Israele blocca i visti, funzionari Onu via dalla Palestina

Gli uffici dell'Alto commissariato nel Paese restano comunque aperti, anche se nove funzionari su dodici sono dovuti tornare a casa
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di Brando Ricci

ROMA – Diversi funzionari dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) che operavano nei territori palestinesi sono stati costretti a tornare a casa a fronte del mancato rinnovo dei loro visti da parte del governo di Israele.

Secondo il responsabile dell’organismo dell’Onu nel Paese, Rupert Colville, Israele ha respinto tutte le domande di rinnovo dei documenti a partire dallo scorso luglio.

A partire da agosto, ha denunciato Colville, nove dei dodici funzionari stranieri di Ohchr in Israele e nei territori Palestinesi hanno dovuto abbandonare la regione. I documenti degli altri tre funzionari saranno ancora validi per alcuni mesi.
Gli uffici dell’Alto commissariato nel Paese restano comunque aperti e contano al momento 26 operatori tra israeliani e palestinesi, si legge sul quotidiano locale The Jerusalem Post.

Il governo israeliano aveva deciso di interrompere i rapporti con l’Ohchr lo scorso febbraio, dopo che questo aveva pubblicato una lista di 112 aziende attive nei territori della Cisgiordania e delle Alture del Golan. Territori, questi, che secondo l’Onu sono occupati da Israele illegalmente.

Secondo il governo di Tel Aviv dell’epoca, che era guidato come oggi dal primo ministro Benjamin Netanyahu ma sostenuto da diverse parti politiche, il documento poteva essere utilizzato come base per boicottare le aziende israeliane nell’ambito della campagna internazionale ‘Bds’. Il Boycott, divestment and sanctions movement è infatti ritenuta illegale da Tel Aviv.

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