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VIDEO | Donne, Laura Massaro: “Ogni mattina possono portarmi via mio figlio”

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Speciale 'mamme coraggio'
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ROMA – Laura e’ una mamma e suo figlio ha 9 anni. E’ affetto da una malattia autoimmune, prende farmaci ogni giorno. Laura e’ una mamma che vive “in attesa, perché qualsiasi momento potrebbe essere quello giusto per portare via il bambino. Ho fatto tutto quello che mi è stato richiesto, anche ritirare denunce per abbassare quello che loro chiamano conflitto piuttosto che violenza. E sono stata lasciata sola, scoperta, nonostante sia seguita da un centro antiviolenza e sia stato depositato tutto in tribunale”. Per questo ogni lunedi’ Laura e’ in presidio sotto al Tribunale dei Minori di Roma: “Per portare attenzione sulla vicenda giudiziaria che riguarda mio figlio”. Quella di Laura e’ la storia di una donna che ha lasciato un compagno, il padre di suo figlio, e che e’ stata accusata di Pas (sindrome di alienazione genitoriale): “Un costrutto ascientifico utilizzato nei tribunali ben prima del ddl Pillon. Il rifiuto e la paura di mio figlio di rapportarsi con il padre- ha spiegato Laura, intervistata dall’agenzia Dire- anche negli incontri protetti stabiliti dalla Corte d’appello che gli stessi servizi sociali nel tempo hanno deciso di diminuire, sono stati attribuiti a un presunto lavaggio del cervello che farei su mio figlio contro il padre. Un abuso che e’ stato paragonato a qualsiasi altro abuso fisico o sessuale”.

LA STORIA DI LAURA MASSARO

Ma facciamo un passo indietro, a quando la vicenda dell’affidamento del bambino finisce al Tribunale dei Minori. “A seguito di una causa di separazione e di affidamento nel 2015 è stato presentato un ricorso per la decadenza della potestà genitoriale nei miei confronti da parte del padre e da allora- ha spiegato Laura- siamo in carico al Tribunale dei Minori. Mio figlio dal 2014, già dal primo grado, è affidato dal Tribunale civile di Roma ai servizi sociali che monitorano la situazione e che l’hanno ritenuta di alta conflittualità, senza alcuna considerazione della violenza pregressa nei miei confronti. In questi anni i servizi sociali non hanno comunque rilevato alcuna carenza su di me, ma incredibilmente – e’ questo il passaggio decisivo nella storia – nell’aprile 2018 la giudice che seguiva il caso dispose una Ctu (consulenza tecnica d’ufficio)“. 

Nonostante i servizi sociali non avessero riscontrato alcuna carenza su questa mamma “la psicologa incaricata dal tribunale di fare queste valutazioni mi ha accusata di alienazione genitoriale” e sara’ questo “a ribaltare completamente la situazione. Il mio presidio nasce nel novembre 2018 proprio a seguito di questa relazione- ha ricordato Laura- E’ una protesta pubblica perché durante le operazioni peritali c’e’ stato un totale squilibrio a mio danno, tanto che con i miei legali abbiamo chiesto una ricusazione in sede civile di questa psicologa e abbiamo anche presentato una querela alla Procura della Repubblica, per cui c’è un procedimento pendente“.

Cosa e’ stato fatto durante la Ctu? “Durante queste indagini siamo stati ascoltati tutti, anche i nonni, ed e’ stato interrogato anche mio figlio, sottoposto a svariati test. Non sono state prese in considerazione nemmeno le sue insegnanti di scuola. Tutto si è basato sulla ricerca della presenza di alienazione genitoriale, in contrasto con i servizi sociali precedenti che avevano riconosciuto mio figlio come un bimbo normale”. Perché a questo figlio che oggi ha 9 anni non e’ stato risparmiato nulla. “Il bimbo- ha spiegato sua madre- e’ stato ascoltato in audizione protetta dal giudice e ha espresso i suoi desideri, e’ stato rassicurato che non sarebbe stato portato via dalla mamma, ha spiegato anche la paura del padre, manifestata del resto da anni, e invece di indagare anche i comportamenti del padre tutto si è concentrato su di me e su mio figlio. Queste- ha ricordato Laura con un nodo in gola- le risultanze della relazione della psicologa: allontanamento da me e da casa, prelevamento con la forza pubblica, alla presenza di un’ambulanza, collocazione in una casa famiglia per essere resettato e scollegato dalla vita precedente – da un minimo di tre fino a un massimo di sei mesi – e in conclusione affidamento al padre in via esclusiva”.

Secondo questa Ctu Laura deve uscire fuori dalla vita di suo figlio. “Io decadevo dalla potestà e non avrei dovuto avere contatti ne’ diretti ne’ telefonici con mio figlio- ha spiegato Laura- A nulla è valso mostrare le cartelle cliniche della malattia autoimmune di mio figlio, ancora oggi un bimbo iperteso, che si sottopone a day hospital annuali. Gli abusi che secondo la Ctu io compio su mio figlio sono più gravi di tutto questo“. Un epilogo in netto contrasto con quanto stabilito dai servizi sociali in precedenza: “Anzi i servizi sociali dicono che non deve essere allontanato, c’e’ un decreto della precedente giudice che dice che sarebbe un trauma, ma improvvisamente siamo arrivati a questa Ctu”.

UNA NUOVA GIUDICE E UNA STORIA SENZA FINE 

La storia di questa mamma non ha ancora una fine. “Il 6 marzo abbiamo avuto udienza con una nuova giudice perché l’altra, querelata, si è astenuta dal procedimento e in udienza collegiale ha inviato il fascicolo al pm minorile che il 2 maggio scorso ha espresso un nuovo parere negativo”. Il parere “suggerisce che sia io che il padre siamo sospesi e che il minore deve essere affidato a un tutore e di nuovo costretto a incontri protetti secondo disposizioni di questo tutore. E, se tutto questo non dovesse sortire gli esiti sperati, il bambino finirebbe in casa famiglia o affidato a parenti idonei”. Laura del suo caso ha parlato dal suo profilo Fb: una scelta “sofferta” che ha voluto spiegare. “La mia scelta di parlare sui social è stata dettata dallo shock di esser stata definita un genitore abusante, dalla paura che mio figlio mi sarebbe stato strappato. Molti non l’hanno capito, ma il senso è quello di porre attenzione su un problema che riguarda tantissime mamme. Siamo sole e qualsiasi cosa facciamo è sbagliata”.

Non ha dubbi Laura: “Se non avessi parlato della vicenda, mio figlio sarebbe stato in casa famiglia già da dicembre scorso. Temo per lui”. Laura, “nominata responsabile per la città di Roma del Movimento per l’infanzia contro il costrutto ascientifico di alienazione parentale”, ha costruito una rete, e’ diventata una storia simbolo, perche’ tutto quello che sta accadendo “e’ la vendetta di un uomo maltrattante e laddove c’è un genitore vendicativo dovrebbe intervenire la giustizia”. Questa e’ la storia di Laura che ha dovuto spiegare a suo figlio, un bambino, “che una mamma non tutto puo’ e che qualcuno potrebbe una mattina venire a prenderlo”. Ma sara’ ancora lunedi’ e continuera’ il suo presidio sotto le porte del Tribunale. Non s’arrendera’, perche’ questa e’ la storia di una mamma.

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