Essam: “Canto per denunciare un Egitto soffocante”

Dopo la fuga in Finlandia, la star di Youtube si schiera dalla parte di Zaki e compagni
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ROMA – “In Egitto la dittatura soffoca chiunque faccia attivismo politico, ma la rivoluzione non è morta. Ha piantato un seme, soprattutto nelle nuove generazioni e la lotta per porre fine alla corruzione, alle violazioni dei diritti e a questo regime controllato dai militari non si ferma”. Ramy Essam è un cantautore determinato a usare la musica per denunciare ciò che sta accadendo nel suo Egitto. Un Paese che ha dovuto lasciare tre anni fa per evitare il carcere. Essam ora vive in Finlandia, dove ha chiesto e ottenuto l’asilo politico.

GLI AMICI CATTURATI PER UN VIDEOCLIP

In un’intervista con l’agenzia Dire, ricorda la sua storia: “Era il 2018 e con l’amico e poeta Galal El-Behairy decidemmo di scrivere una canzone ironica in occasione delle elezioni presidenziali, per raccontare quanto ‘meravigliosi’ fossero stati i primi quattro anni di Abdel Fattah Al-Sisi al potere”. Un videoclip che fa però scattare la macchina della giustizia egiziana: sette persone finiscono in carcere per reati che vanno dalla collusione a gruppo terrorista, diffusione di fake news e uso di internet per destabilizzare l’ordine pubblico. “Oltre al mio amico Galal – continua Essam – è stato preso anche il social media manager Mustafa Gamal, che con quella canzone non aveva nulla a che fare. Avevamo solo collaborato tempo prima per un’altra questione di lavoro”.

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Ma il fatto “più terribile” di questa storia, secondo il musicista, “è stata la morte di Shady Habash”. Il fotografo e regista della clip video è morto a maggio nel carcere di massima sicurezza di Tora a 23 anni ancora da compiere. I compagni di cella hanno riferito di “dolori addominali acuti” a cui non sarebbero seguiti interventi dei medici. “Lo hanno lasciato morire”, denuncia Essam.

IN EUROPA È UNA STAR DI YOUTUBE

In Europa il cantautore si è ricostruito una vita: la carriera – con canzoni da oltre 7 milioni di visualizzazioni su Youtube – si intreccia all’attivismo politico. “La mia musica denuncia al mondo quello che accade in Egitto” dice Essam, che osserva: “L’arresto di ragazzi come Patrick Zaki o i dirigenti della sua ong, l’Egyptian Initiative for Personal Rights, è ormai una pratica all’ordine del giorno. Dal 2013 gli arresti si sono moltiplicati, negli ultimi due anni la situazione è persino peggiorata. La gente viene rapita dalla polizia, che non comunica per giorni o mesi il luogo della detenzione e a volte arresta i familiari che chiedono notizie”.

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Un clima di angoscia e paura che segue anche i rifugiati all’estero. “Io, come molti egiziani in Europa, ho subito minacce da parte di connazionali sostenuti dal regime. Per esempio ho ricevuto messaggi minatori su Facebook oppure, prima della pandemia, è capitato che gruppi di ragazzi con il volto del presidente Al-Sisi stampato sulle t-shirt creassero disordini ai miei concerti”. “Ma io non mi fermo”, promette Essam. Che per il suo impegno sin dalla Rivoluzione del 2011 ha vinto in Italia, la prima edizione del Premio GrupYorum, inserito nello speciale ‘Premio Tenco 2020’ che andrà in onda su Rai3. Il riconoscimento, assegnato dal Club Tenco, è stato istituito in omaggio “all’omonima band turca impegnata politicamente e perseguitata dal regime di Erdogan”. Alla consegna delle targhe e dei premi, informano ancora gli organizzatori del Premio, sarà dedicato uno speciale su Rai3 che sarà trasmesso nei prossimi mesi.

SINGOLO E ALBUM IN USCITA

“Quando la pandemia sarà finita riprenderò i tour in giro per il mondo” assicura Essam, che annuncia: “Il 26 novembre uscirà il singolo ‘The flannel shirt’, che darà il titolo anche al prossimo album”. Il testo è tratto da una delle poesie composte dall’amico Galal El-Behairy: “Così – spiega il musicista – ricordiamo i mille giorni che ha trascorso dietro le sbarre”.

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20 Novembre 2020
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