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Ucraina, la viceministra degli Esteri: “Mariupol peggio di Bucha. Russi bruciano i morti per non essere incriminati”

Emine Dzhaparova, a Roma per una lectio magistralis alla Luiss: "Crimea e Donbass alla Russia? Sarebbe come l'annessione dell'Austria da parte di Hitler. La nostra integrità e sovranità non può essere in discussione"

mariupol ucraina

ROMA – “La Crimea e il Donbass alla Russia è uno scenario simile a quando i Sudeti e l’Austria finirono alla Germania di Hitler”. Così la viceministra degli Esteri ucraina Emine Dzhaparova, oggi a Roma per partecipare a una lectio magistralis all’università Luiss Guido Carli dal titolo ‘Ucraina e Unione Europea: Insieme’. Parlando con i giornalisti prima dell’inizio della conferenza, la dirigente del governo di Kiev ha ricordato che “la tremenda guerra che ha lanciato il presidente russo Vladimir Putin si trova nel cuore dell’Europa“.

Dzhaparova ha chiarito che “l’integrità e la sovranità dell’Ucraina” non può essere messa in dicussione e ha aggiunto che “Putin è un nemico di tutta l’Unione europea e la comunità internazionale“, che quindi va affrontato e che “non può non essere contenuto”, anche per scongiurare ciò che le nazioni fecero alla Conferenza di Monaco nel 1938, quando consentirono “l’annessione dell’Austria e del territorio dei Sudeti”.

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“I RUSSI PORTANO I FORNI CREMATORI”

Rispondendo a una domanda su Mariupol, città del sud-est dell’Ucraina caduta nelle mani dell’esercito russo dopo mesi di assedio, la viceministra ucraina ha dichiarato: “Pensiamo che quello che è successo a Mariupol potrebbe essere peggio di quanto avvenuto a Bucha. Sappiamo che i russi hanno portato con loro dei forni crematori per poter bruciare i corpi delle persone uccise, e per paura di essere giudicati dagli organismi del diritto internazionale una volta conclusa la guerra”. La dirigente della diplomazia ucraina è stata sollecitata su vari temi dagli studenti del master in Giornalismo e comunicazione multimediale dell’ateneo romano.

Dzhaparova ha affermato che i russi a Mariupol “hanno provocato un’enorme crisi umanitaria che ha riguardato circa 450mila persone” – cifra che indica gli abitanti della città prima dello scoppio del conflitto – macchiandosi di crimini come “colpire anche i mezzi utilizzati per poter evacuare i civili”. La viceministra ha anche toccato il tema di quelle che Kiev chiama “deportazioni“, mentre nell’ottica russa sono trasferimenti di civili per motivi umanitari in aree occupate dalle forze armate russe. “Dopo aver affamato e distrutto una città hanno aperto dei corridoi umanitari verso le zone filo-russe, al momento sono circa 110mila i cittadini ucraini che ci risulta siano stati portati via con queste modalità”.

La viceministra ha proseguito: “Parliamo di persone, nella metà dei casi minori, che sono state trasferite senza documenti e che non possiamo monitorare in alcun modo. Abbiamo paura per i più piccoli, che sono alla mercé di ogni abuso”. Dzhaparova ha aggiunto che “i russi già in Crimea, dopo l’annessione illegale e unilaterale del 2014, hanno iniziato a trasferire cittadini. Si tratta di un crimine contro l’umanità”.

“MOSCA SI FERMA CON L’EMBARGO DEL PETROLIO”

Per fermare il conflitto in Ucraina, secondo Dzhaparova la strada è una: “L’embargo ai combustibili fossili russi è necessario, visto che ogni giorno 600 milioni di dollari finiscono nella casse di Mosca grazie al petrolio“. Per la viceministra è insomma decisivo il tema del divieto totale alle importazioni dell’oro nero russo al momento in discussione in seno all’Unione europea, dove sta incontrando l’opposizione di alcuni Paesi, in modo particolare dell’Ungheria, che ritengono di non essere al momento in grado di sostituire il combustibile russo.

“Capiamo che ci sono problemi legati all’attuale dipendenza dalle fonti di energia russa”, ha premesso Dzhaparova, che ha aggiunto: “Però, dall’inizio del conflitto, Mosca ha ottenuto da queste risorse circa 63 miliardi di dollari. Se non si taglia questa enorme linea di approvvigionamento non si avrà mai una Russia debole”. Secondo la dirigente del governo di Kiev, inoltre, “è necessario colpire più duramente il commercio russo, tagliando ogni relazioni in questo comparto” ed “escludendo dal sistema Swift un maggior numero di banche russe, rispetto alle sette espulse finora”. Swift, acronimo di Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, è il sistema di trasferimento di denaro fra istituti bancari che conta sulla partecipazione di 11mila banche in oltre 200 Paesi.

“MANCATA ADESIONE UE TRADIREBBE LA RIVOLUZIONE DEL 2014”

“Sappiamo che l’ingresso nell’Unione europea è una procedura a più fasi e ne accettiamo ogni aspetto – ha premesso Dzhaparova – Va evidenziato però che un’eventuale mancata accettazione della nostra domanda di adesione potrebbe essere vista anche come un tradimento nei confronti delle persone che persero la vita durante la rivoluzione del 2014 (anche nota come rivoluzione di Maidan, ndr), che scoppiò proprio per protestare contro la decisione dell’allora presidente Viktor Janukovhic di sospendere il percorso di adesione. Vladimir Putin approfittò di quella crisi per attaccare la Crimea e poi il Donbass“.

La dirigente del governo ucraino ha affermato che Kiev “non vuole scorciatoie” ma solo vedere che “c’è la volontà politica di accettare la nostra domanda di ingresso nell’Ue”, che al termine di alcuni passaggi intermedi verrà discussa dal Consiglio europeo alla fine di giugno. La viceministra degli esteri ucraina ha comunque sottolineato di “osservare un cambiamento profondo nell’Unione europea” e più in generale di constatare che “ci si trova in un momento di rapida evoluzione a livello globale. Fino a quattro mesi fa era impensabile pensare che Finlandia e Svezia potessero fare richiesta di adesione alla Nato – ha osservato Dzhaparova- così come era difficile da credere che la Russia potesse essere espulsa dal Consiglio d’Europa e dal Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite”.

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L’IMPEGNO DELLA LUISS PER L’UCRAINA

Fundraising, diverse borse di studio per studentesse e studenti ucraini, e poi promozione dell’integrazione lavorativa di madri rifugiate nel nostro Paese. È la cifra dell’impegno dell’università Luiss Guido Carli per la popolazione ucraina colpita dall’offensiva militare lanciata dalla Russia lo scorso febbraio. A parlarne è stato oggi Giovanni Lo Storto, direttore generale dell’ateneo romano, presentando la viceministra degli Esteri ucraina Emine Dzhaparova. La dirigente del governo di Kiev è stata invitata per tenere una lectio magistralis dal titolo ‘Ucraina e Unione Europea: Insieme’.

L’intervento della vice capo della diplomazia ucraina è stato parte dell’inaugurazione del biennio accademico 2021/2023 del master in Giornalismo e Comunicazione Multimediale dell’ateneo romano, organizzato in collaborazione con il Luiss Data Lab e Italian Digital Media Observatory (Idmo), l’osservatorio italiano sui media digitali, diretto da Gianni Riotta.  “L’invasione russa ha generato in noi sentimenti di dolore, di mancanza di speranza” ha premesso Lo Storto. “Noi crediamo però nella conoscenza e pensiamo che questa sia l’unico strumento per trasformare queste emozioni in azioni concrete, per passare da uno stato di impotenza a chiedersi: cosa posso fare?”.

Una domanda che ha trovato una risposta in “raccolte fondi, e poi nella concessione di borse di studio per studenti ucraini e in iniziative rivolta all’empowerment delle donne”. Questo è infatti l’obiettivo del progetto ‘CeoforLife – Adotta una madre. Proteggi la vita’, che con Luiss promuove l’integrazione lavorativa e all’interno del tessuto sociale delle madri rifugiate in Italia attraverso strumenti di assistenza e welfare messi a disposizione delle aziende italiane della Community di CeoforLife. Destinatarie del progetto, madri e figli rifugiati da individuare grazie al supporto e all’attività di accoglienza della ong Save the Children.

Sui valori che informano queste azioni è tornato anche il presidente di Luiss, Vincenzo Boccia, in un videomessaggio: “Nel 2020 abbiamo avuto l’onore di inaugurare il master di Giornalisismo con l’ex presidente del Parlamento europeo David Sassoli, un grande rappresentante dei valori europei della giustizia e della pace. Valori questi, che alla fine torneranno a prevalere”, ha affermato il presidente, ringraziando infine Dzhaparova per la sua presenza.

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2022-05-24T12:56:15+02:00