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Roma, le associazioni dei migranti si raccontano

Associazioni di migranti nell’area metropolitana della capitale mappate da una ricerca svolta tra luglio 2017 e marzo 2018.
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ROMA – “Centonovantasette realtà non profit, in gran parte localizzate a Roma, il 15% con un’esperienza più che ventennale, il 50% esistente da almeno dieci anni e un 14% nato più di recente”. Sono alcuni dei numeri sulle associazioni di migranti nell’area metropolitana della capitale, mappate da una ricerca svolta tra luglio 2017 e marzo 2018 da un gruppo di ricercatori di Cesv-Centro servizi per il volontariato del Lazio, Cemea del Mezzogiorno, Assomoldave, Cooperativa Folias, Associazione Tuscolana Solidarietà, e con il supporto scientifico di ricercatori dell’Università di Tor Vergata e di Studio Come.

L’iniziativa ‘Vieni a conoscerci’

I dati sono stati presentati oggi nell’ambito dell’iniziativa ‘Vieni a conoscerci’ in corso a Roma nello spazio WeGil. L’evento, che oltre a una conferenza comprende mostre e spettacoli, è realizzato all’interno del progetto Ipocad (finanziato dal programma dell’Ue Fami – Fondo asilo e migrazione e integrazione) che ha come capofila la Regione Lazio.

I dati della ricerca

“Delle quasi 200 associazioni, solo il 12% ha sede nell’area metropolitana, mentre le altre si trovano a Roma” hanno calcolato i relatori dello studio in una nota diffusa durante il convegno. “Rispetto ai censimenti precedenti, risultano irreperibili 141 associazioni”. “Le realtà censite sono soprattutto organizzazioni di volontariato (40%) si legge nel comunicato. “Al secondo e terzo posto ci sono le associazioni culturali (26%) e quelle di promozione sociale (20%). Sono state rilevate anche sei associazioni di secondo livello. Si tratta in genere di associazioni piccole, per il 94% composte da migranti di prima generazione, anche se ce ne sono 11 composte da seconde generazioni. Ben il 40% è iscritto a uno o più di uno dei registri pubblici regionali e nazionali (in questo, le associazioni sono sostenute dal Centro servizi per il volontariato del Lazio)”.

I relatori hanno continuato: “L’associazionismo dei migranti nasce e opera sono riconducibili a tre macro-obiettivi: promuovere l’inclusione sociale dei migranti; promuovere l’intercultura e la conoscenza reciproca tra società di accoglienza e comunità immigrate; promuovere la cooperazione internazionale e lo sviluppo dei Paesi di origine. Quindi hanno finalità orientate sia verso l’interno delle comunità (come il mutuo aiuto e il rafforzamento dei legami comunitari), sia verso l’esterno (come l’integrazione e il dialogo interculturale). Minoritaria, ma qualitativamente significativa, è la finalità della partecipazione politica, legata alle associazioni di seconde generazioni, che si battono per il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati. Dati, questi, che ritraggono una realtà dinamica – nella quale alle associazioni ormai storiche se ne affiancano ogni anno di nuove – ma anche fragile, caratterizzata da una mortalità alta e dalla fatica a crescere e a diventare soggetti realmente rappresentativi ed in grado di gestire interventi di media e grande dimensione”.

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