FOTO | VIDEO | Legge anti-aborto, la protesta in Polonia si sposta nelle chiese

Continua in Polonia la mobilitazione contro la sentenza della Corte costituzionale polacca che vieta l'aborto anche in caso di malattie del feto
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – ‘Modlmy sie o prawo do aborcji’, ‘Preghiamo per il diritto all’aborto’. Sono le parole scritte in stampatello nero su un cartello accanto al fulmine simbolo di Ogolnopolski Strajk Kobiet (lo ‘Sciopero nazionale delle donne’), e mostrato da una donna nel corso di una celebrazione nella Chiesa di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso a Varsavia, in Polonia, ritratta in una fotografia condivisa stamattina sulla pagina Facebook dell’organizzazione femminile.

Al quarto giorno di mobilitazione contro la sentenza della Corte costituzionale polacca che vieta l’aborto anche in caso di malattie e malformazioni del feto, infatti, la protesta si sposta nelle chiese dove lo ‘Sciopero nazionale delle donne’ ha invitato oggi a lasciare le ‘banconote’ col simbolo dell’organizzazione o ad attaccare all’esterno un manifesto con una donna incinta in croce e la scritta ‘Twoja wina! Twoja wina! Twoja bardzo wielka wina’, ‘Tua colpa! Tua colpa! Tua grandissima colpa’.

LEGGI ANCHE: Legge anti-aborto in Polonia: le donne tornano in piazza

 

Nel mirino dell’azione le parole di Stanislaw Gadecki, presidente della Conferenza episcopale polacca, che ha accolto con favore la sentenza che di fatto sancisce il divieto totale di aborto nel Paese. L’organizzazione, lanciando l’hashtag #ToJestWojna, #questaèguerra, annuncia su Facebook nuovi blocchi cittadini “in macchina, in bicicletta e a piedi” per domani dalle ore 16 in poi, mentre si va verso l’organizzazione di uno sciopero generale per mercoledì 28 ottobre.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

25 Ottobre 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»