro avrebbe potuto essere organizzato con modalità differenti, secondo tempi utili, tenendo conto della corruzione presente nelle istituzioni che ha demotivato e disincentivato lo stesso esercito afgano e, purtuttavia, della necessità di garantire la tutela dei diritti umani, con un piano di evacuazione adeguato e con una maggiore attenzione verso il dopo per la popolazione, mi pare che sia un dato incontrastabile. Semmai una nota positiva è determinata dalla resistenza che si sta organizzando e che sta a provare che i vent’anni di presenza statunitense e dei Paesi europei non è stata vana”.

Per la docente: “Donne e bambini hanno sempre pagato, e ancor oggi, il prezzo più alto in tutte le società e in tutti i periodi storici (fatte salve alcune rarissime eccezioni in società matriarcali cosiddette ‘primitive’). La volontà di potenza nietzschiana e adleriana, trovano la loro applicazione attraverso la forza fisica preponderante. È facile e ignobile dunque prevaricare contro chi intende farsi carico di tutelare. Tuttavia, se si comprende sino in fondo che quanto sta avvenendo è il ripristino di uno stato di oppressione e di violenza diviene impossibile non agire tempestivamente per liberare donne e bambine dal giogo dei loro carnefici i quali, attraverso la forza e la violenza, intendono imporre comportamenti inammissibili e belluini. Spetta all’Europa- conclude Ferri- di rafforzare la propria funzione pensando ad un proprio ruolo fondamentale, insieme agli USA, a tutela della democrazia in generale, a partire proprio dal rivalutare i rapporti con quei Paesi a noi più vicini, oltre che occuparsi immediatamente del transito e accoglienza dei flussi migratori provenienti dal Pakistan, dalla Turchia e dall’Iran. Senza dimenticare di attivare tutte le forme necessarie per la tutela della gente restata sul territorio afgano, in primis donne e bambini. Contrariamente a quanto parrebbe manifestarsi da parte USA, lo scacco politico subito dalla leadership governativa americana e l’allarmante rischio terrorismo dovrebbe, con il senno di poi, compattare ulteriormente gli intenti creando azioni comuni UE-USA e Italia-USA non solo contro i talebani ma anche tenendo conto di tutte le altre potenze antidemocratiche, a cui non è auspicabile lasciare campo libero in Afganistan o altrove. Durante il governo Conte, sul piano delle alleanze, sono stati compiuti degli errori strategici in ambito internazionale che avrebbero potuto condurci verso gravi conseguenze. Ora Draghi può certamente porsi come ottimo interlocutore per un approccio comune e nuovo sull’Afghanistan e non soltanto. Attendiamo nei prossimi giorni quale sarà il frutto della visione che pare similare tra la Merkel e Draghi, quali le risposte dopo il 31 agosto e per l’11 settembre dei talebani, quali le prospettive di azione della Comunità internazionale nei diversi contesti, a partire da G7 e G20, a favore della stabilità e dello sviluppo dell’Afganistan e della tutela della democrazia in generale, anche in altri Paesi’.

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