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Niger, Fiorella Prodi (Cgil Emilia-Romagna): “Lavoro prima emergenza”

Sindacalista in missione a Niamey: "Non parlare solo di migranti"
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ROMA – “In Niger non possiamo parlare solo di migranti ma dobbiamo parlare, in generale e complessivamente, del lavoro”. Così, contattata telefonicamente dall’agenzia Dire, Fiorella Prodi, responsabile Immigrazione e politiche di cooperazione per Cgil Emilia Romagna, racconta la sua missione nel Paese dell’Africa occidentale. Il viaggio, a cui hanno partecipato, insieme alla sindacalista, Gian Andrea Ronchi, avvocato esperto di diritti dei migranti, e Sabina Breveglieri, di Nexus Emilia Romagna, istituto per la cooperazione promosso dal sindacato, è iniziato il 14 aprile e si è concluso venerdì scorso. Obiettivo della delegazione emiliana, costruire le premesse per un intervento in favore dei lavoratori migranti, a partire da incontri con il sindacato Ustn (Unione Syndicale des Travailleurs du Niger) e con alcune associazioni e ong.

“La visita – sottolinea Prodi – è stata molto impegnativa, per le condizioni dei migranti ma anche per quelle di cittadini e lavoratori nigerini, che certamente non hanno una situazione diversa”. Secondo la responsabile di Cgil, “c’è una grande presenza di lavoro informale e si parla addirittura dell’80 per cento del lavoro svolto, soprattutto in attività legate all’edilizia e al commercio e in tutte quelle dove sono impiegati i migranti dell’area subsahariana”. Rispetto alle condizioni di questi ultimi, Prodi evidenzia le conseguenze della crisi in Libia. “Ha creato – dice – un movimento di ritorno e l’impossibilità per gli stagionali africani di continuare ad andare in questo Paese periodicamente, come normalmente avveniva. Forse le organizzazioni internazionali non stanno dando risposte nei tempi in cui le chiederebbero le persone: abbiamo incontrato migranti di ritorno dalla Libia con un progetto di rimpatrio volontario dell’Oim; sembra che i tempi di permanenza nei centri diventino un elemento di sofferenza per i ragazzi che hanno deciso di rientrare”. Secondo Prodi, del resto, “tra i ragazzi che abbiamo sentito, nessuno era partito per andare in Europa, tutti erano diretti verso Paesi africani”.

A preoccupare, però, è anche altro. “In Niger c’è una situazione pesante, repressiva” sottolinea Prodi, rispondendo a una domanda sul recente arresto di rappresentanti dell’ong per i diritti umani Alternative Espace Citoyen, incontrata durante la missione: “Sono stati arrestati – conferma Prodi – e messi in prigioni molto lontane da Niamey, che è sconsigliato agli stessi avvocati di raggiungere”. La sindacalista ha avuto anche modo di rendersi conto di problemi e difficoltà che riguarda i giovani e il settore dell’istruzione. “L’università è stata chiusa giovedì con un intervento militare, a seguito di proteste degli studenti” spiega Prodi. “Gli investimenti in istruzione, che dovrebbero essere poi quelli che favoriscono anche lo sviluppo interno e le capacità delle persone, sono molto bassi perché gli interventi economici sono tutti legati alla sicurezza”.

Per quanto riguarda gli interventi militari di altri Paesi, oltre ai contingenti militari americano e francese, dice Prodi, “ci dicono, dall’Unhcr, che anche quello italiano è presente, forse in numero ridotto”. Secondo la sindacalista, però, “gli interventi da fare sarebbero legati alle possibilità di sviluppo locale, a partire, probabilmente, dall’agricoltura, per avere un’autonomia in questo senso”. La prima risposta da dare, allora? “Bisognerebbe – risponde la responsabile di Cgil – partire dalle condizioni reali delle persone, e coinvolgerle”.

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