“Troppe fabbriche aperte”, sindacati chiedono incontro al governo. In Lombardia sciopero metalmeccanici mercoledì

"La mobilitazione dei metalmeccanici continuerà finché non verranno fornite dal governo le misure necessarie alla protezione della salute", dice la leader della Fiom, Francesca Re David
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, scrivono una lettera al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri e al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, “per richiedere un incontro urgente in relazione al Dpcm emanato il 22 marzo“.

Il decreto del governo per la chiusura delle attivita’ produttive “prevede un elenco molto consistente di attivita’ industriali e commerciali aggiuntive, per gran parte delle quali riteniamo non sussistere la caratteristica di indispensabilita’ o essenzialita’“. E’ quanto scrivono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, al ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri e al ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli.

I leader dei sindacati definiscono “inadeguata la definizione delle attivita’ non indispensabili. Queste sono la ragioni che ci portano a chiedere con urgenza un incontro finalizzato alla revisione delle attivita’ di tale elenco che puo’ essere modificato con decreto del Ministero dello sviluppo economico, sentito il Ministero dell’economia e delle finanze”.

“ELENCO ATTIVITA’ ESSENZIALI RADDOPPIATO, PRONTI A SCIOPERO”

“Dopo l’incontro di sabato tra governo, imprese e sindacati era stato fatto un elenco di produzioni non essenziali. Ieri nel decreto emanato dal governo l’elenco è stato più che raddoppiato. Non è necessario produrre a ciclo continuo e riempire i magazzini di prodotti che non vengono venduti. Non sono indispensabili le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa”. Così la leader della Fiom, Francesca Re David a Omnibus. 

Intanto, in Lombardia Fiom, Fim e Uilm hanno deciso di indire uno sciopero di 8 ore per tutti i metalmeccanici delle aziende della Lombardia mercoledì 25 marzo.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Conte firma il decreto: ecco la lista delle attività essenziali che resteranno aperte

La sindacalista Re David sottolinea che è “impossibile pensare di sconfiggere il virus se non si chiudono le attività produttive non essenziali. Sono in corso già oggi iniziative di sciopero su tutto il territorio nazionale, la mobilitazione dei metalmeccanici continuerà finché non verranno fornite dal governo le i misure necessarie alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori dell’industria”.

I sindacati “non hanno il potere di chiudere le fabbriche, è il governo che deve intervenire in questo senso. La Fiom sta facendo accordi con le imprese per le fermate e le riduzioni delle attività produttive con l’utilizzo della cassa integrazione. Chiediamo- conclude Re David- al governo che venga messa al centro la salute dei lavoratori. Se i lavoratori si ammalano, si ammalano i cittadini”.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Sileri: “I tamponi devono essere estesi anche a chi ha pochi sintomi”

ORLANDO: TROPPE FABBRICHE APERTE? SE SERVE CORREGGERE DL

“I servizi essenziali hanno agganci in settori che essenziali non sono, come la filiera alimentare che è assolutamente essenziale ma ci sono filiere connesse come gli imballaggi”. Cosi’ il vice segretario del Pd, Andrea Orlando, a Rai News24, che osserva che il governo può avere allargato le aperture “per questi motivi. Se ci si è allargati oltre- conclude- si può correggere il decreto, non possiamo che muoverci per approssimazioni”.

LEGGI ANCHE: Coronavirus, Confindustria scrive a Conte: “Per lo stop servono tempo e flessibilità”

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

23 Marzo 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»