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Tg Sanità, edizione del 18 gennaio 2021

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COVID. NUOVO DPCM: ITALIA ‘ARANCIONE’ E BLOCCO TRA REGIONI FINO A 15 FEBBRAIO

Quasi tutta Italia in zona ‘arancione’ e blocco degli spostamenti tra tutte le regioni fino al 15 febbraio, asporto di cibo e bevande dai bar soltanto fino alle 18, musei aperti dal lunedì al venerdì ma solo in fascia gialla. Il governo conferma la stretta nel nuovo dpcm approvato per fermare i contagi da Covid-19 e fissa il calendario dei divieti, ribadendo il coprifuoco dalle 22 alle 5. Diventano zona rossa Lombardia, Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano, nove regioni passano in area arancione: Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria e Valle D’Aosta. Diventano più severi i criteri che porteranno automaticamente le regioni in zona arancione e rossa e si istituisce una nuova zona ‘bianca’ per chi non supererà un tasso di incidenza di 50 positivi ogni 100.000 abitanti. Sulla riapertura delle scuole superiori, il Dpcm prevede (tranne in zona rossa) la presenza dal 50 al 75%, ma ogni regione continuerà a poter adottare ordinanze più restrittive. Visite ad amici e familiari sono consentite una volta al giorno, in due persone con minori di 14 anni. Gli impianti da sci rimangono chiusi fino al 15 febbraio, palestre, piscine e cinema fino al 5 marzo.

COVID. BRUSAFERRO (ISS): CIRCOLAZIONE VIRUS RESTA ALTA, NECESSARIO RIGORE

“Ci troviamo in una fase delicata in cui la circolazione è alta: è stata contenuta, ma richiede il mantenimento di rigorose misure di mitigazione per evitare che in Regioni con Rt sopra 1 e rischio alto l’incremento dell’incidenza possa aumentare”. A spiegarlo Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di Sanità, nel suo intervento alla conferenza stampa sull’analisi dei dati del monitoraggio regionale Covid-19. “Abbiamo raccolto i frutti rispetto alle misure adottate- ha proseguito Brusaferro- ma vanno mantenute e modulate a livello nazionale e regionale per fare in modo che la curva si appiattisca per poi decrescere in una stagione a rischio per l’influenza”. A contrarre l’infezione, ha fatto sapere ancora il presidente dell’Iss, sono “soprattutto” i giovani e questo è un elemento da guardare “con grande attenzione”; è invece in decrescita la curva della mortalità, mentre rispetto all’occupazione dei posti letto e delle terapie intensive la curva “si è un po’ fermata”, ha concluso.

COVID. SPERANZA: VIRUS IN ESPANSIONE, STATO EMERGENZA FINO A 30 APRILE

“L’epidemia è nuovamente in una fase espansiva. Quando tutti i parametri peggiorano contemporaneamente abbiamo l’obbligo di prendere nuove misure e il governo ritiene inevitabile prorogare al 30 aprile stato di emergenza”. Lo ha annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, riferendo in Parlamento sulle nuove misure per fronteggiare l’emergenza da Covid-19. “A livello nazionale il tasso di occupazione delle terapie intensive torna ad attestarsi sopra la soglia critica del 30%- ha proseguito Speranza- e c’è un drammatico mutamento dell’indice di rischio attribuito alle Regioni”. Il ministro ha quindi lanciato un messaggio di unità: “Nei prossimi mesi sarà tutto terribilmente complicato, teniamo fuori dalla battaglia politica la salute degli italiani. Sarebbe un errore imperdonabile- ha concluso- rallentare a pochi metri dal traguardo, nell’ultimo miglio”.

COVID. ARCURI: CON DOSI PFIZER E MODERNA VACCINI A 30MLN ITALIANI, NON BASTANO

“Al momento possiamo contare su 60 milioni di dosi nel 2021 grazie ai vaccini di Pfizer e Moderna, con cui potranno essere vaccinati fino a 30 milioni di italiani quest’anno, di cui 6 milioni nel primo trimestre”. Lo ha detto il commissario straordinario all’emergenza, Domenico Arcuri, nella conferenza stampa convocata la settimana scorsa per fare il punto sulle attività di contenimento e contrasto all’epidemia. “Ma non è sufficiente vaccinare 30 milioni di italiani- ha sottolineato Arcuri- e per questo aspettiamo con ansia che Ema valuti il vaccino di AstraZeneca: così avremmo altre 40 milioni di dosi nel 2021 e vaccineremmo fino a 50 milioni di italiani”. A breve, intanto, si inizierà con la seconda tornata di vaccinazioni che riguarderà le persone “che hanno più di 80 anni”, ha concluso Arcuri.

COVID. SIDEMAST: PELLE È ‘SPIA’ VIRUS ANCHE CON POCHI SINTOMI

“La pelle può essere spia di malattie e questo aspetto, purtroppo, è ancora poco considerato”. Così Ketty Peris, presidente della Società italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, commenta all’agenzia Dire lo studio internazionale coordinato dall’Università Statale di Milano che ha indagato le biopsie cutanee dell’autunno 2019 riscontrando il virus Sars-CoV-2 in una giovane paziente affetta solo da una dermatosi. “Sicuramente questo studio è molto importante- ha detto Peris- perché dimostra che la pelle può essere un ‘segno’ del Covid anche quando i sintomi sono pochi. È da tempo che raccogliamo dati e ci sono diversi lavori pubblicati da dermatologi che mostrano le manifestazioni cutanee in corso di Covid”. Finora, intanto, è emerso che circa nel 20% dei malati di Covid compaiono rash cutanei: “Sono simili a varicella, orticaria o vescicole, quindi molto affini a quelle che vediamo in corso di altre manifestazioni virali- ha spiegato Peris- Sono più frequenti al tronco, ma possono essere diffuse su tutto il corpo.
Ci sono poi lesioni rosse e violacee, in particolare sulle estremità delle dita di piedi e mani, simili ai geloni provocati dal freddo eccessivo, che si sono manifestate soprattutto in bambini e adolescenti, per lo più del tutto asintomatici”.

COVID. CRLAB: CAUSA STRESS DA EPIDEMIA IN AUMENTO ALOPECIE

Tra i problemi collaterali legati al Covid-19 anche quello indiretto che riguarda la perdita dei capelli: il 30% di chi ha contratto il virus, a distanza di circa tre mesi, soffre infatti di alopecia. A farlo sapere l’amministratore delegato di Cesare Ragazzi Laboratories, Stefano Ospitali, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire. “Discorso diverso- ha chiarito però Ospitali- riguarda quelle persone che, pur non essendo colpite dal virus, a causa dell’impatto psicologico legato alla pandemia hanno manifestato problemi di alopecia a chiazze oppure di alopecia androgenetica“. Più in generale, i problemi di capelli riguardano indistintamente uomini e donne e toccherebbero persino più di una persona in ogni famiglia italiana. “Il 18% delle donne in età adolescenziale presenta diradamenti ai capelli- ha detto Ospitali- percentuale che arriva intorno al 30% prima della menopausa e che, dopo questo periodo, colpisce circa una donna su due. Quanto agli uomini, il 70% di loro convive con l’alopecia androgenetica, il che non vuol dire che il 70% ha perso i capelli ma che ha problemi di capelli- ha concluso- come un semplice assottigliamento”.

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