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Etiopia, la rabbia dei Giovani Tigrini: “Elezioni farsa, è in corso un genocidio”

Ieri c'è stato anche un bombardamento aereo sul mercato del villaggio di Togoga, nella regione etiopica del Tigray: 64 morti e 180 feriti
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ROMA – Un voto “farsa” al quali non hanno potuto partecipare 28 milioni di cittadini etiopi, organizzato con “un genocidio in corso”. E’ questa, secondo il gruppo di attivisti Giovani tigrini italiani, sentiti dall’agenzia Dire, la lettura corretta delle elezioni legislative e amministrative che si sono svolte lunedì in Etiopia. L’ultimo spunto della presa di posizione è un’intervista sull’Etiopia e il Tigray rilasciata da Sofonias Kassahun, redattore della testata giornalistica Black Post originario di Addis Abeba. Secondo i Giovani tigrini, il primo ministro Abiy Ahmed “non è mai stato eletto democraticamente” e “ha attaccato la regione del Tigray in seguito a democratiche elezioni regionali svolte dalla popolazione tigrina, previste dalla Costituzione della Repubblica federale ‘democratica’ d’Etiopia”. Gli attivisti continuano: “Non pago di perpetrare un genocidio, ancora in corso ha atteso il momento buono, il 21 giugno, per portare solo parte del Paese alle urne e ottenere una facile vittoria elettorale. Di fatto, ben 57 circoscrizioni elettorali – tra cui Tigray e Oromia, non a caso le regioni di più forte opposizione ad Ahmed – non hanno potuto esercitare il loro diritto di voto per ‘motivi di sicurezza’”.

I Giovani tigrini denunciano anche un tentativo del governo di negare il diritto a essere informati sul conflitto. La regione, si legge nella lettera, è “isolata dal giorno 4 novembre 2020 in fatto di telecomunicazioni ma anche di fornitura di servizi essenziali quali cibo, medicine e aiuti umanitari” ed è solo “grazie allo sforzo della diplomazia e dell’intelligence internazionale, nonché al racconto delle migliaia di profughi tigrini in Sudan che questa guerra ha generato” che “l’opinione pubblica mondiale si sta rendendo finalmente conto della gravità della situazione e delle atrocità inconfutabili perpetrate sulla popolazione civile dai militari di Abiy”.

LEGGI ANCHE: Etiopia, l’attivista Kassahun (Black Post): “Bene votare, non era scontato”

Ong locali e internazionali, le Nazioni Unite, governi stranieri come quello degli Stati Uniti o la Commissione europea ma anche organismi che rispondono al governo di Addis Abeba come la Commissione etiope per i diritti umani (Ehrc) hanno denunciato violazioni anche potenzialmente ascrivibili “a crimini di guerra”, che sarebbero state perpetrate da militari etiopi ed eritrei nella regione a partire dall’offensiva militare di novembre lanciata contro il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). I Giovani tigrini esprimono una condanna a 360 gradi dell’operato di Abiy. Il premier, denunciano, “è salito al potere in maniera tuttora non chiara” e le grandi novità introdotte dal suo esecutivo sarebbero più che altro “gli stupri di massa e la fame come arma di guerra, le deportazioni, le mutilazioni e l’uccisione di bambini, donne e uomini tramite massacri e bombardamenti”. 

IN TIGRAY ALMENO 64 MORTI NELL’ASSALTO AL MERCATO

Il bombardamento aereo sul mercato del villaggio di Togoga, nella regione etiopica del Tigray, ha causato 64 morti e 180 feriti. A diffondere il bilancio sono state oggi fonti sanitarie locali, citate dalla stampa internazionale. Già Unione europea e Stati Uniti hanno condannato l’intervento militare dell’esercito etiopico, che attraverso il suo portavoce, il colonnello Getnet Adane, ha continuato a sostenere di aver colpito un obiettivo militare: “Le vittime indossavano abiti civili. Noi non colpiamo le popolazioni” ha detto Adane. Tuttavia, fonti citate dall’emittente Bbc riferissono di donne e bambini tra le vittime trasportate all’Aider Referral Hospital di Macallé, mentre secondo le infermiere varie persone sono giunte con profonde ferite da schegge. La Bbc ha ricevuto inoltre conferme sul fatto che i soldati hanno impedito alle ambulanze di trasportare i feriti in ospedale. L’Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza Josep Borrell si è già espresso sul punto, dicendo che se le autorità hanno davvero impedito ai civili feriti di raggiungere gli ospedali, si profila una “grave violazione del diritto internazionale”. Le forze armate, pur negando il bombardamento aereo, hanno confermato che negli ultimi giorni si è registrata una escalation di ostilità nella regione tra l’esercito e i combattenti fedeli al Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), contro cui era in corso da novembre un conflitto di minore intensità.

 

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