Caso Breonna Taylor, agente incriminato per ‘condotta pericolosa’

La protesta infiamma Louisville, nel Kentucky, dove la giovane è stata uccisa in marzo durante un'operazione della Polizia. Il suo è uno dei volti simbolo del Black lives matter
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ROMA – Nessuno dei poliziotti indagati è stato incriminato per la morte dell’afroamericana Breonna Taylor, uccisa nella sua casa di Louisville, in Kentucky, nel marzo scorso. Dei tre agenti che hanno partecipato al blitz antidroga e sparato alla donna, solo uno è stato accusato di “condotta pericolosa” per aver messo in pericolo il vicinato durante l’azione.

La decisione del Gran giurì di non incriminare per omicidio i poliziotti per la morte della paramedica di 26 anni ha scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti, in particolare quelle del movimento Black lives matter che accusa le forze dell’ordine di brutalità contro la comunità afroamericana. A Louisville due poliziotti sono stati colpiti da proiettili durante gli scontri.

Uno degli avvocati della famiglia Taylor, Benjamin Crump, ha definito la decisione del giudice “oltraggiosa” e “offensiva”, sostenendo che quello della giovane sia stato un omicidio “gratuito”.

Gli agenti hanno potuto avvalersi di una legge in vigore in Kentucky e in altri 28 stati che equipara la legittima difesa di un poliziotto a quella di un civile. Come è emerso dalla ricostruzione degli inquirenti infatti, durante l’operazione antidroga nell’abitazione di Taylor, il fidanzato Kenneth Walker avrebbe sparato per primo agli agenti, scambiati per degli intrusi. I poliziotti avrebbero poi ucciso poi Taylor con sei colpi. Al termine del blitz, nell’abitazione di Taylor e Walker non è stata trovata droga.

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