Bologna è pronta per il Pride (con tanto di B-Side). Sul palco Myss Keta

Da un lato, i 'soliti'; dall'altro, un movimento che si autodefinisce il lato B. Con un pizzico di polemica. Entrambi i cortei partiranno alle 16 dai giardini Margherita
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BOLOGNA – Il Pride di Bologna, in programma domani, per la prima volta si fa in due. Da un lato, i ‘soliti’; dall’altro, un movimento che si autodefinisce il lato B. Con un pizzico di polemica. “Si tratta di rendere visibili le lettere più oscure dell’acronimo lgbtqi e quelle che ancora mancano, in un’agenda del movimento fin troppo concentrata per decenni sui bisogni delle coppie gay”, spiegano gli organizzatori del B-Side pride. In entrambi i casi, l’appuntamento è ai Giardini Margherita, lì alle 16 partiranno i cortei. Plurale d’obbligo perchè appunto il percorso è lo stesso, ma i ‘mondi’ sono due.

La componente più ‘tradizionale’ non vuole lasciare indietro nessuno e per questo, ad esempio, sotto il palco ai Giardini Margherita spunterà un’area riservata a persone con difficoltà motorie e per tutta la giornata ci sarà anche un interprete lis (la lingua dei segni). Il concentramento è dalle 14.30 in piazzale Jacchia, i carri sfileranno dalle 16: passeranno dall’incrocio tra via Santo Stefano e via Dante per poi proseguire in via Farini, via Castiglione, piazza di Porta Ravegnana, via San Vitale, piazza Aldrovandi e via Guerrazzi per poi, risalendo via Santo Stefano ritornare al parco, qui dalle 19 seguirà il PalcoPrid su cui saliranno cantanti Myss Keta e Paola Iezzi (cioè Paola di ‘Paola e Chiara’) che alla parata di Bologna ‘doneranno’ un loro duetto inedito.

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Ma appunto c’è anche l’altro Pride ispirato da distinguo che attraversano e un po’ spaccano l’universo lgbtqi. E così il B-Side pride parte con l’obiettivo, di “riunire i gruppi queer e transfemministi con la parte meno rappresentata del movimento lgbt ufficiale e mainstream”.

L’altro Pride si ritrova alle 11 ai Giardini Margherita per aspettare le 16 tra laboratori, banchetti e un pranzo sociale. Le sigle che aderiscono al B-Side pride (e per le quali sono prioritari temi come il reddito, l’accesso alla salute e al welfare, il permesso di soggiorno, e “la libertà di transitare tra generi e confini”) sono: Mit (Movimento identità trans), Plus, Laboratorio Smaschieramenti, Elastico fa/art, Collettiva Elettronika, La Mala Educación, Laboratorio L’isola, Il Barattolo, Ombre rosse e Ryno. A loro si sono aggiunti di recente anche i comitati Pride Off di Rimini e il Non collettivo queer di Genova.

 

Il tema scelto per quest’edizione del Pride (versione ‘ufficiale’) è “Sfondiamo i muri“, ed è necessario farlo, dice Carla Catena, presidente di Lesbiche Bologna e del Comitato Bologna Pride, “basta pensare all’attacco alla Libreria delle donne o alle manifestazioni concesse ai militanti di Casapound”. Il pride di Bologna sarà “una festa, una rivoluzione gentile“, promette Giuseppe Seminario, vicepresidente di Arcigay Cassero, che organizza l’evento.

“Oggi, nonostante le libertà formalmente conquistate, viviamo in un paese in cui quotidianamente avvengono aggressioni e discriminazioni“, prosegue Seminario insistendo sui motivi per i quali è importante partecipare ad eventi come questo. Lottare contro le ‘destre’ ma “in alcuni casi anche contro le sinistre”, dice Cristian del Gruppo trans di Bologna. Anche in un'”isola felice com’è Bologna” ci sono poi molte situazioni da risolvere.

La storia di Cristian

Sono circa sette mesi che non posso più accedere ai farmaci e ai servizi sanitari perchè sono una persona transgender”, spiega. Ma per i transgender si tratta anche di discriminazione sul lavoro, di poter praticare uno sport, di avere un bagno pubblico in cui non sentirsi guardati male. Al Cassero, alla presentazione del Pride questa mattina si è parlato anche di unioni civili, ma per Cristian “il diritto di unirsi ‘sentimentalmente’ a qualcun altro non è un traguardo ma anche dovrebbe andare di pari passo con i diritti umani dell’individuo”. E poi, come se non bastasse la fatica che già si fa, la condizione lamentata spesso accende anche discussioni interne allo stesso movimento transgender: “E sempre una lotta a chi sta più male e a volte i nostri desideri vengono etichettati come ‘richieste borghesi'”.

 

La sua e altre storie sono tutte raccolte nel documento politico che le associazioni che hanno aderito al Pride bolognese (Agedo, Arcigay, Lesbiche Bologna, Associazione Frame e Orlando, Bogasport, Bugs, Famiglie Arcobaleno, Chiesa Metodista di Bologna e Modena, GayLex, Associazione Gruppo Trans, Ida, Il Grande Colibri, IndiePride, Komos, Lila, MigraBo, Red e Uaar) saranno lette dal palco ai Giardini Margherita. Si rivendicherà “anche la nostra appartenenza a gruppi etnici, culturali e religiosi diversi e la nostra individuale libertà di seguire o non seguire tradizioni, modelli e precetti legati a queste identità”, dice Lyas Laamari, vicepresidente dell’associazione Il grande Colibrì, che si batte per la tutela dei migranti e richiedenti asilo con un diverso orientamento sessuale.

Laamari non la manda a dire neanche ai ‘suoi’: “Quello che mi spaventa di più è che all’interno della stessa comunità lgbt ci sono persone che hanno votato la Lega o parti politiche del centrodestra e io mi rivolgo proprio a loro”, dice ricordando che ogni volta che si vince una ‘battaglia’ (in questo caso si riferisce al diritto di cittadinanza, ndr) non bisogna dimenticare la lotta di qualcun altro.

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21 Giugno 2019
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