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Scioperi e mobilitazioni contro la Dad in tutta Italia: “Scuola sia priorità”

sciopero dad
La mobilitazione, organizzata in concomitanza con lo sciopero della scuola proclamato dai Cobas, ha coinvolto anche gli studenti e le famiglie che hanno deciso di sconnettersi per un giorno
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NAPOLI – Scuola aperta ‘whatever it takes’, dai nidi ai licei. È quello che ha scritto Giulia, 10 anni, sul cartello che stringe tra le mani. Ed è quello che chiedono i giovani della Rete Studenti Medi, il comitato Priorità alla scuola e i genitori che questa mattina si sono ritrovato in piazza Montecitorio a Roma per chiedere alle istituzioni il rientro in classe. “La Dad non è scuola. È un provvedimento di emergenza che può durare qualche giorno, non un anno. È una perdita enorme”, commentano gli organizzatori dell’iniziativa. Cristina Tagliabue ha fondato il comitato ‘Priorità alla scuola’ un anno fa, insieme ad altri quattro genitori. “Sembra assurdo ma oggi siamo qui in piazza per chiedere sempre la stessa cosa: che la scuola riapra subito. La scuola è in presenza, tutto il resto è discriminazione. Chiudiamo quello che non è essenziale– aggiunge- non la scuola”.

La mobilitazione, organizzata in concomitanza con lo sciopero della scuola proclamato dai Cobas, ha coinvolto anche gli studenti e le famiglie che hanno deciso di sconnettersi per un giorno. “È molto brutto stare a casa e vedere maestri e compagni solo attraverso uno schermo- racconta Chiara, 9 anni- Mi manca la scuola. Mi mancano i compagni”. Ma a chiedere un rientro in aula ci sono anche i ragazzi e le ragazze della Rete Studenti Medi, che sottolineano la continuità rispetto al governo precedente. “La scuola continua ad essere in fondo all’agenda politica di ciascun esecutivo- dice Daniele Conti- noi siamo qui per chiedere il ritorno in aula ma anche per chiedere che i fondi del Next Generation EU siano investiti per scuola e transizione ecologica. Per creare una scuola più giusta e un futuro più giusto”. I genitori, invece, chiedono che si faccia luce anche sugli aspetti emotivi: “mio figlio va alle superiori ma non torna a scuola dai primi di marzo. Complessivamente, dall’inizio dell’anno, sarà andato a scuola sette settimane. Questa non è scuola e il sacrificio che stiamo chiedendo ai nostri ragazzi è molto grande- racconta una mamma- Gli aspetti pratici si superano. Quello che è più difficile è la gestione degli aspetti emotivi e il dispiacere. La più piccola, che va alle medie, in queste settimane ha rivissuto quello che è successo durante il lockdown. Il più grande, invece, purtroppo si è abituato, ma vuole tornare alla sua socialità, ai suoi compagni e ai suoi professori”.

SCIOPERO DAD A NAPOLI: “RISORSE RECOVERY SU ISTRUZIONE PUBBLICA

Mobilitazione contro la Dad anche a Napoli nella giornata di sciopero nazionale convocata da Priorità alla Scuola e dai Cobas. Docenti, alunni e genitori si sono dati appuntamento alle 10 in piazza Dante dove sono presenti alcune centinaia di manifestanti che espongono cartelli per chiedere un ritorno in aula in sicurezza.
“Vogliamo che i venti miliardi di euro, fondi destinati alla scuola nell’ambito del Recovery Plan, servano a scorporare le classi pollaio, a darci scuole salubri, spaziose ed ecocompatibili, ad assumere 200mila precari, docenti e personale Ata. La Dad – spiega alla Dire la docente Marcella Raiola – non può diventare un sistema ordinario di erogazione della didattica. La scuola non è centro di addestramento lavoratori, ma un luogo che forma cittadini consapevoli e critici. Le scuole sono state chiuse per 29 settimane, e’ un record europeo. La scuola viene chiusa perche’ improduttiva. Non lo accettiamo”.

In piazza anche alcuni studenti che hanno aderito alla mobilitazione astenendosi per la giornata di oggi dalle lezioni a distanza. I manifestanti hanno portato con se’ dei libri che sono stati posizionati al centro della piazza a formare la scritta ‘cura’. “A Napoli – queste le rivendicazioni di Priorita’ alla Scuola – siamo in piazza per chiedere la riapertura delle scuole, per chiedere che vengano messe in campo immediatamente tutte quelle misure che fino ad ora sono state solo millantate: perche’ in Campania soprattutto sono state chiuse troppo a lungo e senza nel frattempo attivare alcun intervento sostanziale per tutelare davvero la salute pubblica e il diritto all’istruzione”.
Il movimento chiede che le risorse del Recovery Fund siano vincolate a rilanciare esclusivamente la scuola pubblica e i diritti all’istruzione e allo studio, indirizzando i fondi sulla riduzione a 15 del numero massimo di alunni per classe nelle aree svantaggiate come la Campania, la stabilizzazione dei precari, un potenziamento del trasporto pubblico e sull’edilizia scolastica perche’ ci siano ovunque in Italia spazi idonei per la scuola in presenza.

A BOLOGNA UN MIGLIAIO IN PIAZZA: “BASTA DAD, RIAPRITE LE SCUOLE”

Un migliaio di persone si sono radunate in piazza del Nettuno a Bologna per lo sciopero della scuola indetto da Cobas e Coordinamento precari, a cui ha aderito anche il comitato Priorità alla scuola. Si chiede sopra ogni cosa il ritorno in classe il prima possibile, perché “della Dad non ne possiamo più”. Quello di oggi, proclamato a livello nazionale, “è uno sciopero non solo sindacale, ma politico e sociale- sottolineano i Cobas- condiviso anche da genitori e studenti. È una giornata bellissima per tutti, anche per chi non c’è. È una giornata importante per la scuola pubblica italiana”. Ma non solo. Perché in piazza coi Cobas manifestano anche famiglie e lavoratori delle scuole private e paritarie, comprese quelle cattoliche. In più di un intervento al microfono, i manifestanti segnalano come si parli “sempre dei contagi nella scuola. Ma la stessa attenzione è rivolta anche agli altri luoghi di lavoro? Non sembra”. Alla manifestazione partecipano tra gli altri anche i ragazzi di Fridays for Future e le lavoratrici di Yoox.


Continui sono gli appelli dagli organizzatori al microfono perché siano rispettate le regole, in particolare indossare bene le mascherine e mantenere il distanziamento. In piazza ci sono anche tanti i bambini, con cartelli e costumi colorati, a chiedere di tornare presto a scuola. Due bambine leggono una poesia scritta per l’occasione, contro la Dad “che non funziona e a casa abbandona. Questa situazione per noi è un oltraggio, dovete trovare un po’ di coraggio”. Un altro gruppetto di alunne di quinta elementare della scuola San Giuseppe racconta la paura di non rivedere più i propri compagni, perché dall’anno prossimo si passa alle medie. “Non possono toglierci quella che per noi è una seconda casa– dicono le alunne di quinta elementare in piazza a Bologna, tra gli applausi dei manifestanti- la soluzione non è chiudere la scuola, perché dopo un mese i contagi hanno continuato a salire. Non è quello il problema. Perché gli altri negozi sono aperti, mentre la scuola è l’unica chiusa? Quando un giorno voteremo ci ricorderemo di quello che ci hanno fatto”. A prendere la parola è anche Cesare, studente del Minghetti. “Noi studenti siamo trattati come fantasmi per racimolare qualche contagio in meno e garantire l’apertura delle aziende”. Ma, aggiunge, “è importante che la scuola riapra almeno per i più piccoli, noi possiamo aspettare”. E comunque, mette in chiaro, “la Dad deve finire assolutamente con la fine dell’emergenza”. Oltre al ritorno in classe, del resto, i manifestanti ci tengono a spedire un messaggio chiaro al ministro Patrizio Bianchi. “La Dad e la digitalizzazione non possono essere usate per una trasformazione strutturale della scuola”, avvertono i Cobas. Che insistono: “La scuola non può essere subalterna alle imprese”. Le altre richieste cardine dello sciopero riguardano: la riduzione del numero degli alunni nelle classi; l’assunzione dei precari su tutti i posti disponibili, senza i quali “la scuola crolla”; maggiori investimenti in edilizia scolastica, per aumentare la sicurezza e avere nuovi spazi. A Bologna, sottolineano ad esempio i Cobas, “già ora le iscrizioni alle superiori vanno oltre gli spazi disponibili e le soluzioni al momento non vanno oltre i container”.

‘BASTA DAD’, PROTESTE IN PIAZZA A PESARO-ANCONA 

Anche nelle Marche il coordinamento regionale del comitato ‘Priorità alla scuola’ ha organizzato due iniziative di protesta, a Pesaro e ad Ancona, per chiedere la riapertura delle scuole. La mobilitazione, che ha coinvolto 60 piazze italiane, ha visto studenti e docenti uniti nello sciopero dalla didattica a distanza. “Chiediamo la riapertura della scuola in sicurezza– dice Irene Tonucci, mamma e tra le promotrici del comitato Priorità alla Scuola di Pesaro- La scuola deve tornare al centro del pensiero del Governo e di questo paese. È praticamente da un anno che i nostri ragazzi adolescenti non fanno lezioni in presenza. Sollecitiamo un piano ben preciso: vaccinazione a tappeto, stabilizzazione dei precari ed eliminazione delle classi pollaio. Temi che ci portiamo dietro da 20 anni e di cui oggi paghiamo lo scotto”.

Al Campus di Pesaro tra tamburi, cori e striscioni (‘Ridateci la scuola, ridateci il futuro’, ‘La scuola è vita, ridiamo vita alla scuola o ‘La scuola si cura oggi per il nostro futuro’) tra le 150 e le 200 persone. Genitori, studenti e docenti, rispettando il distanziamento, hanno messo in evidenza gli effetti negativi che la didattica a distanza ha sugli studenti. In piazza anche i consiglieri regionali del Partito Democratico Andrea Biancani e Micaela Vitri. “Scendiamo in piazza per chiedere che le risorse del Recovery Fund siano vincolate a rilanciare la scuola pubblica e i diritti all’istruzione e allo studio- recita il volantino del Comitato letto dai portavoce- Le risorse vengano usate per ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe, a garantire la continuità didattica assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con tre anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi ed a intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei a una scuola in presenza e in sicurezza”. La stessa iniziativa è stata organizzata, in contemporanea, anche in piazza Roma ad Ancona. “Dicevano che eravamo dei pazzi quando andavamo a protestare sotto la Regione- dicono alcuni dei manifestanti dorici- Eravamo in 30, oggi siamo più di duecento”. A Macerata invece è andata in scena una sorta di manifestazione silenziosa con numerosi cartelli di protesta affissi fuori dai cancelli di diverse scuole.

A BARI GENITORI IN PIAZZA PER DIRE ‘NO’ ALLA DAD

Si sono dati appuntamento sul lungomare di Bari per ribadire, ancora una volta che “la didattica a distanza non è scuola”. Sono i genitori e i bambini che hanno manifestato per chiedere la riapertura delle scuole e chiedere al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano di “non emanare ordinanze che risultano ancora più stringenti rispetto ai provvedimenti del governo”. I genitori chiedono che vengano riprese le lezioni in presenza anche in zona rossa. “È importante ricordare a tutte e a tutti che siamo obbligati al dovere di tutelare la salute pubblica ma siamo anche portatori di diritti fondamentali e che l’Istruzione è quello più importante se non vogliamo una cittadinanza che crederà che l’unico diritto di cui può godere è il diritto alla birra”, ricordano i manifestanti come Terry Marianuzzi del Comitato per il diritto alla salute e all’istruzione.

PROTESTA IN PIAZZA A PESCARA CONTRO LA DAD: “È ORA DI INVESTIRE

“Dopo un anno nessun Governo o regione ha fatto quello che andava fatto: ridurre numero alunni per classe, avviare un piano straordinario di assunzione per stabilizzare precari e tutto il personale necessario per la scuola e fare un grosso investimento per la scuola e l’edizione scolastica. Rischiamo di fare anche l’anno prossimo in dad. I soldi ci sono, quelli della fiscalità generale, bisogna investire il 5% del Pil sulla scuola e ci sono i fondi del Recovery Plan”. Così Corrado Di Sante, segretario provinciale Prc Pescara in occasione della manifestazione organizzata da Cobas e Coordinamento nazionale dei precari della scuola in piazza Sacro Cuore. “C’è una volontà di non dare una svolta. Investire in una scuola di qualità vuol dire assumere personale e fare spazi e in questi anni i soldi sono stati tagliati – dice ancora – Si preferisce la Dad alla scuola che è fatta di relazione”. “Ci vogliono risorse da destinare a questo problema gigantesco. La scuola chiude perché il sistema va in difficoltà, la scuola chiude perché non c’è personale per fare tracciamenti, la scuola chiude perché troppe attività non essenziali restano aperte. Si sacrifica il diritto all’istruzione e si contrappone a quello alla salute”, aggiunge Di Sante. “È ovvio che se i genitori devono andare a lavorare chi rimane davanti al computer? – si chiede -. Il tema è che se si è scelta la zona Confindustria dove si lavora e poi i problemi sono dei lavoratori”. “Non vogliamo focalizzare la nostra protesta su Dad sì o no, riapertura sì o no. Qui ne va delle scelte che verranno fatto con i soldi in ballo che andranno ad influire sul futuro della scuola per i prossimi 10-15 anni – aggiunge rispondendo alle domande della stampa Lorella Cappio di Cobas Scuola -. Ben vengano gli investimenti sulla digitalizzazione, ma non possiamo pensare che la scuola possa essere trasformata da questa che, tra l’altro, è ancora nelle mani delle multinazionali del web, senza alcun controllo sui nostri dati e quelli dei nostri ragazzi”.

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