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Etiopia, l’attivista Kassahun (Black Post): “Bene votare, non era scontato”

Il giornalista nato ad Addis Abeba ma che vive a Roma fa il punto sulle elezioni che si terranno lunedì e da cui verrà fuori il nuovo primo ministro, tra tensioni nel Tigray e boicottaggi annunciati
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ROMA – Se è vero che le elezioni generali in Etiopia arrivano in una fase caratterizzata da instabilità e tensioni, con la situazione umanitaria e il conflitto nella regione del Tigray che preoccupano, è anche vero che il voto “va contestualizzato storicamente” e che “permettere alla cittadinanza di dire la sua e di partecipare, in Africa, è tutt’altro che scontato”. Parola di Sofonias Kassahun, attivista e giornalista, nato nel 1992 ad Addis Abeba ma una vita a Roma, dove è presidente della Comunità etiopica e redattore del progetto Black Post, animato da immigrati di prima o di seconda generazione. Il cronista commenta per l’agenzia Dire l’avvicinarsi delle prossime elezioni generali, che si terranno lunedì. I cittadini etiopi aventi diritto saranno chiamati a scegliere i 547 deputati del parlamento federale. Il partito che uscirà vincitore nominerà il primo ministro.

LA SITUAZIONE NEL TIGRAY

Inizialmente previste per agosto 2020, le elezioni erano state posticipate ufficialmente a causa dei rischi connessi alla pandemia di Covid-19. Il voto arriva in un momento che molti ritengono delicato. A preoccupare è soprattutto la situazione nella regione settentrionale del Tigray, dove un’offensiva armata avviata lo scorso novembre contro il partito che controllava la regione, il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf), dichiarata conclusa dal governo il 28 dello stesso mese, non ha risolto la crisi. Continuano episodi di violenza e scontri con la guerriglia, con oltre 60mila persone già costrette a rifugiarsi nel vicino Sudan. Il conflitto nella regione, che secondo le Nazioni Unite rischia di scivolare in una fase di acuta carestia, è una delle principali argomentazioni di chi vorrebbe annullare il voto.

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AL VOTO TRA TENSIONE E BOICOTTAGGIO

Tensioni si verificano da mesi anche in altri Stati regionali, come il più popoloso del Paese, l’Oromia. Il principale partito locale, il Fronte di liberazione oromo (Olf), è uno di quelli che ha deciso di boicottare le elezioni, che per motivi di sicurezza non si terranno comunque né in Tigray né in altre 56 circoscrizioni elettorali del Paese. Kassahun premette che “ci sono state diverse difficoltà nell’organizzare questo voto, soprattutto dal punto di vista amministrativo e burocratico” ma che bisogna anche tenere conto del fatto che “per quanto riguarda la situazione della sicurezza, soprattutto in Tigray, non sempre ciò che avviene nel Paese è riferito in modo corretto all’estero”.

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“PRIMO VOTO LIBERO DOPO ANNI, VINCERÀ IL PREMIER ABIY”

Per il presidente della comunità, gli aspetti da valorizzare di queste elezioni restano molti. “Bisogna analizzare il contesto storico che ha portato a questo voto e osservare che si tratta del primo libero e democratico dopo tanti anni, senza dimenticare che i tre anni di governo di Abiy sono stati segnati da riforme radicali e da grandi trasformazioni”. noltre, sottolinea Kassahun, “dare la possibilità ai cittadini di scegliere e dire la loro in Africa non è ancora qualcosa di scontato, ed è un aspetto importante”. Tra gli aspetti più significativi, secondo Kassahun, c’è la presenza di un’opposizione. “Non è trapelato molto rispetto a sondaggi e proiezioni di voto, però sappiamo che ci sarà il partito dei cittadini etiopi per la giustizia sociale, noto come Ezema, che è guidato da un ex dissidente del governo autoritario che ha preceduto quello di Abiy, Berhanu Nega, che è stato anche in carcere”. Secondo la firma di Black Post, l’esito del voto “sorriderà molto probabilmente ad Abiy, forte della fiducia maturata in questi anni nei suo confronti. Siamo ancora in una fase che definirei di ‘luna di miele’ col premier”.

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