In Senegal donne in marcia contro lo sbiancamento della pelle

Collettivo chiede di bandire i prodotti: danneggiano salute e identità
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ROMA – In Senegal, un collettivo di donne si sta mobilitando per chiedere al governo di vietare i prodotti per lo sbiancamento della pelle. Il movimento si chiama ‘Ma noirceur, ma fierté, mon identité’, (letteralmente, ‘Il mio nero, il mio orgoglio, la mia identità’). Secondo il sito d’informazione ‘Xibaaru’, l’organizzazione conta già centinaia di aderenti. La settimana scorsa, la prima di una serie di marce di sensibilizzazione si è tenuta nella città di Kaolack, nel bacino arachidiero, circa 200 km a est della capitale. Si tratta di una città particolarmente esposta al fenomeno del ‘khessal’, così viene chiamato in wolof lo sbiancamento artificiale della pelle: secondo le attiviste, qui lo praticherebbero sei donne su dieci. Ma anche gli uomini sarebbero sempre più numerosi a sottoporsi a questo trattamento dannoso per la salute, come denunciato già da molti anni.

“I prodotti per la depigmentazione sono presenti sotto forma di creme, gel, latte per il corpo e saponi- spiega il sito dell’associazione ‘Afrique Avenir’- L’agenzia nazionale della sicurezza sul farmaco e sui prodotti per la salute ha lanciato un allerta dal 2011 per informare la popolazione che questi prodotti espongono chi li utilizza a dei rischi: si tratta, nella maggior parte dei casi, di malattie della pelle (infezioni, acne, smagliature, atrofia, problemi di pigmentazione). Queste pratiche possono anche accrescere i rischi di diabete e ipertensione arteriosa, di complicazioni renali e neurologiche. Quando a usarli è una donna incinta o che sta allattando, infine, espongono bambini e nascituri al pericolo di intossicazione”. Negli scorsi mesi, il dibattito sul ‘khessal’ si è intensificato, spingendo il consiglio nazionale per la regolamentazione del settore audiovisivo del Senegal a vietare le pubblicità dei prodotti depigmentanti.

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21 Gennaio 2020
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