VIDEO | FOTO | Bologna dal finestrino ai tempi del Covid-19: in viaggio sul 13 (vuoto)

La filovia 13 a Bologna è la più utilizzata di tutto il servizio Tper. Ieri siamo rimasti a bordo per tutto il tragitto, da un capo all'altro della città: vuote le strade, vuoto il bus
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BOLOGNA – Bologna nel limbo dell’emergenza coronavirus, Bologna scrutata da un finestrino: quello del filobus 13, che taglia tutta la città. Borgo Panigale, Santa Viola, l’ospedale Maggiore, poi via San Felice e il salotto del centro, prima di infilare via Murri e via Toscana fino a Rastignano.

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Che città mostra questo tragitto percorso ieri, tra le 11 e mezzogiorno? Via Normandia, il capolinea est: il Villaggio Ina offre una cartolina in sedicesimo della città. Pochissime persone in giro, vuoto il giardino e inaccessibili i giochi per i bambini, impacchettati con il nastro bianco e rosso. Sotto i portici è una sfilza di serrande abbassate. Solo davanti alla farmacia c’è più vita, sotto forma di fila. Puntuale l’avviso in vetrina: “Mascherine esaurite“. Stesso messaggio davanti a ogni farmacia che si incontra, va un po’ meglio con il gel igienizzante. Il tema si ripropone a bordo del bus: “Questo mezzo è igienizzato quotidianamente con soluzioni a base di ipoclorito di sodio”, spiega un cartello, aggiungendo che “rifiuti e altri oggetti non devono essere lasciati a bordo bus per mantenere un adeguato livello di pulizia”. Lo stesso cartello, così come un messaggio sonoro, dice anche: “Per il benessere di tutti invitiamo i passeggeri a mantenere per quanto possibile un adeguato margine di distanza dagli altri viaggiatori e dal conducente”. Del resto “è vietato accedere all’area adiacente il posto guida”, avverte un altro avviso: nastro bianco e rosso anche qui, a fare da ‘barriera’ tra la zona dell’autista e il resto del bus, mentre la porta anteriore resta sempre chiusa come ulteriore misura di distanziamento. Nessun pericolo di ressa, comunque: il filobus viaggia semideserto.

Eppure, in tempi normali, la filovia 13 è la più utilizzata di tutto il servizio Tper: nel 2019 ha trasportato oltre 15 milioni di passeggeri (intesi come viaggi totali). Numeri neanche immaginabili in questo periodo di emergenza e di forti limitazioni agli spostamenti delle persone. Dall’inizio dell’epidemia l’azienda ha stimato, sulla rete del bacino di Bologna, un calo dell’utenza compreso il 70% e il 90%, sempre più consistente mano mano che le misure di contenimento si sono fatte più rigide: attualmente il calo stimato supera il 90%. La riduzione delle corse, fa sapere però l’azienda, non è stata proporzionale e in questa fase è garantito oltre l’80% del servizio rispetto al pieno regime. Questo, spiega sempre Tper, principalmente per garantire il distanziamento tra i passeggeri, diluendo i carichi. Per lo stesso motivo, continuano a girare i bus di grandi dimensioni anche nei casi in cui potrebbero bastare mezzi più piccoli. Sul 13 preso ieri, ad esempio, ci sono una trentina di posti a sedere ma non capita mai di vederne occupato più di un terzo.

In questi giorni “giriamo con pochi passeggeri. Arriviamo al massimo a dieci”, conferma il conducente nei minuti di sosta al capolinea: ora come ora le presenze sui bus “non sono neanche paragonabili a una domenica, viaggiano molte meno persone. E’ come se fosse sempre la mattina del primo dell’anno”. Certo, “noto molti anziani ancora in giro“, aggiunge l’autista del 13, raccontando che per lo più usano il bus per brevi tragitti, quelli che servono per andare a fare la spesa o a comprare il giornale. Molti dei passeggeri sono muniti di mascherine e guanti, racconta il conducente, ma con il maggior isolamento del posto di guida comunque “siamo più tranquilli. A me non sono capitati episodi particolari. I passeggeri non vengono neanche più a chiedere informazioni, al massimo c’è qualcuno che non legge il cartello all’esterno del bus e non capisce perchè non apro la porta anteriore”. Se non altro, per il personale di Tper in questi giorni è più semplice la guida, visto che il solito traffico è un ricordo: “Hai voglia…”, si fa ben capire il conducente. La conferma è lampante appena si parte in direzione centro: il senso di vuoto provato sotto i portici del Villaggio Ina è niente quando si realizza che la via Emilia è praticamente sgombra. Il 13 divide la strada soprattutto con altri bus. Per il resto: poche auto private, qualche riders in bici o in scooter, ambulanze e taxi (che, ogni tanto, cedono alla tentazione di una manovra azzardata: il campo in fondo è pressochè libero…).

Per farsi un’idea, percorrendo tutto il ponte sul Reno il 13 incrocia in tutto cinque o sei veicoli che procedono in direzione opposta. A dominare il panorama urbano, così, è il grigio delle serrande abbassate: una sequenza quasi ininterrotta. La monotonia è evitata, oltre che dalle farmacie, dalle edicole e dagli alimentari (anche qui, altre file). Si aggiunge qualche profumeria, una delle quali avverte dalla vetrina che ha la disponibilità di gel per le mani. E non solo di quello, perchè volendo si possono acquistare anche i guanti: “Sia quelli neri che quelli blu”, per la precisione. Chiuse le attività ristorative, ma qua e là spunta l’occasione: “Si effettuano consegne a domicilio”. Per il resto, a bordo strada, tutto fermo: fanno eccezione alcuni cantieri e soprattutto i posti di blocco da parte di Polizia locale e Forze dell’ordine, che verificano il rispetto dell’obbligo di restare a casa.

In centro la scena non cambia, al massimo fa più effetto: lo scorcio delle Due torri offerto da via Ugo Bassi e via Rizzoli sembra quello dei T-Days, perchè si vedono pochissimi veicoli, solo che in questo caso non c’è neanche la gente a piedi. Vita solitaria per il Nettuno, nel cuore della città. La parte ovest del tragitto, che dalla ‘T’ porta in direzione di Rastignano, è un deja vu di quello che già si è potuto constatare tra Borgo Panigale e il centro. Solo a fine percorso, in zona San Ruffillo, la normalità del tran tran cittadino sembra battere un colpo: dopo decine di fermate inesorabilmente spopolate, nel punto in cui il 13 accosta ci sono una dozzina di persone in attesa. No, falso allarme: è la fila per l’ufficio postale che fa capolino dietro la fermata.

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26 Marzo 2020
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