Coronavirus, Fondazione consulenti lavoro: “Il 62,1% a rischio è donna”

La Fondazione Studi consulenti del lavoro ragiona su come sarà la riaperture per le professioni 'di prossimità'
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ROMA – “Sono 6 milioni e 145 mila i lavoratori che, svolgono un lavoro definito ‘di prossimità’, per vicinanza fisica o per necessità di un vero e proprio contatto, come operatori sanitari, estetisti o parrucchieri. Rappresentano una quota del 26,5% nell’occupazione italiana, e sono concentrati principalmente nei servizi (70%) e nel commercio (28,4%), soprattutto nelle attività ricettive e di ristorazione, nei servizi personali e nelle attività commerciali”. Così la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che, nell’indagine “Come cambieranno le professioni di prossimità”, analizza la situazione dei lavoratori maggiormente esposti al contagio del Covid-19 che saranno portati a dover modificare il proprio stile di lavoro.

A livello geografico le professioni di prossimità si distribuiscono così sul territorio nazionale: “il 48,7% di questi lavoratori è al Nord, il 28,5% al Sud e isole e il 22,7% al Centro, mentre per quanto riguarda il genere sono le donne ad occupare il 62,1% delle professioni di prossimità, con punte tra tecnici e personale qualificato del settore sanitario (65,3%), esercenti e addette alla ristorazione (60,3%), esercenti e addette alle vendite (61,3%), professioni qualificate nei servizi personali ed estetici (77,4%) e tra il personale non qualificato addetto ai servizi domestici (88,5%). Quindi nell’ipotesi di una tempistica differenziata per una graduale ripresa, non si avranno particolari criticità per le professioni ‘di prossimità’, così come a livello anagrafico, dove solo il 19,7% dei lavoratori ha più di 55 anni.

Le criticità si potrebbero riscontrare tra i medici (il 49,8% ha più di 55 anni), tra i tecnici dei servizi di pubblica sicurezza (32,2%) o tra gli esercenti delle attività ricettive o tecnici dei servizi ricreativi (dove più di un occupato su 4 è over 55)”.

“Per chi lavora a diverso titolo nel commercio, come addetti alle vendite e commercianti, dopo il lockdown, protezioni individuali e controllo degli accessi diventeranno sicuramente la regola, ma importante sarà anche supportare la clientela negli acquisti per evitare possibili contaminazioni. Per molti si ipotizzano diversi orari di apertura, per esempio nei negozi, per gestire meglio i flussi degli acquirenti. Sicuramente maggiore importanza la avranno le vendite online, le consegne a domicilio o campagne promozionali per smaltire gli acquisti effettuati per la stagione primaverile che terminerà a breve. Per gli esercenti e gli addetti alle attività di ristorazione dovranno essere riprogettati gli spazi per garantire adeguata distanza tra tavoli e persone, riorganizzati i turni di lavoro, e la continuità nel servizio a domicilio o da asporto, già sperimentato nel lockdown”.

“Ci sono poi le professioni sanitarie, impegnate in prima linea nell’emergenza sanitaria da Covid-19: 976 mila tra tecnici (radiologi, fisioterapisti, etc) e figure qualificate nei servizi sanitari e assistenziali (infermieri, operatori sanitari, etc), e 302 mila medici. Per il settore indispensabili saranno i Dpi e la formazione su tecniche e procedure di prevenzione per garantire la sicurezza propria e dei pazienti. Ancora i lavoratori che si occupano della fornitura di servizi personali (parrucchieri e barbieri, estetisti, massaggiatori, logopedisti, etc), che dovranno riorganizzare gli spazi, controllare le entrate, e avere maggiore attenzione per l’igiene e la cura dei locali e degli strumenti di lavoro. Infine chi svolge servizi di pulizia a domicilio, che ricomincerà il proprio lavoro con quelle norme minime di sicurezza che già fanno parte della vita quotidiana con il Covid-19″, spiega la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

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25 Aprile 2020
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