La Cina non sfrutta l’Africa. Chiedete al popolo Akan

Una notizia che non ha avuto nessuna visibilità in Europa, dove si preferisce il racconto della predazione
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Dal Ghana arriva una piccola storia. Un popolo antico, il popolo degli Akan, ha nominato uno straniero “nkosuohene”. Il titolo, onorifico, è traducibile come “capo per lo sviluppo della comunità”. Il fatto è che per la prima volta a diventare “nkosuohene” non è stato uno straniero qualunque ma un cittadino cinese. C’è stata qualche polemica sui social perché il prescelto, l’imprenditore Sun Qiang, è stato portato a spalla in trionfo dagli abitanti del villaggio. In Ghana, come altrove in Africa, i cinesi sono infatti accusati spesso di mire egemoniche o neocolonialiste. Ma lui, Mr. Sun, si gode il titolo: per meritarselo ha anche donato 5.000 dollari e fatto costruire una scuola. La notizia in Europa è arrivata poco o nulla. Si preferisce un racconto della Cina che depreda l’Africa, sfruttandone le risorse e ignorando i diritti umani. Le cose non stanno proprio così. Negli ultimi 20 anni in Africa la Cina ha moltiplicato ponti, strade e dighe. Lo ha fatto grazie a un sistema dirigista che ha a disposizione capitali ingenti ed è in grado di realizzare rapidamente programmi di sviluppo. Solo nel settore dei trasporti, la Cina ha costruito il 33 per cento delle opere realizzate in Africa e ne ha finanziate il 21 per cento. E non si è dimenticata del continente neanche al tempo del Covid. Ha scelto il Marocco come partner per lo sviluppo del vaccino del China National Biotec Group e ha promesso che nella sua distribuzione l’Africa sarà al primo posto. È neocolonialismo? No, perché gli africani non sono stupidi. E se agli ex colonizzatori europei fanno concorrenza attori nuovi, dall’India al Giappone, dagli Emirati alla Turchia, è solo una buona cosa.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»