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Ad aprile giura il presidente del Senegal: “Tuteli il diritto a emigrare e i sogni dei giovani”

Khadim Faye, responsabile progetti per l'ong Cospe, ricorda: "In passato era più facile sia partire che tornare. Servono anche progetti di sviluppo nel Paese"

Pubblicato:29-03-2024 18:19
Ultimo aggiornamento:29-03-2024 18:19

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ROMA – Il neoeletto presidente del Senegal, il 44enne Bassirou Diomaye Faye, presterà giuramento il prossimo 2 aprile e da quel momento sarà alla guida di un Paese che “dalla crisi pandemica del 2020 non si è mai ripreso”, causando “un impoverimento generale, da cui si può uscire anche emigrando”. Lo dichiara Khadim Faye, responsabile progetti per Cospe, ong italiana attiva in Senegal dagli anni ottanta.
L’analisi del responsabile: “Migrare è un diritto, perciò trovare nuovi accordi coi paesi europei e rivitalizzare l’economia sono elementi chiave su cui il prossimo governo deve lavorare”. Il Senegal è tra i paesi più avanzati dell’Africa occidentale. Tuttavia, la crisi economica innescata dalla pandemia di Covid si è sommata ad altri shock globali – tra cui gli effetti del conflitto tra Russia e Ucraina – con contraccolpi che perdurano: il Pil è crollato dal 6,5% del 2021 al 4,0% del 2022 e il costo della vita è aumentato, causando l’impoverimento delle famiglie e più disoccupazione tra i giovani, in un Paese in cui l’età media è 18 anni.

EMIGRARE, UN DIRITTO CHE VALE IL 10% DEL PIL

In questo quadro, le rimesse dei senegalesi all’estero rappresentano il 10% del Pil nazionale, così come riportano statistiche ufficiali. “Le famiglie che ricevono queste rimesse- evidenzia Faye- possono mandare i figli a scuola o all’università, curarsi in strutture di qualità, oppure mettere da parte i soldi per aprire un’attività”. Tante le possibilità che si aprono, ma emigrare non è affatto semplice: “Gli Stati europei richiedono il visto d’ingresso ma non solo è difficile ottenerlo, ma anche richiederlo, e le spese sono elevate”.

Al contrario, ricorda Faye, “quando le vie regolari verso l’Europa erano più aperte c’era chi, come i ragazzi di ‘Io Capitano'”, il film di Matteo Garrone uscito in sala lo scorso anno, “poteva inseguire i propri sogni o fare un’esperienza e, se andava male, tornare senza grandi pressioni. La migrazione circolare era un vantaggio per tutti e i trafficanti non esistevano. E si partiva in aereo”.


Gli ostacoli alle vie regolari inasprisce incertezza e povertà, che sono alla base delle proteste che hanno preceduto le presidenziali del 24 marzo, animate da associazioni e partiti di opposizione, tra cui lo storico Pastef. Sciolta in realtà lo scorso anno, questa formazione ha incassato la vittoria del suo candidato Diomaye, considerato una figura di rottura rispetto al governo del presidente uscente Macky Sall. Oltre ai cortei contro Sall, però, “sempre più giovani hanno scelto di emigrare” dice il rappresentante di Cospe, “non ci sono dati precisi, ma ogni mese vediamo partire piroghe verso le Canarie spagnole attraverso l’Atlantico, e morti. C’è anche chi opta per la via del deserto verso le coste del Mediterraneo, per andare in Italia tramite i trafficanti”.

PROGETTI PER I MIGRANTI DI RITORNO E PER INFORMARE SULLE MIGRAZIONI

Ecco perché Cospe mette in campo numerosi progetti volti a creare consapevolezza sui rischi delle migrazioni irregolari, oppure attività generatrici di reddito (in ambito agricolo, artigianale, informatico o per creare la propria startup) sia per favorire il reinserimento di migranti di ritorno che per dare a ragazzi e ragazze alternative alla partenza: “Non scoraggiamo la migrazione in sé” chiarisce il responsabile, “e non smettiamo di chiedere vie regolari per le persone, e politiche pubbliche che rivitalizzino l’economia. E invece, sempre più spesso vengono messe in campo solo campagne mediatiche, sia in Europa che in Africa, volte a generare discredito su chi sceglie di partire. Quanto ai trafficanti di esseri umani, dipingono come facile e allettante sia il viaggio che la vita nei paesi d’arrivo”.

Contro idee distorte, pregiudizi e stereotipi, Cospe ha lanciato INFORMA – INformazione, FOrmazione e Migrazioni in Africa Occidentale, un progetto che coinvolge Senegal, Niger, Gambia e Europa: “Lavoriamo con giornalisti e istituzioni locali per fornire un’informazione corretta”.

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