Via degrado da ‘Ripetizione rossa’, Iscr restaura opera Scialoja

Oggi gli esperti dell'Iscr hanno raccontato i dettagli dell'intervento sul trittico dell'artista-scenografo
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ROMA – Un “avanzato stato di degrado da attacco biologico“, causato dal contatto con l’acqua, aveva danneggiato tela e telaio di una delle grandi tele di ‘Ripetizione rossa‘, l’opera di Toti Scialoja restaurata dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr). Oggi gli esperti hanno raccontato i dettagli dell’intervento nel corso di un seminario speciale organizzato nell’ambito di ‘Pratiche di Restauro’, l’iniziativa che mette in mostra le opere restaurate dall’Istituto negli spazi dell’ex Carcere Femminile dell’Istituto San Michele, a Roma.

‘Ripetizione rossa’ è un esempio della tecnica delle impronte messa a punto da Scialoja, che caratterizzò grossa parte della sua produzione di pittore. Ne hanno parlato Arnaldo Colasanti, presidente della Fondazione Scialoja, che adesso riavrà la sua opera, Grazia De Cesare, direttore operativo dell’intervento, Marcella Ioele, chimica che ha ‘investigato’ scientificamente il dipinto, e il gruppo di otto allieve della Scuola dell’Istituto che hanno partecipato al lavoro.

Scenografo di formazione e professore della stessa disciplina presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, Toti Scialoja (Roma, 1914-1998) fu maestro di moltissimi artisti di successo che da lui presero spunti di tecnica e materiali che li accompagnarono in tutta la loro carriera. In contatto con Burri, da questi derivò l’uso del polivinilacetato come legante della pittura e preparazione di tutti i supporti da lui trattati. Affascinato dall’action painting e sostenuto dal rapporto che ebbe con l’ambiente artistico newyorkese, trasferì queste influenze, adattandole a una nuova tecnica tutta personale.

L’idea delle impronte nacque a Procida, durante l’estate del 1957 per caso da una carta sporca di colore, portata dal vento a imprimere traccia di sé su una tela bianca. Il trittico ‘Ripetizione rossa’ appartiene alla collezione personale dell’artista, oggi parte della Fondazione a lui dedicata.

L’opera è stata affidata nel 2016 alle cure del Laboratorio di restauro dei materiali dell’arte contemporanea che ha riscontrato la maggiora criticità dell’intervento nelle “caratteristiche e condizioni del legante pittorico, termoplastico ad alte temperature, sensibile a quasi tutti i solventi organici, biologicamente degradato con macchie ineliminabili in pulitura”. La ricerca condotta testando i materiali di restauro per la foderatura e i rinforzi ha contribuito a definire il progetto messo in opera, garantendo la reversibilità anche nel ritocco.

 

 

‘Pratiche di restauro’ aperto al pubblico fino al 25 maggio

Al termine dell’intervento l’opera di Scialoja è stata inserita, insieme ad altre 18 opere, sempre restaurate dall’Iscr, nel percorso di ‘Pratiche di Restauro. Visite guidate alle opere restaurate dell’Istituto‘, che, fino al 25 maggio prossimo, sarà aperto al pubblico nella Sala dell’ex Carcere Femminile di Ferdinando Fuga, allestita per l’occasione. Il Laboratorio di restauro dei materiali dell’arte contemporanea è il 14esimo e ultimo nato tra i laboratori di restauro e ha iniziato la sua attività nella metà degli anni Novanta per rispondere dall’esigenza di approfondire, nell’ambito del settore pittorico, la conoscenza dei materiali artistici di produzione industriale e i problemi conservativi ad essi connessi: determinante in tal senso l’impegno di Maria Grazia Castellano, restauratrice con larga esperienza nel settore e fondatrice del Laboratorio.

Inaugurata nel 2014, la Casa Museo Toti Scialoja e Gabriella Drudi, sede della Fondazione intitolata all’artista, offre l’opportunità di avvicinarsi alla dimensione più intima di Scialoja, oltre che alla sua importante produzione pittorica. L’abitazione conserva l’arredamento voluto da Toti e dalla moglie Gabriella Drudi (1922-1998), nel quale si trovano mobili realizzati a partire da progetti di Scialoja stesso. Lungo le stanze della casa, al secondo piano di un palazzo seicentesco nello storico Rione Regola di Roma, si snoda un’esposizione permanente che comprende le opere della collezione privata, espressione dei maggiori movimenti artistici del Novecento e testimonianza della vivacità degli interessi culturali dei coniugi. Considerevoli sono inoltre l’Archivio, dove sono conservati i fondi archivistici Toti Scialoja, Gabriella Drudi e Famiglia Scialoja, l’Archivio sonoro e la Biblioteca, composta da circa 10mila volumi oltre a 200 testate di periodici, edizioni rare e di pregio. La Fondazione è presieduta da Arnaldo Colasanti, scrittore e critico letterario.

 

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