Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Onu, allarme fame nel mondo: 34 milioni di persone rischiano la vita

fame nel mondo 2021
Secondo lo studio 'Hunger Hotspots' realizzato dall'Organizzazione per l'agricoltura e l'alimentazione (Fao) e del Programma alimentare mondiale (Wfp), la fame nel mondo sta aumentando a livelli allarmanti in 20 Paesi
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – La fame nel mondo sta aumentando a livelli allarmanti in ben 20 Paesi e oltre 34 milioni di persone entro giugno “saranno a un passo dal perdere la vita per la mancanza di cibo”. A lanciare il monito è lo studio ‘Hunger Hotspots’ realizzato dall’Organizzazione per l’agricoltura e l’alimentazione (Fao) e del Programma alimentare mondiale (Wfp), diffuso oggi.

Secondo i due organismi Onu, il livello di fame più acuta si registra in Yemen, Sud Sudan e Nigeria settentrionale, con rispettivamente 16 milioni, 7 milioni e 13 milioni di persone per le quali entro l’estate l’accesso al cibo sarà a rischio. Qui “la popolazione deve fare i conti con livelli di fame acuta catastrofici”, si legge nello studio congiunto, e ci sono “famiglie in alcune zone del Sud Sudan e dello Yemen già a rischio di morte”. Il report continua: “Sebbene la maggior parte dei paesi colpiti si trovi in Africa, la fame acuta è destinata a crescere vertiginosamente nella maggior parte delle regioni del mondo: in Afghanistan, in Siria, in Libano, e ad Haiti.

All’origine di questa crisi, c’è la combinazione di guerre e instabilità, disastri naturali e cambiamenti climatici nonché l’impatto della pandemia di Covid-19 sulle economie.
Per porre fine a questa situazione, il direttore esecutivo del Wfp, David Beasley, suggerisce tre condizioni: “I combattimenti devono cessare, dobbiamo avere accesso alle comunità vulnerabili per fornire aiuti salvavita e, soprattutto, abbiamo bisogno di più donazioni fino a 5,5 miliardi di dollari”.

In particolare, i conflitti armati o altre forme di violenza secondo le due organizzazioni delle Nazioni Unite potrebbero “proseguire o aumentare di intensità” in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Sahel centrale, Etiopia – e in particolare nella regione del Tigray – Nigeria settentrionale, Mozambico settentrionale, Somalia, Sud Sudan e Sudan. La pandemia di Covid-19 invece “continuerà ad avere un impatto su numerosi paesi in tutto il mondo, lasciandoli altamente vulnerabili agli shock economici. L’America Latina è la regione più colpita dal declino economico e sarà la più lenta a riprendersi. In Medio Oriente, Yemen, Siria e Libano sono gravemente colpiti da un rapido deprezzamento della valuta e da un’inflazione alle stelle”.

I disastri naturali tra cui il fenomeno atmosferico de La Nina e i cambiamenti climatici “continueranno ad aprile e maggio, causando fame in diverse parti del mondo, dall’Afghanistan a Madagascar e Corno d’Africa”. Le invasioni di locuste del deserto in Africa orientale e sulla costa del Mar Rosso “continuano a destare preoccupazione. Nell’Africa meridionale, in alcune parti dell’Angola, Botswana, Namibia, Zambia e Zimbabwe, le locuste migratorie africane minacciano di devastare i raccolti estivi. L’accesso sempre più limitato in alcuni paesi per aiutare le persone bisognose ha peggiorato le cose”.

In aggiunta ai paesi già citati, crisi nelle produzioni e nell’approvvigionamento di cibo si registrano in Venezuela, El Salvador, Guatemala, Honduras, poi Sierra Leone, Liberia, Burkina Faso, Mali, Niger, Sudan e Somalia.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»