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Bonafoni: “Legge della Regione Lazio sull’invecchiamento attivo è immaginare un’altra società”

MARTA_BONAFONI
La norma nasce grazie al rapporto con le parti sociali
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ROMA – “Immaginare un altro tipo di società, questo significa fare una legge sull’invecchiamento attivo, significa uscire da un angolo e non pensare la marginalità solo circoscritta alle persone anziane o ai cittadini con difficoltà economiche. E significa, ancora, raccogliere davvero la lezione della pandemia, affinché non resti solo un titolo di giornale, ma sia traccia nella nostra memoria e si traduca in azione”. Così Marta Bonafoni, consigliera in Regione Lazio, racconta all’agenzia Dire il senso della legge sull’invecchiamento attivo, di cui è prima firmataria e che è stata approvata all’unanimità da tutte le forze politiche alla Pisana.

“Questa legge nasce a ridosso della pandemia, quando abbiamo riflettuto sull’isolamento a cui sono stati costretti i più anziani negli ultimi anni: dalle Rsa alla marginalità della donna avanti con gli anni che vive sola”, una riflessione quindi scaturita dal dramma delle morti ma anche dalla quotidiana condizione di solitudine ed emarginazione. “Nasce però grazie all’iniziativa dei pensionati e delle pensionate di Cgil,Cisl, Uil che già nel 2016 avevano raccolto le firme per una legge”, spiega Bonafoni. “Quando è arrivata la pandemia ci hanno detto ‘sbrigatevi, perché c’è qualcosa che non va se una società ci tiene più a lungo in vita ma poi ci chiude in una stanza’. Gli anziani vengono infatti considerati sempre ricettori e non attivatori– sottolinea la consigliera- e invece sono in grado di trasmettere saperi, arti, mestieri, memorie. Ho ascoltato quindi le loro vertenze e nei mesi del lockdown ci siamo confrontati online, per far arrivare la legge alla seduta del consiglio regionale con la firma di tutte le forze politiche”.

BONAFONI: “GLI ENTI LOCALI PROTAGONISTI SULL’INVECCHIAMENTO ATTIVO

“Una robusta risposta da parte degli enti locali è uno degli strumenti per realizzare la legge: ci si deve avvicinare tra enti locali, terzo settore ed esigenze dei cittadini. Spesso i Comuni non si prendono fino in fondo questa responsabilità ma la legge dà indicazioni forti affinché questo avvenga”, prosegue Bonafoni. “Un ruolo fondamentale lo avranno i piani di zona, l’incontro tra Asl, Regione e Comune con i servizi sociali per un’integrazione che è la migliore risposta di salute, come ci dice anche l’Oms: la prevenzione delle malattie e non solo la cura delle malattie. La malattia costa sempre di più del provare a stare bene con la prevenzione, non solo economicamente”, spiega la consigliera. “La legge vuole inoltre rendere fluide le politiche contro l’invecchiamento, scostandosi anche dall’immagine che ogni giorno è uguale a se stesso per una persona anziana: non è così- stigmatizza Bonafoni- La vita vale la pena di essere vissuta fino all’ultimo minuto. Abituarci all’idea che si dismetta il sentimento, l’emozione, la voglia di fare, il divertimento raggiunta una certa età, è un concetto sbagliato”. 

BONAFONI: “NELLE LEGGE SULL’INVECCHIAMENTO ATTIVO ANCHE CO-HOUSING”

È stato coinvolto anche il Terzo settore nel percorso della legge perché tenta di abbattere i muri delle categorie: non esistono solo anziani e anziane, ma persone che hanno voglia e sono in grado di fare tante cose. La legge parla di formazione, nuove tecnologie, rapporti sociali, benessere, sport, cinema, turismo, teatro, volontariato. Con la legge immaginiamo di finanziare anche le attività di volontariato su cui le persone potranno accompagnare e assistere una persona disabile ad una mostra, o magari aiutare una famiglia nella gestione di un bambino”, spiega la consigliera in Regione Lazio.

È un percorso che tocca tutte le parti delle reti sociali, questo della legge sull’invecchiamento attivo, proposta da Bonafoni: “Si è anche attivato il mondo dei centri anziani, che nelle nostre città sono istituzioni a parte, sono luoghi centrali dei quartieri, punti di ritrovo ma anche di conflitto. I giovani che cercano spazi e gli anziani che rivendicano i propri. I centri anziani sono entrati nella legge proprio durante il periodo in cui i centri non riuscivano a riaprire”. Ad entrare nel percorso della legge ci sono anche i ragazzi- afferma la consigliera- durante l’iter legislativo abbiamo ascoltato in diverse audizioni gli studenti medi ed universitari che hanno voglia di mettersi in connessione con chi è più grande di loro e praticare l’incontro intergenerazionale. C’è una grandissima richiesta di ricucitura da parte delle giovani generazioni, non c’è solo lo scontro che vede il nonno che con la sua pensione sottrae risorse al giovane”.

La legge contribuisce così anche ad uscire da clichè e da letture paludate della realtà, che spesso impediscono di cambiare e migliorare la situazione. “La norma immagina un passaggio di consegne tra anziani e giovani- dichiara Bonafoni: i mestieri, le professionalità che gli anziani possono trasmettere, e i giovani che insegnano loro ad usare le nuove tecnologie. E poi gli spazi ibridi: la legge pone le basi per la trasformazione dei centri anziani, che devono aprirsi alle realtà giovanili e ripercorrere le intenzioni della legge in uno spazio vero e concreto. Poi abbiamo impostato il concetto di co-housing tra diverse generazioni nei piccoli borghi ma non solo”. 

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